Finite le vacanze del Papa a Castel Gandolfo. Il vescovo Viva: un tempo di riposo ma anche di preghiera per la pace
Il vescovo di Albano racconta le tre settimane trascorse dal Pontefice nelle Ville Pontificie: il contatto con i fedeli, la musica, i pellegrinaggi e gli incessanti richiami alla riconciliazione tra i popoli

Ieri papa Leone XIV ha fatto ritorno in Vaticano, dopo tre settimane di riposo e preghiera a Castel Gandolfo: un tempo prezioso per rigenerare lo spirito, circondato dall’entusiasmo e dalla vicinanza di tantissimi fedeli, che hanno riempito piazza della Libertà in occasione dell’Angelus domenicale. Già domani, però, il Pontefice tornerà in questi luoghi per partecipare a «Cantico di Pace», l'iniziativa organizzata a Borgo Laudato si' dal Centro di Alta Formazione Laudato si' e dall'Andrea Bocelli Foundation, che si terrà proprio nelle Ville Pontificie alle 19 (più esattamente nel piazzale del Padiglione del Riposo). Al centro dell'incontro una preghiera per la pace ispirata al Cantico delle Creature di san Francesco, accompagnata dalla voce di Andrea Bocelli e da un coro composto da 164 bambini e ragazzi provenienti da Israele, Cisgiordania, Uganda, Haiti e Italia, riuniti in questi giorni a Castel Gandolfo nel segno del dialogo, della fraternità e della riconciliazione tra i popoli. Un gesto che si pone in sintonia con quello che il Papa ha vissuto in queste settimane di vacanza, durante le quali Prevost ha continuato a invocare la pace e ha vissuto un momento di particolare nel segno della musica. Testimone di tutto questo è stato il vescovo di Albano, Vincenzo Viva.
Eccellenza, è terminato il periodo di riposo del Santo Padre a Castel Gandolfo, come lo descriverebbe?
I 55 ettari delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, con il loro meraviglioso intreccio di silenzio, natura, storia e archeologia, sono stati già durante questo primo anno di pontificato il luogo dove papa Leone XIV ha trovato l’ambiente favorevole per il suo riposo settimanale. Credo che il Santo Padre abbia vissuto queste settimane estive proprio nella dimensione che egli stesso ha desiderato e annunciato ai fedeli, quando, arrivato a Castel Gandolfo, si è affacciato dal balcone del Palazzo Apostolico per salutare i fedeli che lo aspettavano, dicendo che intendeva passare qui alcune settimane per trovare un po’ di riposo, per pregare, leggere e praticare un po’ di sport. Non sono mancate alcune occasioni di contatto con gruppi di fedeli, la popolazione locale e alcune uscite improvvise e significative al Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra e ai luoghi legati alla spiritualità benedettina, incontrando le comunità monastiche di Montecassino e Subiaco.
Qual è il rapporto tra il Papa e il territorio diocesano, Castel Gandolfo in particolare?
Già dall’anno scorso, appena si era diffusa la notizia che papa Leone avrebbe trascorso alcune settimane durante l’estate a Castel Gandolfo, la popolazione locale ha vissuto questa ritrovata presenza del Papa nelle Ville Pontificie come un fatto che ha riempito tutti di grande gioia, curiosità e soddisfazione. Si vede che il legame tra i pontefici e Castel Gandolfo, per la presenza delle Ville pontificie, è veramente sentito e si estende anche in altre città della nostra diocesi, dove ci sono tante tracce dei Papi che sono passati, mentre trascorrevano periodi di riposo ai Castelli Romani. L’anno scorso e anche quest’anno, ci sono state diverse occasioni, nelle quali i nostri fedeli hanno potuto avvicinare e incontrare il Santo Padre, non solo nel tempo estivo, ma anche durante l’anno. Quest’anno, penso in particolare a tanti ammalati e anziani che, grazie ai volontari della nostra Unitalsi e della delegazione dell’Ordine di Malta, sono stati portati alla preghiera dell’Angelus in queste domeniche di luglio, ricevendo il saluto e la benedizione del Santo Padre.
La diocesi di Albano ha offerto un concerto al Pontefice nel cortile del Palazzo Apostolico, il 18 luglio: che esperienza è stata?
Abbiamo pensato il concerto offerto al Santo Padre come un nostro modo di dirgli grazie, manifestare sentimenti di comunione e di affetto, condividendo un dono, quello della musica sinfonica, sapendo che il Santo Padre ama la musica. La rilettura per pianoforte e orchestra che il Premio Oscar Luis Bacalov ha tratto dalla «Norma» di Vincenzo Bellini, accompagnata dalla proiezione di suggestive immagini, e magistralmente eseguita dal Maestro Rossana Tomassi Golkar e dai «Musici di Parma» diretti da Pier Carlo Orizio, ci ha dato poi occasione di ricordare le tante donne e madri del nostro tempo che, nei diversi scenari di guerra nel mondo, continuano a custodire e difendere ciò che la guerra vorrebbe distruggere: la vita dei figli, i legami tra le persone, la possibilità stessa della pace, la speranza di un domani riconciliato. Nell’opera di Bellini, la protagonista Norma è, in fin dei conti, una donna e una madre che vive un profondo travaglio interiore e un progressivo cammino di purificazione che la porta a spezzare la catena della violenza e della vendetta, sacrificando se stessa per garantire un futuro ai suoi figli.
Anche da Castel Gandolfo sono risuonati più volte gli appelli del Pontefice alla pace.
Il tempo delle vacanze non ha fatto certamente dimenticare al Santo Padre le lacerazioni e i conflitti che ci sono nel mondo. Basta rileggere le parole che ha rivolto ogni domenica dopo la preghiera dell’Angelus a Castel Gandolfo. Anche le sue visite a Montecassino e Subiaco, sulle orme di san Benedetto, e la sua preghiera davanti all’affresco della Santissima Trinità al Santuario di Vallepietra, hanno avuto il profumo di un affidamento a Dio e un andare a quella sorgente che ha il potere di donare la vera pace e incoraggiare l’impegno al dialogo, al disarmo delle parole e dei gesti e alla convivenza armoniosa delle diversità.
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