Il Papa: la preghiera? Né evasione né tecnica per il benessere ma dimensione fondamentale della nostra umanità

Alla ripresa delle udienze dopo la pausa estiva, Leone XIV ha dedicato la catechesi alla preghiera della Chiesa, alla luce della "Sacrosanctum Concilium". Ha invitato tutti a riscoprire la Liturgia delle Ore. E a trasmettere nuovamente la preghiera in famiglia
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August 5, 2026
Il Papa: la preghiera? Né evasione né tecnica per il benessere ma dimensione fondamentale della nostra umanità
Papa Leone XIV nella Basilica di San Pietro, all'udienza generale alla quale hanno partecipato oltre cinquemila pellegrini da tutto il mondo / Afp
La preghiera? «Qualcosa di inutile e di irrisorio», per la «mentalità efficientistica e consumistica» del nostro tempo. «Una forma di evasione», in un mondo nel quale «la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte». Intanto: «In diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale». La preghiera, invece, «in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità». Una verità che si offre nella preghiera della Chiesa. E che si fa incontro alla vita quotidiana di ciascuno, in ogni condizione e circostanza, nell’Eucaristia e nella Liturgia delle Ore che «sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo». E chi voglia imparare a pregare, è l’invito rivolto in particolare ai catecumeni, si affidi alla Liturgia delle Ore quale «cammino e scuola della preghiera cristiana».
Ecco il messaggio lanciato da Leone XIV riprendendo stamani nella Basilica di San Pietro – davanti a oltre cinquemila pellegrini giunti da tutto il mondo – il ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II. E attingendo alle parole di san Paolo VI, citato alla vigilia del 48° anniversario della morte, avvenuta il 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione del Signore. Si tratta della prima udienza generale dopo il tempo di riposo che il Pontefice ha trascorso a Castel Gandolfo dal 5 al 27 luglio scorsi. E il tema scelto, “La preghiera della Chiesa”, attinge alla Sacrosanctum Concilium, la costituzione conciliare sulla liturgia. La preghiera è da sempre al centro della vita della comunità cristiana e, come ogni sua altra attività, ispirata dallo Spirito Santo «abita la Chiesa» dal giorno di Pentecoste. E oggi? La preghiera, «nei contesti dominati dalla mentalità efficientistica e consumistica», può apparire «qualcosa di inutile o di irrisorio». O una forma di evasione, quando la scienza pretende di dare ogni risposta. O può addirittura essere ridotta e confusa a tecnica fra altre tecniche, «di natura psicologica e finalizzata al benessere personale».
La preghiera invece – e il Papa non ha mancato di rinnovare l'invito a pregare per la pace nel mondo – «in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità». La Sacrosanctum Concilium «ha preso sul serio tale esigenza. E ciò rallegrava profondamente il papa san Paolo VI, il quale, promulgando questo primo documento approvato dal Concilio Vaticano II, affermò: “Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale» (Discorso, Basilica di San Pietro, 4 dicembre 1963)». «Nella Costituzione, infatti, il termine “la preghiera” designa tutta la liturgia – sottolinea papa Prevost –. Questa prospettiva è decisiva, perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli».
La liturgia è presentata anzitutto quale luogo dell’incontro con Dio e dell’iniziativa di Dio che «si fa prossimo all’umanità nel suo Figlio, “il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo” (SC, 5), al quale possiamo rispondere “per Cristo, con Cristo e in Cristo, nell’unità dello Spirito Santo”, vale a dire grazie alla “preghiera che Cristo unito al suo Corpo eleva al Padre” (SC, 84)». Per questo «san Paolo VI desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio».
Affinché questo desiderio possa realizzarsi, la Liturgia delle Ore chiede di essere sempre più «accolta e vissuta» nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità cristiane. «A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana – riprende Leone XIV – . Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo». In questa preghiera, Cristo «unisce a sé tutta l’umanità e se l’associa nell’elevare questo divino canto di lode» (SC, 83); così, di giorno in giorno, «siamo associati sempre di più al mistero pasquale e conformati a Lui».
Dopo aver citato sant’Agostino, papa Prevost ha concluso così la sua catechesi: «Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana: al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore».
Un’ultima esortazione. «Fratelli e sorelle – ha detto infine il Papa salutando i pellegrini di lingua francese – vi invito ad approfittare di questo periodo estivo, e forse di vacanza per molti di voi, per coltivare la vostra vita interiore trascorrendo un po’ più di tempo con il Signore nella preghiera. Tutte le nostre attività appartengono a Lui, compresi il tempo libero e il riposo, e possono essere santificate dalla Sua presenza, che ci porta all’incontro fraterno con gli altri».

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