I neonazisti tedeschi che amano la natura e odiano le persone: cos'è il fenomeno völkisch

In Germania l'ideologia etno-nazionalista si infiltra nelle campagne dell'Est. Ispirando anche diversi esponenti di punta dell'estrema destra tedesca
Google preferred source
September 22, 2026
Vista dall'alto su un lago circondato da alberi e da abitazioni
Krakow am See, paese del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, una delle aree di insediamento del movimento völkisch ©Niteshift / Wikimedia Commons
Indossano camicie di lino, pantaloni in pelle o gonne al polpaccio. Ai figli raccontano le fiabe dei fratelli Grimm e i miti della letteratura norrena. Lontani dai riflettori della grande città, si trasferiscono nelle brughiere dell’ex Germania Est e lì costruiscono le loro case. Danno nuova vita agli attrezzi, lavorano i terreni incolti, risanano fattorie in disuso. Amano la natura, ma odiano le persone. Nel suo saggio Naturliebe und Menschenhass (“Amore per la natura e odio per le persone”) la giornalista Andrea Röpke descrive il fenomeno völkisch, l’anima più nera – o meglio, più bruna – dell’estrema destra tedesca: una corrente neonazista camuffata da sensibilità ecologica, che dal 2013 ha trovato uno sbocco politico nell’AfD. Negli ultimi anni, decine di villaggi rurali sono stati colonizzati dagli adepti del movimento, che si ispira a un’ideologia etno-nazionalista nata in Germania tra il XIX e il XX secolo e poi assorbita dall’hitlerismo. Tra questi rientrano alcune località del Meclemburgo-Pomerania e della Sassonia-Anhalt, dove il partito di Alice Weidel ha ottenuto risultati elettorali storici che preoccupano il governo di Berlino. Una volta insediati nelle campagne tedesche, il primo approccio dei völkisch è il mimetismo. Si presentano come semplici ecologisti, dediti a uno stile di vita legato ai valori della terra. Sono alternativi, ma si integrano nel tessuto sociale e per questo vengono visti di buon occhio dalle amministrazioni locali. Recuperano gli antichi mestieri che nessuno vuole più fare e si inseriscono nelle associazioni, nelle società sportive, nei vigili del fuoco. Seguendo una strategia culturale per lungo tempo prerogativa della sinistra, creano una rete di iniziative dal basso e finiscono così per egemonizzare la vita dei villaggi. Fino a quando, a un certo punto, qualcuno non tradisce la vera natura che si cela dietro al proprio impegno sociale.
L’ideologia völkisch si basa sul mito sciovinista del Blut und Boden, “sangue e suolo”, ovvero su una definizione etnica e biologica del popolo tedesco. I genitori indottrinano i bambini all’odio razziale e antisemita, imponendo loro una rigida disciplina per evitare che la democrazia li “rammollisca”. L’addestramento inizia con le gelide notti invernali trascorse in stanze non riscaldate e prosegue con la frequentazione di campi paramilitari in cui i ragazzi imparano a usare le armi e si abituano a strisciare nel fango come se fossero in trincea. Oggi il fenomeno degli “econazisti” riguarda poche migliaia di persone che vivono in territori periferici, ma non per questo è da sottovalutare. Se è vero che solo una parte degli elettori dell’AfD aderisce alla corrente più radicale, è vero anche che molti degli esponenti di punta del partito non nascondono il proprio legame con l’ideologia völkisch: primo tra tutti Ulrich Siegmund, il governatore in pectore della Sassonia-Anhalt, che rifiuta ogni tentativo di “melonizzazione” e resta fedele al cuore più “bruno” del suo partito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire