Carolina Crescentini: «Al mio debutto mi ha salvato l'incoscienza»

L'attrice si racconta al Campus del festival Creuza de Mà: «Oggi vedo una generazione di attori diversa dalla mia, attenta alla propria immagine a causa dei social»
Google preferred source
July 28, 2026
Carolina Crescentini: «Al mio debutto mi ha salvato l'incoscienza»
L’attrice Carolina Crescentini ospite a Carloforte del festival Creuza de Mà - Musica per il Cinema
Vent’anni di cinema tutto da ascoltare, di film e musica, di mare, sole e vento, in un continuo dialogo tra immagini, suoni e territorio. Vent’anni di Creuza de Mà – Musica per il Cinema, il festival ideato e diretto dal regista Gianfranco Cabiddu, recentemente premiato per il miglior film italiano del Bif&st di Bari con Su Maistu, il documentario sul maestro delle launeddas Luigi Lai.
Ancora una volta a Carloforte, sull’isola di San Pietro, in Sardegna, si sono intrecciati per quattro giorni proiezioni, concerti, incontri, masterclass e appuntamenti formativi, confermando l’identità di Creuza de Mà, organizzato dall’associazione culturale Backstage, come punto di riferimento e luogo di incontro tra grandi protagonisti della cultura italiana, nuove generazioni di artisti e appassionati. Come ama ripetere Cabiddu, «dalle isole si parte e alle isole si fa ritorno».
E, come sempre, il cuore del festival è stato il Campus – Musica e suono per il Cinema e per l’Audiovisivo, il progetto nato nel 2017 e che ha portato sull’isola circa 30 allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia insieme a giovani musicisti provenienti da diverse realtà italiane per un percorso di alta formazione fatto di incontri, laboratori e confronto con i maestri del settore. Un progetto che vede la collaborazione tra il Festival e il Centro Sperimentale di Cinematografia, ed è sostenuto dalla Regione Sardegna tramite la Fondazione Sardegna Film Commission, stabilendo i prodromi per l’apertura a Cagliari di una Sede Regionale della Scuola Nazionale di Cinema CSC dedicata alla proprio a musica e suono per cinema e audiovisivo.
La giornata conclusiva di sabato 25 luglio, dedicata alle nuove frontiere della musica applicata alle immagini, ha visto un incontro del Campus alla presenza dell’attrice Carolina Crescentini, del compositore, cantautore, polistrumentista Motta, autore delle colonne sonore di film come La terra dei figli, Non riattaccare e The Cage – Nella gabbia, e Max Viale, compositore, sound designer e videomaker italiano.
A vent’anni dal suo esordio ufficiale sul grande schermo con H2Odio di Alex Infascelli, Crescentini sul palco del Cinema Teatro Cavallera si è raccontata anche al pubblico, che non ha certo dimenticato la sua Corinna in Boris, serie tv di culto sul mondo delle fiction, ma che negli anni successivi l’ha amata nei film di Silvio e di Gabriele Muccino, di Giuliano Montaldo e Ferzan Ozpetek, Paolo Genovese e i fratelli Taviani. E in serie come I bastardi di Pizzofalcone, Mare fuori, Tutto chiede salvezza, The Bad Guy e Mrs. Playman, che le è valso quest’anni un Nastro d’argento come migliore attrice.
«Questi vent’anni sono volati – dice Carolina – e ancora ricordo il mio primo ciak importante, arrivato quasi senza che me ne accorgessi. Ero sul set di Notte prima degli esami - Oggi, un film che mi ha dato splendida opportunità di lavorare con bambini e delfini. Un vero regalo per chi, come me, si sente Licia Colò e ama follemente gli animali. Stavo proprio giocando con un delfino quando è stato battuto il ciak e io ho risposto alla battuta, cominciando a recitare in modo molto naturale e organico».
La spontaneità di questo debutto ha offerto all’attrice l’occasione per dire ai più giovani quanto sia importante lasciarsi andare, rinunciando all’ansia da controllo. «L’inconsapevolezza è stata un po’ la mia salvezza, mentre oggi vedo una generazione molto diversa dalla mia, più attenta alla propria immagine, abituata al video a causa dei social, consapevole del proprio profilo migliore. Noi, che eravamo forse l’ultima generazione a cavallo tra l’analogico e il digitale, eravamo più grezzi, più “sporchi”, tutta emozione e impulso. Oggi tanti ragazzi, seppure bravissimi, sono già troppo abituati a osservarsi dall’esterno. Ma per un attore guardarsi troppo è pericoloso. Se mi vedo finisco per giudicarmi, mentre uno dei motivi per cui facciamo questo lavoro è per quello che proviamo raccontando delle storie. Se ci si guarda dall’esterno si finisce per interrompere il flusso dell’emozione». Sulla musica la regista aggiunge: «Ho delle playlist che mi aiutano emotivamente, mi servono nella vita per andarmene, riflettere, trovarmi». E ammette di combattere ancora contro molti pregiudizi: «Questo è un lavoro in cui non arrivi mai. Sono certa di fare più provini dei miei colleghi uomini e di essere pagata meno di loro, a parità di popolarità. La strada è tortuosa, ma io combatto difendendomi con la serietà e la disciplina E dicendo dei no».
© riproduzione riservata

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire
Temi