Il Governo ha deciso di utilizzare Safe per il riarmo. Ora parola al Parlamento
Tajani rompe gli indugi sui prestiti europei: chiederemo 14,9 miliardi entro la fine dell'anno. Ma nelle Camere né centrodestra né centrosinistra sono compatte sul riarmo.

Nell'ambito dell'informativa dei ministri Tajani e Crosetto circa il recente vertice Nato di Ankara, tenuta stamattina presso le commissioni Esteri e Difesa delle Camere, il titolare degli Esteri ha espresso la posizione ufficiale e definitiva del Governo sull'accesso ai prestiti europei Safe per il riarmo: "Abbiamo deciso di utilizzare Safe - ha detto Tajani - chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell'anno, formuleremo la nostra proposta, poi dirà l'onorevole Crosetto su come investirli nell'anno successivo", ovvero il 2027.
Si tratta di una svolta, perché quantomeno esprime un ricompattamento all'interno dell'esecutivo, dove si stavano scontrando la linea favorevole del ministro della Difesa Crosetto e la linea contraria del titolare dell'Economia Giorgetti, in rappresentanza delle riserve complessive della Lega.
Il tema politico di fondo è, e resta, l'opportunità di accedere a prestiti per il riarmo in una fase economica e sociale così delicata. Considerazioni svolte anche dalla premier Giorgia Meloni negli ultimi vertici internazionali. Tuttavia, a sentire le parole di Tajani, sembra essere stata individuata una strada: prima il Governo, la settimana prossima, chiederà lo scostamento di bilancio per accedere alla flessibilità europea concessa per affrontare lo choc energetico, flessibilità che proprio l'Italia ha ottenuto dopo un serrato negoziato con Bruxelles; poi ci sarà la sessione di bilancio, con le ultime misure fiscali dell'esecutivo e della maggioranza prima della campagna elettorale; e a seguire, a fine anno, la richiesta al Parlamento di utilizzare i soldi resi disponibili dal programma europeo Safe, che ha tassi di restituzione convenienti.
Il passaggio parlamentare però non sarà né indolore né scontato, soprattutto guardando alle tensioni nella Lega e alla pressione dall'esterno di Vannacci. Tuttavia, è ineludibile. Meloni ha più volte annunciato che si andrà nelle Aule a decidere, trattandosi di scelte strategiche di politica estera e di difesa e dell'assunzione di vincoli finanziari a lungo termine.
Safe è lo strumento finanziario europeo per erogare prestiti agevolati agli Stati membri fino a un massimo complessivo di 150 miliardi di euro. Tra i punti principali, la preferenza dati a progetti in cooperazione tra almeno due Paesi. Bruxelles da tempo pressa Roma perché vi sia l'adesione, anche perché l'Ue nel suo complesso ha il problema di rispettare gli impegni assunti in sede Nato sul riarmo, con Trump che non fa sconti agli alleati occidentali.
Il punto sarà anche capire come Crosetto articolerà la spesa. Giorgia Meloni ha ripetuto in più sedi che per lei difesa vuol dire sicurezza in senso ampio. Occorrerà raggiungere un equilibrio. Resta il fatto che, dopo un lungo tira e molla, e diverse sfumature assunte sul tema del riarmo, l'Italia alla fine non abbandona l'opzione della maggiore spesa militare. E questo rende il passaggio parlamentare complicato. Non solo per la maggioranza, anche per le opposizioni. Perché al momento anche Pd e M5s devono allineare le loro posizioni.
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