Violenza di genere e tumori al seno: in mostra storie di rinascita
Alla Fabbrica del Vapore di Milano, fino al 30 agosto, una mostra fotografica che unisce i due grandi killer delle donne, raccontati attraverso gli sguardi di chi li ha affrontati: l'abbiamo visitata insieme ad alcuni dei protagonisti nelle foto

Un uomo ha ucciso a martellate la moglie e la figlia di 16 anni mentre dormivano nei loro letti e ha poi tentato di uccidere anche il figlio 24enne che, seppur con ferite gravissime, è sopravvissuto. La “cronaca della strage di Samarate” del 2022 racconta questo. Ma chi sono le persone che restano dopo una tragedia? Come sono le loro vite e che cosa possono insegnarci? Alcune risposte a queste domande potremmo trovarle alla mostra fotografica itinerante “Women for Women against Violence”, ospitata alla Fabbrica del Vapore di Milano fino al 30 agosto, in occasione dei 10 anni dell’omonimo progetto che con varie iniziative ha portato in giro storie e volti come quelli ora immortalati negli scatti. La mostra è un’occasione di accendere i riflettori su due temi rilevanti che toccano le donne – la violenza di genere, appunto, ma anche il tumore al seno – ascoltando, direttamente la testimonianza di chi è sopravvissuto attraverso un QR code.

Tra le voci raccolte c’è quella di Nicolò Maja, il figlio oggi 27enne, protagonista suo malgrado della strage raccontata all’inizio. La mostra l’abbiamo visitata insieme a lui e ai suoi inseparabili nonni materni, Ines e Giulio, che da allora se ne sono presi cura. Il coma; un lungo periodo in cui poteva dire solo “sì” o “no” battendo un dito; un altro ancor più lungo sulla sedia a rotelle; la lenta riconquista delle parole e della deambulazione, in cui oggi riesce con l’aiuto di un bastone: è dopo tutto questo e nonostante i segni di fatica che si porta ancora dietro che Nicolò ci ha tenuto a testimoniare nella mostra e di persona che «c’è sempre un domani». Per lui – spiega – sapere che con la sua storia adesso può aiutare altre persone e dare speranza «è la soddisfazione più grande». Il dolore, che non avrebbe mai voluto o immaginato, alla fine «mi ha fatto scoprire tutta la mia forza, grazie alla quale ho realizzato anche il mio sogno di lavorare con gli elicotteri, alla Leonardo». Tra le foto esposte anche i due nonni, che quel giorno hanno perso una figlia e una nipote. «In Tv sentiamo parlare spesso dei drammi familiari senza riguardo per chi rimane. Per noi non esiste nessuna riduzione di pena», si rammarica nonna Ines, che spera in una narrazione più attenta, sull’esempio della mostra.
Oltre alla foto di Nicolò e i nonni, si trovano volti di donne che hanno affrontato la violenza o la malattia, affiancate da personalità famose che hanno scelto di sostenere il loro messaggio di rinascita. Tra le protagoniste di “Women for Women against Violence” c’è per esempio la salernitana Filomena Lamberti, vittima di violenze e sfregiata con l’acido solforico dall’ex marito; c’è Parvinder Aoulakh – detta Pinky – al quale il marito ha dato fuoco davanti ai suoi due figli; ma anche Ilaria Capponi, ex modella vittima di body shaming, e donne che hanno subito abusi sessuali.
Accanto a loro, storie come quella di Fanny Cristina Campion, colpita da un tumore al seno con metastasi. «È una malattia cronica, che non può guarire, ma può essere solo tenuta sotto controllo attraverso cure costanti», confessa ancora con gli occhi lucidi dopo aver ascoltato con noi il suo audio. «Quando ti dicono che hai un tumore pensi “adesso muoio”, ma poi devi cominciare ad alzare la testa e guardare più in là», è questa la forza che Fanny, con la propria testimonianza, spera di trasmettere alle donne nella stessa condizione, accendendo al contempo un faro su tutte le difficoltà. «Quando nel 2021 ho avuto la diagnosi ero avvocata e da libera professionista non godevo di alcuna agevolazione, quindi stando male ho cominciato a lavorare sempre meno e le difficoltà finanziarie si sono sommate a quelle sanitarie», specifica.
Il tema della “beffa” economica dopo il danno della violenza o del tumore è uno dei fili rossi che unisce le storie della mostra. «Io stessa quando ho avuto un tumore mi sono ritrovata con un buco economico per il lavoro perso, nonostante fossi titolare di una piccola impresa che vantava un proprio portafoglio clienti. La tossicità economica ti impedisce di riprenderti in mano la tua vita», ci racconta infine Donatella Gimigliano, presidente dell’Associazione Consorzio Umanitas Ets e ideatrice sia del progetto che del concept della mostra e delle foto, scattate da Tiziana Luxardo. «Si pensi, per esempio, a chi come Filomena è stata devastata con l’acido, ma non può accedere a trattamenti classificati come “estetici” per migliorare le sue cicatrici se non privatamente e pagando profumatamente», puntualizza ancora sul tema economico. Ma al di là della sofferenza e della denuncia necessaria, conclude, «in questa mostra ho voluto mettere insieme questi due grandi killer delle donne, tumore e violenza, cercando di concentrarmi su un racconto di vita, filtrando le criticità di chi è sopravvissuto a questi mali attraverso la loro forza e la capacità di superarli».
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