Essere cittadini italiani prima di avere i documenti

Lo studio della Caritas mostra come gli studenti universitari o neolaureati che hanno almeno un genitore straniero partecipano alla vita politica, si impegnano nel volontariato o nelle associazioni
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July 29, 2026
Essere cittadini italiani prima di avere i documenti
Studenti stranieri all'Università Cattolica
Mentre l’Europa si prepara ad attuare il nuovo Patto su migrazione e asilo e nel dibattito pubblico circolano parole di esclusione come "remigrazione", lo studio Quando il protagonismo cresce ai margini. L’impegno sociale e politico dei giovani di origine immigrata invita a cambiare prospettiva. Promosso da Caritas Italiana e realizzato dal Centro Studi Medì con l’Università degli Studi di Milano, il lavoro sposta lo sguardo sulle persone che già vivono nelle nostre città, contribuendo quotidianamente alla vita collettiva. L’obiettivo dell’indagine era approfondire visioni, aspirazioni e pratiche di cittadinanza delle nuove generazioni con background migratorio. Campione e metodologia restituiscono una fotografia approfondita: sono stati coinvolti oltre 400 studenti universitari e neolaureati con almeno un genitore straniero – intercettati grazie a reti territoriali, associazioni e scuole – a cui si sono aggiunte quaranta interviste in profondità a ragazzi e ragazze attivi nel volontariato, nell’associazionismo e nella politica locale.
I dati emersi mettono subito in discussione diversi stereotipi radicati. Le donne rappresentano la maggioranza degli intervistati (55,8%), un numero che contrasta nettamente con l’immagine di una componente femminile passiva o confinata in modelli patriarcali. Inoltre, più della metà dei partecipanti è nata in Italia e oltre uno su dieci appartiene alla terza generazione. Questo radicamento pluridecennale dimostra che l’esperienza migratoria, oggi, non è più una vicenda strettamente personale, ma una storia familiare che attraversa le generazioni. Il cuore dello studio risiede nella distinzione tra cittadinanza formale (il riconoscimento giuridico dello Stato) e cittadinanza vissuta. Quest’ultima riguarda l’insieme delle pratiche con cui le persone partecipano alla vita della comunità, rivendicano diritti e assumono responsabilità per il bene comune. In quest’ottica la cittadinanza non è uno status statico, ma un processo che si costruisce attraverso veri e propri "atti di cittadinanza". Si tratta di azioni che possono essere apertamente politiche – come manifestazioni e mobilitazioni – o legate alla quotidianità, come il volontariato e la promozione culturale. Per i giovani con background migratorio, queste attività acquistano un forte valore politico, perché generano visibilità, riconoscimento e inclusione democratica.
Le storie raccolte ne sono la prova concreta. Noura Ghazoui, presidente del Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane, rappresenta migliaia di coetanei nel dialogo con le istituzioni. Deepika, di origine indiana, unisce l’impegno associativo al servizio civile presso il Comune di Bologna. Altri intervistati sono consiglieri comunali o animatori di reti territoriali. Tutti esercitano una cittadinanza nei fatti, indipendentemente dal possesso di un documento. Lo studio smentisce anche il luogo comune secondo cui l’esclusione produca solo rassegnazione e sfiducia. Le testimonianze rivelano il contrario. Lo dimostra la storia di Abhishek, giovane di origine indiana, fermato dalla polizia insieme al padre con l’ingiusta accusa di furto mentre stavano solo riparando lo specchietto della propria auto. Invece che apatia e disillusione, questa e altre ferite simili hanno alimentato una profonda consapevolezza civica. È forse questo il risultato più interessante della ricerca: il trauma della discriminazione può capovolgersi in motore di partecipazione, trasformando la difficoltà in una spinta a difendere i diritti di tutti e a creare opportunità per chi verrà dopo. In un momento storico dominato da logiche di controllo e contenimento, questa ricerca restituisce un’immagine capovolta delle nuove generazioni: non soggetti ai margini, ma cittadini presenti che dimostrano come l’appartenenza a una comunità nasca nella pratica quotidiana della partecipazione, molto prima del rilascio di un documento.

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