«Perché noi dell'Ac non ci arrendiamo e diciamo che la pace è possibile»
di Lorenzo Rosoli, inviato a Bari
Il presidente dell'Azione Cattolica, Giuseppe Notarstefano, racconta il Convegno nazionale delle presidenze dell'associazione a Bari: «Il Mediterraneo sia culla del dialogo»

«In questo tempo sempre più abitato da tensioni profonde che spesso diventano violente polarizzazioni, e da un linguaggio d’odio che riflette il clima e la cultura della guerra, vogliamo essere una realtà di pace al servizio della Chiesa e della società nel segno del dialogo e dell’amicizia fra generazioni, culture, popoli. In questo tempo inquieto – citando Vittorio Bachelet, che fu nostro presidente nazionale dal 1964 al 1973 – vogliamo essere una forza di speranza. Che porta nella vita di tutti la cifra del Vangelo. E guarda al Mediterraneo come al luogo simbolo dell’incontro, della convivialità delle differenze, della profezia della fraternità che si fa storia». Così Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, presenta scenario, motivi e obiettivi dell’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali che ha preso il via ieri sera a Bari con 700 partecipanti sul tema “Orizzonti Mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo”, e che prosegue fino a domenica 2 agosto quando – alle 11 in Cattedrale – avrà il momento conclusivo nella Messa presieduta dal vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Ac.
Perché avete deciso di dare “Orizzonti Mediterranei” al cammino dell’Ac, additandoli anche alla Chiesa e alla società d’oggi?
«Perché il Mediterraneo non è solo un contesto concreto ma un luogo simbolico, uno sguardo, un modo di essere. La storia del Mediterraneo è fatta di tensioni, scontri, guerre. Ma è anzitutto storia di dialogo profondo e d’incontro fra culture, popoli, Chiese, fedi diverse, nel segno della “convivialità delle differenze”, come la chiamava il vescovo pugliese Tonino Bello. In questo tempo di tensioni e guerre, ma anche di solitudini e divisioni, l’incontro nazionale di Bari si offre alla Chiesa e alla società come esperienza di accoglienza e dialogo grazie alle voci – diverse per cultura, religione, provenienza, dall’Africa al Medio Oriente – che abbiamo chiamato a raccontarsi. Per proclamare insieme, ciascuno con la propria originalità, la profezia della fraternità».
Tutto questo come prende forma nei giorni dell’incontro nazionale?
«Ad esempio con la preghiera ecumenica presieduta dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, che si tiene oggi alle 18,30 nella Basilica di San Nicola. O con i “Dialoghi mediterranei” aperti alla città che si svolgono domani dalle 18 sui temi della pace, delle migrazioni, dei cambiamenti e della convivialità delle differenze, convocando voci diverse in quattro diversi luoghi di Bari, e che esprimono il nostro desiderio di stare dentro la “Galilea delle genti”, per usare un’immagine evangelica. Mentre ad aprire la giornata di oggi, dopo la Messa in Cattedrale presieduta dall’arcivescovo di Bari-Bitonto Giuseppe Satriano, sarà la tavola rotonda “Mediterraneo: sostantivo plurale” al Teatro Petruzzelli con relatori come il cardinale Fabio Baggio, pro-prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale».
Perché avete scelto Bari?
«Perché sta al cuore di questo Mediterraneo che è luogo simbolo dell’incontro, che è “frontiera di pace” – come ci ricorda l’incontro organizzato dalla Cei nel 2020 e che portò papa Francesco a Bari. Questa è città ponte fra Oriente e Occidente, fra Europa e Africa, è città dalla vocazione ecumenica, è la città di san Nicola. E noi per primi, come Ac, organizzando questo incontro, abbiamo sperimentato come a Bari – nello spirito di san Nicola – davvero nessuno è straniero. E dell’accoglienza ricevuta, e della preziosa collaborazione, vogliamo ringraziare l’arcidiocesi, l’amministrazione comunale, la Regione Puglia e le diverse realtà che hanno aiutato a dare vita all’incontro nazionale. Da qui, insieme, raccogliendo l’invito della Magnifica humanitas , vogliamo abitare la storia nel segno della “civiltà dell’amore”».
Leone XIV, nella sua prima enciclica, ricorda che tutti possiamo fare qualcosa per costruire la “civiltà dell’amore”, alternativa evangelica alla “cultura della potenza” oggi imperante. L’Ac come si sente chiamata a questa missione?
«Alla divisione, al conflitto e all’odio che abitano il mondo a ogni livello – talvolta dentro le nostre stesse famiglie, e persino dentro le comunità cristiane – vogliamo rispondere con la profezia dell’amore che si fa civiltà – che si fa “principio di organizzazione della vita economica, politica e culturale”, come scrive il Papa. L’Ac vive questo mandato in particolare con la sua vocazione educativa e facendosi scuola e casa di gratuità: un’alternativa radicale rispetto al dominio del paradigma tecnocratico, che riduce la persona e la relazione a risorsa produttiva, mentre la gratuità – nella quale si esprime la cifra del Vangelo – è mettersi a servizio, è partire dai piccoli e i fragili, è prendersi cura delle persone e delle relazioni, è via di rigenerazione del capitale sociale che dà vita e futuro alla democrazia. Un mandato che viviamo nell’alleanza con altre esperienze associative, dentro la Chiesa. E cercando di restituire voce – come facciamo anche a Bari – al tanto bene che anche oggi è all’opera ma resta nascosto, al regno di Dio che si fa storia – qui, ora – e ci chiama a essere messaggio di speranza per tutti».
Oggi il programma prevede anche lo svolgimento di gruppi di studio sinodali assieme ai vescovi italiani. L’obiettivo?
«In questo modo si rinnova l’incontro dei vescovi con le presidenze diocesane avvenuto tre anni fa a Castel Gandolfo. Sono una ventina i vescovi che hanno accolto l’invito a venire a Bari, e fra loro il cardinale Zuppi, che li rappresenta tutti come presidente. Sarà un’occasione di riflessione che si colloca nel cammino sinodale della Chiesa in Italia – che è cammino di conversione profonda delle persone, delle comunità, delle strutture, delle prassi pastorali – e che nello stile della “conversazione nello Spirito” chiama l’Ac a mettere a fuoco assieme ai vescovi il suo impegno e il suo contributo».
L’incontro di Bari si colloca nella prospettiva dell’assemblea nazionale del 2027, quando l’Ac celebrerà i suoi 160 anni di vita...
«All’assemblea, che sarà ad aprile, abbiamo invitato Leone XIV. Sarà un modo per rinnovare il legame generativo, profondo, che l’Ac ha da sempre con il Papa. E sarà un’occasione per tornare alle nostre radici ma dentro le sfide di questo tempo, che ci chiama in modo nuovo ad abitare e testimoniare – come l’Ac fa dalle origini – la pienezza dell’esperienza della vita cristiana, nella Chiesa e nella società, come laici battezzati che si prendono cura della vita di tutti e praticano la cittadinanza attiva. L’Ac è sempre stata forza di sintesi: le nuove generazioni ci chiedono di esserlo sempre più, nella scia di quella scelta sgorgata dal Concilio Vaticano II che, con Bachelet, chiamiamo “scelta religiosa”. Che è scelta di profondità, è essere credenti immersi nella storia per abitarla come forza generativa, capace di condividere le domande di senso e la ricerca di bene che accomuna tutte le persone».

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