All'Angelus il Papa prega per Ceuta. «Si trovino soluzioni di giustizia»
di Agnese Palmucci, Roma
Al termine della preghiera mariana dal Palazzo apostolico vaticano, Leone XIV ha chiesto l'«intercessione di Nostra Signora d'Africa» per la pace e la stabilità nell'enclave spagnola.

Ha parlato in spagnolo Leone XIV, quando al termine della preghiera dell’Angelus di ieri, domenica 2 agosto, ha espresso la sua «preoccupazione» per «l’allarmante situazione a Ceuta», con la crisi migratoria iniziata a fine luglio. Poi ha pregato, per «intercessione di Nostra Signora d’Africa», patrona della città autonoma spagnola di Ceuta, affinché «si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia». Proprio nella Basilica dedicata a Nostra Signora d’Africa, ad Algeri, venerata anche dai fedeli musulmani, il Pontefice aveva lanciato un appello per la pace e il dialogo lo scorso aprile, durante la visita apostolica in Algeria. In questi giorni, infatti, i festeggiamenti nell’enclave per la festa religiosa sono stati sospesi per permettere la gestione della crisi.

«Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti -. ha aggiunto Prevost dalla finestra del Palazzo apostolico vaticano, dove è tornato dopo il periodo di riposo a Castel Gandolfo -. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati». Poi ha pregato il Signore di confortare chi soffre e di «benedire l’opera di chi porta aiuto e consolazione».

Ieri, davanti ai tanti fedeli riuniti in piazza San Pietro per la preghiera mariana, anche sotto il caldo cocente di inizio agosto, il Papa ha ricordato anche il “Perdono di Assisi”, che si celebra tra l’1 e il 2 agosto di ogni anno. San Francesco, ha aggiunto ricordando anche l’anniversario degli 800 anni dalla morte del “poverello di Assisi”, «ottenne questa Indulgenza da Papa Onorio III, nel 1216, ispirato, mentre era in preghiera alla Porziuncola, da una visione di Gesù e di Maria, circondati dagli angeli». Poi, prima di concludere, ha rivolto il suo saluto ai pellegrini provenienti da vari Paesi, e in particolare ai tanti gruppi di adolescenti e giovani, con i loro sacerdoti. Proprio in questi giorni, mentre si stanno celebrando in tutto il mondo festival della gioventù, o grandi incontri vocazionali, il Pontefice sta inviato ai ragazzi videomessaggi di incoraggiamento nella fede. Oggi ha voluto rivolgere il suo saluto ai giovani ecuadoriani per la VII Giornata Nazionale della Gioventù in Ecuador, mentre sabato a quelli peruviani, sempre per la Gmg nazionale.

Nel commentare il Vangelo presentato dalla liturgia di ieri (Mt 14,13-21), invece, il Papa ha ribadito quando «l’incontro col Signore» sia «un’esperienza nutriente». Infatti, ha aggiunto, «nel deserto, cioè nel luogo del nostro bisogno, Cristo è pane di vita», come accade nel brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il “deserto”, però, è anche quello «della guerra e dell’arroganza», e proprio qui, ha continuato Leone XIV, «guardiamo con quanta benevolenza il Signore “alzò gli occhi al cielo”, “recitò la benedizione”, “spezzò i pani e li diede” ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla».

Con la sua presenza «Cristo sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita» e «il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso». Mentre, ha sottolineato ancora, «l’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia». Prevost ha messo in guardia da questa «malattia dell’animo» che «fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete». E così, «davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace». Poi, ancora una volta, l’appello a vivere le vacanze estive come un momento di fraternità e vicinanza a chi è nel bisogno. «Mentre gustiamo la grazia dell’Eucaristia, impegniamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici», ha concluso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 




