La sfilata dei leader all'Assemblea Onu: chi ci sarà e chi no, di cosa si parlerà
di Elena Molinari, New York
Giovedì tocca a Netanyahu: in cima all’agenda c’è anche un’intesa sull’IA. Spiccano le assenze di Merz e Meloni, oltre a quelle dei capi di Stato e di governo di Cina, India e Sudafrica. La vera diplomazia andrà in scena a Washington, dove giovedì il numero uno americano incontrerà Xi

Si apre oggi in «un'era di profonda incertezza», come ha detto il segretario generale António Guterres, il dibattito generale dell'81esima Assemblea delle Nazioni Unite. Mentre i leader mondiali – con molte defezioni – si alterneranno sul palco del Palazzo di Vetro, però, la vera diplomazia si terrà lontano dai riflettori, nel corso degli incontri bilaterali a margine dei discorsi di New York e a Washington. È nella capitale americana infatti che Donald Trump incontrerà giovedì Xi Jinping, per un nuovo, attesissimo summit. È proprio il timore di tenere discorsi poco seguiti di fronte a una sala semivuota ad aver tenuto lontani molti protagonisti della scena internazionale: oltre a Xi, mancheranno il premier indiano Narendra Modi, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Al centro delle discussioni ci saranno anzitutto i conflitti aperti, dalla guerra in Ucraina, entrata nel quinto anno, a quella a Gaza, fino alle ostilità tra Stati Uniti e Iran, al settimo mese, che hanno fatto impennare i prezzi del petrolio e sconvolto i traffici negli Stretti di Hormuz e Bab al-Mandeb, e senza dimenticare il conflitto in Sudan. Ma pochi si aspettano vere svolte. Nonostante le dichiarazioni di unità che sicuramente accomuneranno molti interventi in Assemblea, infatti, il Consiglio di Sicurezza, il vero organo decisionale dell’Onu, è paralizzato dalle divisioni tra i suoi cinque membri permanenti: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito.
E le riforme sono improbabili in un contesto in cui l'Onu stessa fatica a restare in piedi dopo essere sopravvissuta a un collasso finanziario e ai tagli di Washington (che deve all’organismo ancora 1,3 miliardi di dollari). Non a caso il tema scelto quest’anno è "Ripristinare la fiducia", a partire dal quella in un’organizzazione che affronta interrogativi sulla propria stessa utilità e i continui attacchi del presidente statunitense.
Eppure Trump non ha rinunciato al suo turno di padrone di casa: questa mattina aprirà la sfilata dei leader davanti a un mondo scosso dai suoi dazi e dalla sua offensiva contro l’Iran e dopo aver gelato l’assemblea un anno fa con la certezza che «i suoi Paesi stanno andando all’inferno». Sempre in mattinata interverranno il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente francese Emmanuel Macron. Sullo sfondo c’è anche la successione dello stesso Guterres. Il Consiglio di Sicurezza non ha ancora trovato un'intesa fra i sette candidati rimasti, dopo il ritiro dell’ex presidente cilena Michelle Bachelet. In pole position la costaricana Rebeca Grynspan, anche perché per tradizione toccherebbe all’America Latina avere il prossimo segretario generale e molte delegazioni spingono per la prima donna al vertice. Fra gli interventi più attesi quello dell'iraniano Massud Pezeshkian, che si è presentato con una delegazione ridotta a causa dei visti negati a molti dei suoi, e di Volodomyr Zelensky, che implorerà il mondo di non dimenticare l'Ucraina. Proprio al presidente ucraino Trump, con il quale avrà un faccia a faccia, ha chiesto ieri di sospendere gli attacchi alle raffinerie russe, che a suo dire fanno salire i prezzi del diesel e alimentano la carenza globale.
Giovedì parleranno il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in piena campagna elettorale, a difesa del suo operato su Iran e Gaza, e (in video, per il secondo anno, dopo il rifiuto del visto americano) il palestinese Abu Mazen. Anche quest’anno l’Onu rilancerà la proposta dei due Stati (oggetto giovedì di una sessione promossa da Francia, Regno Unito, Canada e Arabia Saudita) ma più in sordina. Attesa anche la venezuelana Delcy Rodríguez, al debutto dopo la cattura di Nicolás Maduro. Per la prima volta nella sua storia, inoltre, l’Assemblea ha messo in cima all’agenda l'intelligenza artificiale, cercando un'intesa globale per porvi dei limiti. Guterres l’ha annoverata tra le «tre minacce esistenziali» del nostro tempo, insieme alla crisi climatica e all'aumento delle disuguaglianze.
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