La santità tra i malati di tumore: Antonietta Guadalupi e il Vangelo del sorriso
Dalla sua Brindisi all’Istituto dei Tumori di Milano, una vita spesa per alleviare la sofferenza dei più fragili, coltivando la spiritualità della cura. Il ricordo nel venticinquesimo anniversario della morte

«O Signore, dammi un cuore grande, capace di amare e accogliere, usami come strumento della tua misericordia per alleviare le sofferenze altrui. Dammi il tuo Spirito di discernimento. Dammi un cuore umile, ma sapiente». Scrive così, il 2 febbraio 1986, nella festa della Presentazione del Signore, Antonia Cosima Guadalupi, soprannominata Antonietta, da quasi dieci anni consacrata a Dio nell’Istituto Maria Santissima Annunziata. E strumento della misericordia di Dio, Antonietta lo fu davvero in mezzo ai malati di tumore. Una testimonianza che ha portato all’apertura dell’iter per il riconoscimento della santità di Antonietta, che oggi è serva di Dio: l’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni ha seguito la parte iniziale della sua causa di beatificazione e canonizzazione dall’8 gennaio 2020 al 3 luglio 2022, per verificare la sua fama di santità e di donazione al mondo della sofferenza. Antonietta nasce a Brindisi il 22 novembre 1947, figlia di genitori di cui, nel testamento spirituale, apprezzerà la profonda sapienza: sua madre Maria l’affida a santa Rita da Cascia perché un eczema diffuso, che l’ha colpita da piccolissima, non risponde alle cure. Alla morte della madre, nonostante sia tredicenne, prende su di sé l’andamento della famiglia, composta, oltre dal padre, dal fratello Salvatore; a quest’ultimo si legherà particolarmente quando anche il padre morirà, nel 1969. Nella sua vita ha grande parte il rapporto con Dio, alimentato dalla frequentazione della sua parrocchia, dove s’impegna nel gruppo liturgico, e dell’Azione Cattolica. A diciott’anni, però, la sua vita cambia: partecipando a un corso di Esercizi Spirituali, conosce le consacrate dell’Istituto Maria Santissima Annunziata, dette Annunziatine. In quei giorni di preghiera e riflessione, capisce che il Signore l’ama profondamente e sente di dovergli dire il suo “sì”: inizia quindi il postulandato e professa i primi voti il 27 luglio 1971. La realtà in cui entra è un istituto di vita secolare aggregato alla Società San Paolo e fondato nel 1958 dal beato Giacomo Alberione. Antonietta si consulta spesso con don Gabriele Amorth, il futuro esorcista, delegato dal fondatore a seguire le Annunziatine: in particolare, gli racconta che vorrebbe diventare medico, ma il sacerdote è di parere opposto, esortandola a trovare un impiego che le consenta di essere economicamente indipendente. Così, meravigliando il fratello e gli amici, lei si trasferisce a Milano, iniziando il percorso per diventare infermiera professionale: nel 1976, lo stesso anno in cui pronuncia i voti perpetui, consegue il diploma, a cui aggiunge quello di assistente sanitaria visitatrice, grazie al quale, nel 1977, diventa la prima Assistente Sanitaria dell’Istituto dei Tumori di Milano. «Il personale sanitario che l’ha incontrata ha un buon ricordo di lei», commenta don Tullio Proserpio, dal 2003 cappellano dell’Istituto dei Tumori. «Svolgeva anche un tipo di incarico che di per sé non era strettamente legato al suo lavoro, ovvero aiutare soprattutto coloro che provenivano da fuori città o da fuori regione a trovare luoghi dove poter essere accolti». Chi arriva nel piccolo locale che funge da suo ufficio, viene inizialmente colpito da un’immagine formato poster di Gesù Misericordioso, poi dal sorriso che Antonietta gli offre. Cerca di far sentire a proprio agio chi si rivolge a lei e non lo lascia mai andare via senz’avergli almeno rivolto qualche esortazione, se non aiuti economici, forniti grazie alla Lega italiana per i tumori o, più spesso, di tasca propria. Appoggiata dal cappellano, crea sul terrazzo del nono piano dell’Istituto un “Terrazzo Terapeutico” per i malati. Infine lancia l’idea d’istituire un hospice, perché preoccupata del futuro di quelle persone destinate a essere spostate in altri ospedali o lasciate a sé stesse: a questo tema dedica la tesi con cui accompagna, nel 1995, il diploma universitario biennale in Health Services Management, conseguito all’Università Bocconi. Sulla base di quest’esperienza, don Proserpio commenta: «Venticinque anni fa non era ancora così strutturata la necessità di un’attenzione spirituale, intesa come cura globale nei confronti della persona, però di fatto lei l’aveva già vissuta». Anche Antonietta, però, si ammala: il 22 giugno 2001 viene ricoverata proprio all’Istituto dei Tumori. È operata all’intestino, ma ha un adenocarcinoma indifferenziato con metastasi diffuse, a cui si aggiunge una peritonite fulminante. Anche da paziente, dispensa sorrisi, non potendo più parlare. Muore il 30 luglio 2001: dopo il commiato dall’Istituto dei Tumori, viene sepolta nella sua Brindisi, dove tornava quasi ogni anno. Domani, nel venticinquesimo anniversario della morte, la Rettoria di San Benedetto a Brindisi ospiterà alle 17.15 il Rosario con meditazioni tratte dai suoi scritti, come succede il 30 di ogni mese, seguito, alle 18, dalla Messa.
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