I giudici, la deradicalizzazione fallita: di cosa discute la Germania dopo l'attentato a Berlino

Il cancelliere Merz: «Il killer era sorvegliato, com'è stato possibile?». Sono in molti a chiedere un inasprimento delle leggi per chi costituisce un rischio
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July 27, 2026
I giudici, la deradicalizzazione fallita: di cosa discute la Germania dopo l'attentato a Berlino
/ REUTERS
Dopo lo choc per l’attentato di Berlino di sabato sera, in Germania è l’ora delle polemiche. Com’è possibile che un personaggio già segnalato come pericoloso e condannato abbia potuto agire indisturbato? Il suo attentato, lo ricordiamo, è costato la vita a una donna di 65 anni, ieri le autorità hanno rivelato che si tratta di una cittadina polacca recatasi a Berlino per partecipare al Pride berlinese insieme alla figlia. I feriti, in tutto 29 di cui alcuni gravi, sono fortunatamente tutti fuori pericolo. Liberato intanto un secondo uomo, un iraniano, inizialmente arrestato con il sospetto di essere coinvolto.
Da registrare la netta condanna da parte delle due principali sigle islamiche in Germania. «Quando le persone diventano obiettivo di violenza per la loro identità o il loro modo di vivere – ha dichiarato il Consiglio centrale dei musulmani tedeschi – vengono colpiti i valori fondanti della nostra convivenza». «Chi aggredisce esseri umani, li assassina o li terrorizza – ha dichiarato l’associazione dei musulmani turchi “Milli Görüs” – non agisce in nome dell’islam». 
Solo per miracolo l’azione terroristica del ventunenne tedesco di origini libanesi Abdul Ballout, ucciso poi dalla polizia domenica sera, non ha avuto un bilancio ancora più drammatico. Il ragazzo nel 2025 aveva cercato di unirsi allo Stato islamico, prima in Mauritania, poi in Siria, per poi essere espulso dal Libano (in quanto cittadino tedesco, ironicamente). Arrestato al rientro a Berlino, è stato condannato per preparazione di atto terroristico ma, in attuazione del diritto minorile (che in Germania si applica di fatto fino ai 21 anni), con una pena detentiva di soli 22 mesi e poi rilasciato con la condizionale, con l’obbligo di sottoporsi a un percorso di deradicalizzazione. «È stato vittima di un lavaggio del cervello» lamenta il padre del ragazzo, intervistato da Der Spiegel, raccontando di avergli vietato di farsi crescere la barba. «Noi siamo sciiti – ha sottolineato –, non sosteniamo lo Stato islamico». 
Dubbi ha espresso lo stesso cancelliere Friedrich Merz. «Non riesco a capire – ha dichiarato – come sia possibile che quest’uomo, che si trovava sotto continuo monitoraggio, abbia potuto avvicinarsi alla manifestazione indisturbato». Ora, ha aggiunto, «non possiamo fermarci alle semplici dichiarazioni. Risponderemo in modo assennato ma determinato». 
La magistratura è sotto attacco. La concessione della condizionale, ha tuonato il ministro dell’Interno bavarese Joachim Hermann, «è stata un’autentica catastrofe. I giudici adesso dovranno rendersi conto di quale responsabilità si siano assunti». Sono in tanti ora in Germania a chiedere inasprimenti. «Non può essere – ha dichiarato il ministro dell’Interno dell’Assia Roman Poseck – che persone che costituiscono una minaccia o terroristi godano della clemenza del diritto minorile». Per queste persone, ha dichiarato anche il ministro presidente della Baviera e capo della Csu Markus Söder, «il carcere deve essere la regola». 
Sotto accusa anche l’ingenuità delle autorità che hanno creduto che il percorso terapeutico di deradicalizzazione stesse funzionando. Il ragazzo, semplicemente, aveva mentito. «La procedura – ha dichiarato un operatore del settore, Thomas Mücke – intervistato dall’emittente Rbb – avrebbe potuto funzionare a 16 anni, non ora». «Una persona con una simile motivazione – ha detto alla tv pubblica Ard  anche l’esperto di terrorismo Hans-Jakob Schindler –, uno che cerca di unirsi allo Stato islamico andando di persona fino in Siria, non può essere recuperato con una semplice procedura di deradicalizzazione». In Germania i servizi contano 9.110 islamisti violenti, di cui 450 altamente pericolosi. 
Il tutto, naturalmente, è un regalo all’estrema destra dell’Afd, che a settembre potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta nel land della Sassonia Anhalt. «Invece di intraprendere la lotta contro il terrorismo e la violenza dei migranti – inveisce la co-presidente Alice Weidel su X – il cancelliere celebra cene di gala. Tace sull’islamismo. Noi siamo pronti ad agire!».

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