Sgomberata la baraccopoli di San Ferdinando. Tante luci, qualche ombra
Dopo sedici anni di interventi e soluzioni provvisorie, circa 120 braccianti hanno finalmente un tetto vero. Restano i ritardi accumulati, i fondi perduti e l'incognita dell'accoglienza per i prossimi stagionali.

Belle e brutte notizie per i lavoratori immigrati della Piana di Gioia Tauro. Lo smantellamento della disumana tendopoli/baraccopoli di San Ferdinando e il trasferimento degli immigrati in alcune palazzine di Rosarno, è accompagnato da luci e ombre. È certamente luce l’eliminazione del ghetto dove erano costretti a vivere centinaia di braccianti, che portano sulle nostre tavole i dolci agrumi calabresi. È certamente luce che circa 120 di loro abbiano finalmente una casa vera, non più di plastica e cartone. È luce, ed è giusto riconoscerlo, che il trasferimento sia stato gestito dalla Prefettura di Reggio Calabria in modo corretto, evitando tensioni e incomprensioni, grazie anche al prezioso e insostituibile contributo della Caritas della Diocesi di Oppido-Palmi e di tanti volontari. Certo un po’ più di trasparenza non avrebbe guastato. Le notizie non fanno mai male, aiutano a capire e a operare nel modo migliore. Ma è andata comunque bene, anche grazie alla collaborazione degli immigrati. Li abbiamo sentiti ringraziare, senza protestare per alcuni problemi sorti come la mancanza di acqua o di elettricità per alcune ore. Ci sono abituati, ma ora hanno un tetto vero. Davvero una gran bella luce. Ma non dobbiamo nascondere le non poche ombre, che vengono da lontano, eredità profondamente negative. Ma anche legate a scelte di oggi. In primo luogo dobbiamo ricordare che quello di questi giorni è il quinto sgombero dei braccianti da un ghetto in 16 anni. Da quando a Rosarno nel gennaio 2010 scattò la protesta, anche dura, contro lo sfruttamento e la violenza della ‘ndrangheta e degli imprenditori collusi.
L’Italia, a lungo “distratta”, scoprì che in migliaia vivevano ammassati in fabbriche abbandonate. Dopo la rivolta si realizzarono un campo container a Rosarno e una tendopoli a San Ferdinando. Il campo container è stato smantellato il 17 aprile 2024 e i circa cento ospiti trasferiti nel “villaggio della solidarietà”, costruito su un bene confiscato alla cosca Bellocco nel 2013, mai utilizzato, e poi vandalizzato. La tendopoli di San Ferdinando, non gestita, si è trasformata in un enorme ghetto, attivando a ospitare fino a 3mila persone. Fino al 6 marzo 2019, quando parte degli immigrati erano stati trasferiti in una nuova tendopoli, a 200 metri di distanza, anche questo poi negli anni degradata a baraccopoli. Nel 2024 era stato poi sgomberato il ghetto di Contrada Russo nel comune di Taurianova e i circa 100 immigrati trasferiti nel “Villaggio della solidarietà”, 36 moduli abitativi a poca distanza sempre in un terreno confiscato. Ora con l’ultimo sgombero circa 120 braccianti hanno finalmente un tetto vero ma dobbiamo ricordare che le 6 palazzine, realizzate dalla Regione con 3 milioni di fondi europei, sono pronte dal 2019 ma mai utilizzate e successivamente anche queste vandalizzate.
Insomma, 16 anni a tamponare le falle di una “non gestione”, tra ritardi, inefficienze e sgomberi. Eppure il Pnrr aveva destinato ben 10 milioni per superare i ghetti nei territori di San Ferdinando, Rosarno e Taurianova. Ma non si è fatto nulla e i fondi sono andati persi, così come per gran parte dei ghetti di altre regioni, destinatari di ben 200 milioni. Ora si dovrebbero usare i 20 milioni del Decreto Caivano bis destinati al risanamento delle “periferie”. Si prevede a San Ferdinando una Fattoria sociale con 200 posti, ma sarà pronta solo tra un anno e mezzo. Così la Prefettura sta chiedendo agli imprenditori di predisporre loro dei luoghi di ospitalità. Lo faranno? Ombre del passato che continuano a condizionare il presente. Tra un paio di mesi cominceranno ad arrivare centinaia, e forse più, braccianti stagionali per la raccolta degli agrumi e delle olive. Dove alloggeranno? La tendopoli/baraccopoli, pur indegna, era per loro un punto di riferimento, per tanti una scusa per non fare niente. Una sorta di camera di compensazione tra domanda di alloggi e inesistente offerta. Ora lo sgombero, giusto e necessario, ha creato un vuoto. Alternative reali non ci sono. E la storia riavvolgerà il nastro.
Nel passato, ammassati in oltre 300, occuparono uno dei capannoni abbandonati dell’area industriale, altro fallimento calabrese. Non ne mancano anche oggi. Così come torneranno i “fantasmi” sparsi nelle campagne, in casolari diroccati e baracche, piccoli ghetti che solo i volontari conoscono. Sgomberare non basta. Non bastano scelte securitarie in nome di una sicurezza che crea invece emarginazione e insicurezza. Non basta distruggere baracche se poi non si costruiscono case e diritti. Perché sono proprio i diritti per i lavoratori a mancare a San Ferdinando e Rosarno, così come in tanti altri territori. Lo ha spiegato bene sulle nostre pagine il pm Paolo Storari titolare a Milano di importanti inchieste sul caporalato con un appello ad affrontare lo sfruttamento “il vero problema del Paese”. Ci vogliono scelte politiche che non si fermino agli sgomberi, ma che siano luci continue, altrimenti resteranno e cresceranno nuove ombre.
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