Da Yoda-Socrate a Luke Skywalker freudiano: i filosofi di Star Wars
Una suggestiva rilettura della saga e dei personaggi creati da Lukas alla luce dei grandi del pensiero filosofico, tra forza, libertà e dubbio

Che cosa accade quando una delle saghe più popolari della cultura contemporanea incontra la filosofia? Il risultato è Star Wars e la filosofia a cura di Matteo Saudino, Lucilla G. Moliterno e Stefano Tancredi (Tea, pagine 208, euro 12,00), un volume che mette in dialogo il mondo creato da George Lucas con alcune delle principali tradizioni del pensiero occidentale, perché i grandi racconti collettivi continuano a custodire domande filosofiche. L’intenzione degli autori è quella di aprire «un dialogo tra la saga cinematografica più famosa e iconica del mondo» e quella disciplina che «si interroga razionalmente sul senso della vita». La filosofia viene presentata come uno strumento capace di illuminare il presente attraverso linguaggi diversi. In questa prospettiva Star Wars diventa «un caleidoscopio attraverso il quale osservare lucidamente le infinite sfumature della realtà». La struttura del volume è lineare ed efficace. Ogni capitolo mette in relazione un personaggio della saga con un filosofo o una tradizione di pensiero, costruendo un percorso che attraversa etica, politica, psicoanalisi, filosofia antica e riflessione contemporanea.
Yoda, il maestro Jedi, viene accostato a Socrate per la sua funzione educativa. Il capitolo richiama tradizioni che vanno «dall’Oriente di Confucio, Lao Tze e Zarathustra fino all’antica Grecia», unite dalla convinzione che ogni autentico sapere inizi dalla conoscenza di sé. Le parole con cui Yoda si rivolge a Luke – «Pronto sei tu? Che sai tu di pronto? Per 800 anni ho istruito io Jedi» – trovano un efficace contrappunto nell’Apologia, dove Socrate invita ciascuno «a non curarsi delle proprie cose prima che di sé stesso, in modo da diventare migliore e più saggio possibile». Ecco poi Obi-Wan Kenobi a confronto con Kant. Il personaggio viene letto come figura del dovere e della responsabilità morale. Il capitolo si apre proprio con «Farò ciò che devo», accostato al celebre passo kantiano sul «cielo stellato sopra di me e la legge morale in me». L’universo dei Jedi sarebbe così attraversato da una forte tensione etica, fondata non sull’utilità immediata ma sulla fedeltà a principi riconosciuti come giusti.
Particolarmente interessante è il capitolo dedicato a Darth Vader. L’accostamento evita di ridurre la filosofia di Nietzsche a semplice «volontà di potenza». La celebre immagine nietzscheana dell’uomo come «una corda, annodata tra l’animale e l’oltreuomo» permette di leggere Vader come figura tragica prima ancora che malvagia. Efficace anche il dialogo tra Luke Skywalker e Freud. L’intera vicenda del giovane Jedi ruota attorno alla scoperta del padre, al conflitto generazionale e alla ricerca di una propria identità. Non a caso il suo percorso culmina nella dichiarazione: «No, mai. Non passerò mai al lato oscuro. Sono un Jedi, come mio padre prima di me». L’accostamento con il complesso di Edipo e con Totem e tabù illumina temi come la crescita, il desiderio e la costruzione della personalità.
Abbiamo poi il capitolo su Leia Organa. Attraverso il confronto con il femminismo contemporaneo, Leia emerge come figura politica a pieno titolo, autonoma e responsabile. Non è la principessa da salvare delle fiabe tradizionali, ma una donna capace di guidare, combattere e assumersi responsabilità collettive. Il suo personaggio consente di riflettere sul rapporto tra emancipazione, potere e giustizia.
Di grande attualità sono poi le pagine dedicate a Palpatine. Attraverso il dialogo con Platone, viene affrontato il tema della demagogia e della degenerazione delle istituzioni democratiche. La figura del cancelliere che si trasforma in imperatore permette di interrogarsi sui meccanismi attraverso cui il consenso può essere manipolato e la paura trasformata in strumento di governo e propaganda. La scena finisce così per interrogare anche il nostro presente, soprattutto nelle parole di Padmé Amidala: «È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi». Nella parte finale il libro si apre a questioni ancora più vicine alla nostra esperienza. I droidi C-3PO e R2-D2 diventano il punto di partenza per una riflessione sull’intelligenza artificiale, sulla coscienza e sull’identità personale. L’accostamento al «Penso, quindi sono» di Cartesio richiama interrogativi oggi al centro del dibattito tecnologico e che ritornano anche nella recente enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
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