«Il prestito Safe potrebbe costarci fino al doppio di quanto riceveremmo»
Secondo l'Osservatorio Mil€x, attivare tutti i fondi potrebbe significare restituire tra i 27 e i 32 miliardi in quasi mezzo secolo

Il vero costo del prestito Safe potrebbe arrivare a circa il doppio rispetto ai 14,9 miliardi che l'Italia riceverebbe se decidesse di usarli. È quanto emerge da una nuova analisi dell’Osservatorio Mil€x, che monitora le spese militari. Nei giorni scorsi, il governo ha "prenotato" i fondi europei Safe a sostegno degli investimenti nel settore della Difesa. Dopo le polemiche scoppiate per le sue dichiarazioni, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha precisato che ne useremo «probabilmente meno» del totale e che la decisione finale spetta al Parlamento. L'Osservatorio chiarisce però che, seppur vantaggioso, se l'Italia chiedesse l'intera cifra il prestito potrebbe arrivare a costare tra i 27 e i 32 miliardi, a seconda di quanto tempo ci prenderemmo per restituirlo (con un massimo previsto di 45 anni).
Lo strumento finanziario europeo eroga prestiti agevolati agli Stati membri: rispetto a un prestito ottenuto con normali titoli di Stato, con il Safe i fondi ottenuti sarebbero meno cari per un totale di circa 3,3 miliardi. Tuttavia, i soli interessi potrebbero valere tra 12,5 e 16,7 miliardi, quasi un secondo prestito. Non esiste un tasso di interesse fisso e il costo del denaro incassato si determinerebbe a ogni erogazione, in funzione dei tassi di mercato di quel momento. Con lo spread compresso degli ultimi tempi, viene chiarito nell'analisi pubblicata oggi, il pur reale risparmio rispetto a un titolo di Stato italiano non risulta essere enorme mentre è proprio quel margine, non l’intero importo, la vera posta della “convenienza tecnica” invocata da Crosetto e Giorgetti. Inoltre, lo stesso prestito potrà costare 19 o 29,5 miliardi a seconda di durata e preammortamento: oltre dieci miliardi di differenza.
Quanto pagheranno i contribuenti italiani da qui fino a un periodo che potrebbe arrivare al 2075 dipende dunque non solo da quanto chiediamo, ma anche da come il governo intenderà restituirlo. «Ed è qui che scatta il paradosso politico – spiega il Mil€x –. La formula che il governo potrebbe essere più tentato di scegliere (la durata massima di restituzione di 45 anni con dieci anni di preammortamento) è quella che nell'immediato pesa meno sui conti, e offre quindi il miglior vantaggio di comunicazione a chi decide oggi. Ma è anche la più cara di tutte». Solo per bloccare il capitale con un preammortamento di un decennio spenderemmo circa 2,6 miliardi di interessi.
Insomma si spenderebbe meno oggi, ma molto di più domani, gravando sulle future generazioni. «Il risparmio apparente di questa legislatura si trasforma nel conto più salato per chi governerà (e per chi pagherà le tasse) nei decenni successivi», puntualizza l'Osservatorio, che sottolinea infine un altro svantaggio piuttosto rilevante di questo prestito da 14,9 miliardi rispetto ai soldi ottenuti con titolo di Stato: «Sono vincolati per legge all'acquisto di armi».
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