Leone XIV rafforza la tutela dei minori: ecco il Nuovo statuto per la Pontificia commissione
Definiti con maggiore precisione compiti, struttura e modalità operative dell’organismo. Un aggiornamento pensato perché la lotta agli abusi «sia pienamente integrata nella vita e nelle strutture della Chiesa»

Ancora un passo avanti nell’impegno della Chiesa per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili. Ieri Leone XIV ha approvato, in via sperimentale per tre anni, il nuovo Statuto della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, creata da papa Francesco nel 2014 per far fronte alla complessa questione degli abusi in ambito ecclesiale. La nuova costituzione interna dell’organismo vaticano, istituito presso il Dicastero per la dottrina della fede, aggiorna quella precedente del 2015. L’atto, come spiegano dalla Commissione, si è reso necessario per adeguarla alle linee proposte della costituzione apostolica Praedicate Evangelium , entrata in vigore nel 2022, che aveva rivisto le strutture degli organismi della Curia romana. «L’aggiornamento – si legge in una nota diffusa ieri – fa parte del più ampio sforzo della Santa Sede per garantire che la tutela sia pienamente integrata nella vita e nelle strutture della Chiesa». Prevenzione e lotta alla «piaga» degli abusi che il Papa aveva definito, sempre in un incontro con la Commissione lo scorso marzo, «una dimensione costitutiva della missione della Chiesa» e «non un compito facoltativo». Solo pochi giorni fa, durante la tappa a Madrid del suo viaggio apostolico in Spagna, Prevost ha ricevuto in udienza privata sei sopravvissuti ad abusi, insieme agli operatori pastorali che si occupano del loro accompagnamento. Un tema, dunque, che sta molto a cuore al Papa di Chicago.
Con il Rescritto Ex Audientia Sanctissimi pubblicato ieri, a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, e datato 20 maggio 2026, si chiariscono ulteriormente il mandato, la struttura e il metodo di lavoro dell’istituzione, per una operatività più efficiente. «Gli statuti rappresentano un passo importante nell’approfondimento della nostra responsabilità condivisa di proteggere e prenderci cura dei più vulnerabili – sottolinea il presidente della Commissione, l’arcivescovo Thibault Verny –. Essi riflettono l’ascolto delle vittime e dei sopravvissuti, degli esperti nel campo della tutela e dell’esperienza delle Chiese locali, riaffermando che la salvaguardia rimane una priorità centrale». Come riporta il nuovo Statuto, la Commissione prima di tutto fornisce al Pontefice «consulenza» in materia di protezione di minori e propone le «più opportune iniziative» per la salvaguardia delle persone vulnerabili «dagli abusi sessuali e da altre forme di abuso ad essi connesse». Poi assiste i vescovi nello sviluppo delle linee guida per la tutela dei più fragili, promuove «sistemi stabili e accessibili per la presentazione delle segnalazioni di abusi» nelle Chiese locali, e la diffusione a livello regionale e nazionale «di centri nei quali le vittime siano trattate con dignità e rispetto». In queste strutture i sopravvissuti dovranno ricevere accoglienza e ascolto tramite specifici servizi, assistenza spirituale, psicologica e medica. Infine, la Commissione ha il compito di elaborare il Rapporto annuale sulle politiche di tutela nella Chiesa, da sottoporre al Papa. Il dossier, pubblicato per la prima volta nel 2024, «presenta in modo obiettivo e trasparente le iniziative poste in essere dai Dicasteri della Curia romana e dalle istanze ecclesiastiche locali», e i suoi obiettivi sono «fornire proposte di miglioramento e un resoconto affidabile» su politiche e iniziative. Per la redazione del Report, la Commissione recepisce i contributi degli altri Dicasteri e delle realtà ecclesiali «che rientrano nel perimetro di studio del Rapporto». Importante è anche il ruolo della Commissione all’interno della Curia, nel promuovere le competenze dei Dicasteri sulle questioni relative alla tutela e nel presentare raccomandazioni ai prefetti.
Da Statuto l’organismo, che collabora strettamente con il Dicastero per la dottrina della fede «nello scambio di informazioni e nello sviluppo di metodologie di salvaguardia», è composto da un massimo di 23 membri che restano in carica per cinque anni e sono scelti tra sacerdoti, consacrati e laici di varie nazionalità competenti nei diversi ambiti della tutela. Il presidente, nominato dal Papa, riferisce personalmente a quest’ultimo, ed è assistito da un Segretario e da un Consiglio esecutivo.
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