L'inno di Cacciapaglia per dire basta lla violenza
Nel video “No more violence” il compositore lancia il suo grido di pace: “Porto ai concerti un messaggio di fratellanza. La voce più autentica che si leva in questo drammatico momento storico è quella di papa Leone”

Un’invocazione, un inno, un invito alla pace e a fermare la violenza di qualsiasi genere, un messaggio semplice e universale che la musica trasforma in un’esperienza condivisa. Come è avvenuto nei recenti concerti primaverili del tour Aural e nei prossimi che il pianista e compositore Roberto Cacciapaglia terrà all’Auditorium di Pesaro il 30 luglio per il festival Armonie della Sera. Quindi il 26 agosto a Bari alla Rassegna di arte e cultura popolare dei cinque continenti, il 28 agosto a Ostuni (Brindisi) al Festival Piano Lab e il 12 settembre a Grezzana (Verona) al Soglia Festival. Un inno, No more violence, che è ora diventato anche un video. Uscito nel 2001 nell’album Arcana, era stato scritto a Londra e vedeva Cacciapaglia pronunciare in modo accorato le parole del titolo. «La violenza è tra gli uomini ma è anche violenza quella dell’uomo nei confronti della natura. La violenza ha tanti aspetti. Siamo circondati. Dopo i tanti insegnamenti che abbiamo ricevuto nei millenni – riflette amaramente - non si vede una vera evoluzione nell’umanità, sempre ferma a quella primitiva violenza. Siamo dominati dalla mente che ci conduce dove non vogliamo, mentre dovremmo conferire il primato al cuore per conquistare una consapevolezza maggiore ed entrare nelle profondità dell’anima». Con 25 album alle spalle (il debutto, Sonanze, nel 1976, fu il primo disco italiano in quadrifonia), Cacciapaglia è uno dei più apprezzati compositori della scena internazionale, autore tra l’altro della colonna sonora ufficiale dell’Albero della Vita, simbolo di Expo Milano 2015, e di Olympia ai recenti Giochi invernali di Milano-Cortina. «Dobbiamo reagire alla violenza facendoci promotori di pace. Dobbiamo ascoltare e mettere in pratica ciò che dice papa Leone, che è l’unica voce autentica che si leva in questo momento storico. In questo tempo così drammatico – spiega - ho pensato che avesse senso riproporre No more violence al mio pubblico, che ha una certa interiorità e uno sguardo aperto. L’ho fatto nei concerti e da lì l’idea di realizzare anche un video, girato al Conservatorio di Milano, la cui immagine finale vede in primo piano una bambina che era stata già protagonista di una campagna contro la violenza sui minori». Nel video, diretto da Eleonora Capitani, il pubblico non assiste semplicemente al concerto, ma è parte integrante dell’opera. Da una voce solista si passa a una dimensione corale. Volti, sguardi e presenze si uniscono in una dimensione collettiva di condivisione e consapevolezza trasformativa. «La presenza del pubblico genera un effetto da tragedia greca – osserva Cacciapaglia -, a significare che la partecipazione a un cambiamento deve essere corale, una catarsi. Dimostrando il potere unitivo della musica. È una vita che credo in questo e che porto avanti questo messaggio universale. E quando saluto il pubblico vedo il risultato in quegli sguardi. Non posso chiedere altro per la mia missione di musicista. Durante i miei concerti si crea un’energia molto precisa che ho voluto trasferire nel video. Esiste una presenza profonda, un’unione, un desiderio di pace, di bellezza e di condivisione. Con questo video ho voluto raccontare proprio quell’energia: il momento in cui si smette di sentirsi separati e si diventa una sola voce davanti a se stessi e al mondo. La violenza nasce sempre dalla separazione, dal conflitto, dal dualismo. La musica, invece, unisce, ascolta, accoglie. Spero che questo brano possa essere un contributo a ricordare e a onorare ciò che ci unisce e non ciò che ci divide». Il pubblico di Cacciapaglia lo sa molto bene, a ogni latitudine, dalla Russia alla Cina alla vecchia Europa. «La musica è essa stessa uno strumento. Anzitutto di pace. Il mio pubblico lo sa, perciò è portato a vedere nella musica una porta per percepire ciò che è dentro e fuori di noi. Le vibrazioni sonore sono delle autostrade energetiche. Il senso del suono è superare tutti gli ostacoli, soprattutto in questa epoca che ne ha più che mai bisogno. Io dopo ogni concerto incontro il pubblico e sento un feedback speciale. In fondo si suona con gli altri per espandere l'amore e la compassione. La musica è un ponte che ci unisce facendo leva sui comuni sentimenti che non conoscono distanze e latitudini. La musica può anche lenire dolori e sofferenze». Ma è soprattutto il silenzio la quintessenza di ogni profondo messaggio interiore, come spiega il 72enne compositore milanese. «Il silenzio è lo spazio da cui posso addentrarmi in uno stato profondo di consapevolezza interiore – spiega -. Io non faccio musica associativa, non mi interessa descrivere, ma andare a cercare il vuoto. Un'onda che risuona nell'ascoltatore. Oggi invece, per non voler ascoltare l'eloquenza profonda del silenzio, che temiamo, usiamo la musica come un salvagente. Invece dovremmo mollare questo salvagente e diventare un po' come subacquei che vanno nelle profondità, soprattutto in questa epoca di caos. In fondo io faccio musica proprio per toccare corde dell'anima che in nessun altro modo potrei far risuonare. Fuori dallo spazio e dal tempo. Sperando una vera pace».
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