I genitori da cui è partito il ricorso contro l'ex-Ilva: «Non vogliamo più vivere nella città dei sacrifici umani»

Massimo Castellana, portavoce dell'associazione, pretende la chiusura dell'acciaieria: «Ogni anno muoiono decine di bambini e operai, è uno scandalo da fermare»
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July 29, 2026
immagine dell'acciaieria ex-Ilva in funzione / ANSA
Una immagine dell'acciaieria ex-Ilva in funzione / ANSA
Massimo Castellana, portavoce dell’associazione Genitori tarantini, lo ripete ogni giorno da anni: non è il quartiere Tamburi a essere attaccato all’ex-Ilva, «piuttosto è vero il contrario». «Il quartiere esisteva già cent’anni prima dell’arrivo dell’acciaieria» - chiosa -. Poi, la fabbrica lo ha avvelenato. Dal 2015 il suo gruppo lotta per chiedere giustizia per le vittime e lo stop delle attività dell’acciaieria. Due giorni fa, la Corte di Appello di Milano ha parzialmente accolto il loro ricorso e ha dato 90 giorni di tempo alle autorità per chiudere l’area a caldo della fabbrica.
Castellana, può dirsi contento della decisione dei giudici milanesi?
Solo in parte. La decisione purtroppo è arrivata anni dopo che sono venuti a mancare parenti, amici, bambini, adulti e operai. Moltissimi tarantini hanno subito questo omicidio, prima ammalandosi e poi soffrendo fino alla morte. Più della contentezza ora prevale il senso di giustizia. Ma non la posso considerare una vittoria.
Il lavoro dell’associazione “Genitori tarantini” è cominciato dieci anni fa. C'è un momento che ha dato il via alla sua la lotta all’ex-Ilva?
Ho una immagine in mente. Era metà gennaio del 2016 e all’acciaieria era stato appeso un cartello con la scritta “I bambini di Taranto vogliono vivere”. Sullo sfondo si vedevano le ciminiere dell’Ilva che inquinavano più dell’immaginabile. A Taranto vedevamo ogni giorno bambini morire per leucemie e altri cancri, erano tutti avvelenati. Quando abbiamo capito che si trattava di malattie causate dall’inquinamento industriale, ci ha animati un senso di giustizia per fermare le emissioni. Ma da allora purtroppo non sono mai arrivate agli italiani le notizie complete sullo stato di salute dei tarantini.
Qual è adesso, dunque, lo stato di salute dei cittadini di Tamburi? I problemi sono gli stessi di dieci anni fa?
Sì, nonostante la produzione dell’acciaieria sia ai minimi storici. Tutti gli inquinanti ormai hanno avvelenato le falde in profondità e intossicato l’aria. I risultati li osserviamo ogni giorno nei nostri ospedali. Nel piccolo reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, l’equipe del dottor Valerio Cecinati ha in cura oggi una sessantina tra bambini e adolescenti. Sono numeri insopportabili, alla luce del fatto che questo genere di malattie in età infantile, in altre condizioni, sarebbero rarissime. E non contiamo tutti i piccoli, avvelenati dall’Ilva, che oggi sono in cura in altri ospedali d’Italia.
Ieri l’Osservatorio nazionale amianto ha denunciato ad Avvenire che «conteremo i morti dell’ex-Ilva per i prossimi cinquant’anni». A due giorni dal provvedimento dei giudici, che intervento chiedete alla politica?
Non ho più la parola “chiedere” nel mio vocabolario. Ora uso solo “pretendere”. È arrivato il tempo che Taranto non sia più un territorio di sacrifici umani, come lo ha definito nel 2022 un rapporto del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni unite. È una vergogna che esistano città in cui si tollera che le persone siano trattate come oggetti “usa e getta”. Queste zone di sacrificio nascono dalla collusione tra governi e imprese, per questo pretendiamo che la comunità europea e lo Stato italiano investano tutte le forze necessarie affinché l’acciaieria possa chiudere e smettere di avvelenare la nostra città.
Gli occupati diretti dell’ex-Ilva, però, sono ormai circa 9.700. Cosa ne sarebbe di loro se l’ex-Ilva venisse smantellata?
Noi proponiamo che vengano formati e impiegati nella decontaminazione e nella bonifica dell’acciaieria. Vorremmo che anche loro tornassero a essere lavoratori e non più schiavi. Chi è vicino alla pensione potrebbe smettere di lavorare. Per gli altri potrebbe iniziare un nuovo impiego nello smantellamento dell’ex-Ilva. Nessuno la conosce meglio degli operai che per anni hanno rischiato la vita, e si sono ammalati, lavorandoci dentro.
Eppure, proprio in queste ore, le trattative per la cessione stanno andando avanti e il gruppo indiano Jindal Steel si è mostrato ancora interessato all’acquisto. A queste condizioni, che futuro vede per Taranto?
Vorrei che il futuro dell’acciaieria si fermasse tra 90 giorni con il suo spegnimento. È assolutamente incomprensibile l’idea di tenere in piedi una fabbrica che perde oltre un milione di euro al giorno. In media, secondo i dati Inail, ogni anno muoiono 35 persone per malattie professionali nell’ex-Ilva. È per questo scandalo che l’acciaieria dovrebbe chiudere subito. Taranto ha altre possibilità e altri mercati per smettere di soffrire, abbattere la disoccupazione e tornare a essere quella città europea che tutti vorrebbero vedere.
Massimo Castellana, portavoce dell'associazione "Genitori tarantini"
Massimo Castellana, portavoce dell'associazione "Genitori tarantini"

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