Nella tratta degli esseri umani l'anello da spezzare è la cultura del dominio

A sconfiggerla non basta un singolo eroe ma occorre una mobilitazione collettiva delle coscienze a livello internazionale
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July 30, 2026
Nella tratta degli esseri umani l'anello da spezzare è la cultura del dominio
Nel fermo immagine del video dei Carabinieri, una delle donne nigeriane giunte in Italia sui barconi e poi ridotte in schiavitù per farle prostituire / Archivio ANSA
La tratta degli esseri umani è come l’Idra dalle cento teste affrontata da Ercole nelle sue leggendarie fatiche. A differenza del mostro mitologico, però, a sconfiggerla non basta un singolo eroe ma occorre una mobilitazione collettiva delle coscienze a livello internazionale. Nei giorni scorsi Avvenire ha raccontato dall’Africa la fabbrica delle truffe online alimentata dalla moderna schiavitù delle migliaia di giovani deportati con l’inganno e sfruttati per raggirare sconosciuti sul web attraverso criptovalute e scommesse. La tratta, quindi, si aggiorna e innova le sue forme ma la sostanza resta lo spietato e disumano assoggettamento dei più fragili. Domenica papa Leone XIV, in un videomessaggio a un meeting in Brasile, ha esortato i ragazzi a prestare attenzione ai social che «proiettano in un mondo irreale nel quale l’effimero, le mere apparenze e l’inganno finiscono per prendere il posto dei veri valori e di ciò che conta davvero». Oggi 30 luglio si celebra la Giornata Mondiale contro la Tratta di Persone, istituita dall’Onu per fermare lo sfruttamento e difendere i diritti umani di milioni di persone costrette a lavorare in condizioni di segregazione, oppressione, minacce e violenza. Ecco i nostri fratelli e sorelle, vittime di articolate ed efficienti reti di trafficanti di esseri umani che li trasferiscono da una all’altra parte del pianeta. Merce di scambio e “bancomat” dei clan per rifornire i mercati illegali del caporalato, della prostituzione coatta, dell’accattonaggio organizzato e persino del traffico di organi.
Anelli di un sistema criminale che unisce paesi di origine, transito e destinazione della tratta. «La dignità umana non si cancella», ripeteva don Oreste Benzi, l’infaticabile apostolo della carità che ha dedicato il suo ministero alla liberazione delle vittime della tratta. Quando era missionario e poi vescovo in Perù anche Robert Francis Prevost si è incessantemente preso cura delle più indifese delle creature, impegnandosi direttamente per dare una seconda possibilità alle persone strappate dal racket dei trafficanti di carne umana. Eletto al soglio di Pietro ha lanciato un «urgente appello a combattere e porre fine a questo grave crimine contro l’umanità» perché la «vera pace inizia con il riconoscimento e la tutela della dignità data da Dio a ogni persona». Al contrario, avverte il Papa figlio spirituale di sant’Agostino, è proprio la «logica di dominio e disprezzo per la vita umana a provocare il flagello della tratta di persone». Una piaga globale dalle molteplici cause e manifestazioni. L’instabilità geopolitica e i conflitti armati, infatti, creano un terreno fertile per gli aguzzini che sfruttano le persone vulnerabili, in particolare gli sfollati, i migranti e i rifugiati. Le donne e i bambini finiscono nel mirino di un commercio atroce favorito da quel divario crescente tra ricchi e poveri che costringe molti a vivere in condizioni precarie rendendoli vulnerabili alle promesse ingannevoli dei reclutatori. Un fenomeno preoccupante che si esprime appunto anche nella cosiddetta schiavitù informatica. Le persone vengono attirate in schemi fraudolenti e attività criminali, come le frodi online e il traffico di droga. La vittima, avverte il Pontefice, viene costretta ad assumere il ruolo di autore del reato, aggravando le proprie ferite spirituali. Forme di violenza che, come documentato proprio dai reportage di Avvenire, non sono episodi isolati, ma sintomi di una cultura di dominio senza scrupoli e dell’indifferenza verso l’ingiustizia.

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