Il monito del Papa ai trafficanti di esseri umani: «Fermatevi. Convertitevi»

di Giacomo Gambassi, inviato a Tenerife
L’appello di Leone XVI dall’isola di Tenerife, approdo dei migranti e ultima tappa del viaggio in Spagna. «Per ogni vita perduta, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, ne risponderete a Dio». La visita nel centro di permanenza temporanea dei migranti. «Imparate la lingua del luogo che vi accoglie e rispettate le sue leggi»
Google preferred source
June 12, 2026
Il monito del Papa ai trafficanti di esseri umani: «Fermatevi. Convertitevi»
Papa Leone XIV fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie / Ansa
«Convertitevi». Il grido che i predecessori di Leone XIV avevano ripetuto più volte viene rivolto dal primo Papa statunitense ai trafficanti di esseri umani. «Fermatevi» è l’altro imperativo che il Pontefice utilizza in piazza del Cristo de La Laguna, nella città di San Cristóbal, a Tenerife. Il “popolo” dei migranti, di chi li soccorre e di chi li accoglie riempie una delle più grandi piazze di tutte le isole Canarie dove il Pontefice conclude il suo viaggio apostolico in Spagna. Due giorni lungo la rotta atlantica, fra le più pericolose e letali del mondo, che fa declinare a Leone XIV i due verbi guardando «a coloro che approfittano della disperazione e a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare», spiega. A loro indirizza parole durissime: «Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina». E ancora: «Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione». Perché, avverte, «le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui» e «il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro».
Papa Leone fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie / Ansa
Papa Leone fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie / Ansa
La tappa finale dei suoi sette giorni in terra iberica è in mezzo all’oceano Atlantico, sull’isola di Tenerife. Anch’essa, come quella di Gran Canarie dove era stato ieri, approdo dei viaggi della speranza che partono dalle coste dell’Africa. Lo testimonia il centro di accoglienza temporanea “La radice”, uno dei più grandi della Spagna, dove il Papa entra non appena atterrato. Base militare trasformata in Cpt, è finito nel vortice delle polemiche per il sovraffollamento quando «nel 2024 aveva superati i 4mila ospiti», ricorda il vescovo Eloy Alberto Santiago Santiago. Adesso sono 700. Leone XIV supera cancelli blindati e reti di separazione. E si ferma nel piazzale principale, circondato dalle tende dove i migranti restano per tre mesi. «Cari fratelli e sorelle, tutti in qualche modo siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino», assicura il Papa parlando in francese in omaggio ai profughi originari delle regioni francofone dell’Africa. E tiene a far sapere: «L’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unità. Vedendo i vostri volti, penso ai vostri cuori, feriti da tante difficoltà ma anche consolati dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi».
Papa Leone fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie / VATICAN MEDIA
Papa Leone fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie / VATICAN MEDIA
Sarà a San Cristóbal de La Laguna che spiegherà le ragioni della sua presenza nell’arcipelago degli sbarchi: «Là dove il dolore umano è toccato con amore, Cristo ci conferma che è nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nel carcerato e nello straniero». E chiarisce: «Davanti al bisognoso la fede si fa concreta e l’amore per Cristo si trasforma in gesti». Le Canarie raccontano esperienze condivise di accoglienza. Ma serve andare oltre, è il richiamo di Leone XIV. Il passo successivo ed essenziale è l'integrazione. «L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia – afferma –. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro». Un processo che chiama in causa sia chi arriva, chiamato ad «imparare ad abitare una terra nuova», sia chi accoglie che «impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro». Il Papa lo definisce «un cammino reciproco» e lancia un doppio appello. «A voi, cari fratelli migranti – dice–, spetta una parte nobile e necessaria: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni». Del resto, chi fugge da miseria e violenza ha la possibilità di scoprire che «la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri». Dall’altra parte, «ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva» ed è tenuta a comprendere che non si tratta di «cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria». Guai, quindi, se si creano «mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente»: l’effetto è la ghettizzazione. ’integrazione
Papa Leone fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie /  VATICAN MEDIA
Papa Leone fra i migranti del Centro di accoglienza temporanea nell'isola di Tenerife nell'arcipelago delle Canarie /  VATICAN MEDIA
Sulla collina de La Laguna, accanto a un crocifisso fatto con il legno delle carrette del mare, Leone XIV ascolta storie di disperazione e di riscatto. «Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare – ammonisce –. Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana. Tuttavia, esiste anche un naufragio silenzioso dopo l’arrivo: ritrovarsi soli in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia ed esposti a chi approfitta della vulnerabilità. Integrare significa impedire questo secondo naufragio». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire