Cinquanta milioni di “schiavi”
di Agnese Palmucci, Roma
Oggi la Giornata mondiale Onu
contro la tratta.
Secondo il report della rete Talitha Kum cresce il numero di persone in condizioni di sfruttamento in tutto il mondo
Povertà e migrazioni forzate tra le cause di rischio maggiore. Le drammatiche testimonianze di chi è stato vittima e si è salvato Dalla parte
degli ultimi

«Quella che credevo fosse un’opportunità per una vita migliore, si è rivelata un incubo». Linda conosceva bene la donna che nel 2023 le ha offerto il lavoro di cui aveva bisogno per trascinarsi fuori dai suoi problemi economici. Era un’amica, abitava vicino casa sua, in Indonesia. «Non avevo alcun motivo per dubitare di lei», ha raccontato ieri durante la presentazione del rapporto annuale di Talitha Kum, il network internazionale di consacrate contro il traffico degli esseri umani, alla vigilia dell’odierna Giornata mondiale promossa dall’Onu contro la tratta di persone. «Sono stata ingannata e trascinata in una organizzazione criminale che faceva affari con le truffe online a Manila», ha aggiunto, spiegando di essere stata costretta «a fare cose sbagliate», sorvegliata giorno e notte da personale armato. Poi con l’aiuto di una persona di fiducia, «che Dio ha usato come strumento», è riuscita a fuggire e a raggiungere un convento di suore in cui era presente Talitha Kum, nella capitale filippina. L’organizzazione l’ha accolta e supportata in tutto, dalla cura psicologica fino alle procedure legali e amministrative per fare ritorno a casa in sicurezza, e costruire il proprio futuro. Secondo il report l’esplosione della «schiavitù informatica», in particolare in Asia, sta attirando migliaia di giovani verso Paesi in cui hanno sede centri di attività illegali. Proprio l’utilizzo delle tecnologie digitali per reclutare vittime sta crescendo «esponenzialmente».

Lo sfruttamento, infatti, ha tanti volti, e non soltanto quello dell’abuso sessuale, che continua a essere una piaga globale. Secondo i dati dell’organizzazione circa 50 milioni di persone nel mondo nel 2025 sono state vittime, in modi diversi, di schiavitù, generando 236 miliardi di dollari di profitti di natura criminale e il fattore di rischio più alto è sempre la migrazione, in particolare negli sfollamenti di massa. Ma la buona notizia è che, con Talitha Kum, cresce la rete che si occupa di prevenzione e di supporto ai sopravvissuti alla tratta. L’anno scorso circa 34.470 vittime di sfruttamento nel mondo sono state aiutate dalla rete internazionale, come accaduto a Linda, e quasi 16mila di queste sono donne e bambini. «La nostra rete continua a crescere – ha detto suor Abby Avelino, coordinatrice dell’organizzazione fondata nel 2009 dall’Uisg (Unione internazionale superiore generali) –, oggi siamo presenti in 68 network globali, con la creazione di nuove reti anche in Botswana, Malawi, Lesotho ed Eswatini, in 113 Paesi del mondo e in tutti i continenti». Da sottolineare, ha aggiunto la coordinatrice, anche l’aumento del 15,6%, rispetto al 2024, delle congregazioni religiose femminili che collaborano con Talitha Kum (che ora sono 882) e del 28,2% per quanto riguarda le congregazioni religiose maschili (arrivate a 100). A questi si aggiungono i laici, per un totale di 6.387 membri attivi, con un aumento del 5,7% rispetto all’anno precedente. Uno degli interventi più significativi al fianco delle vittime resta l’assistenza legale: circa 7120 sopravvissuti durante lo scorso anno (72,4% in più rispetto al 2024) hanno ricevuto sostegno per quanto riguarda l’orientamento ai diritti, l’accompagnamento nei processi, e quando possibile il supporto per il ritorno a casa in sicurezza.
«Ci sono tante sfide che richiedono il nostro impegno – ha aggiunto suor Carmen Ugarte Garcia, ex coordinatrice della rete per il sud America –. Nei Paesi latino americani, ad esempio, Talitha Kum accompagna le famiglie i cui cari sono scomparsi improvvisamente, in molti casi perché caduti vittime della schiavitù sessuale. Spesso scendiamo in strada insieme a giovani e laici per denunciare questi crimini».
Nel 2025, anno del Giubileo della speranza, come ha ricordato ancora suor Avelino, la rete contro la tratta ha raggiunto più di 1,21 milioni di persone in tutto il mondo, con un aumento del 29,6%. Numeri che parlano di vite salvate, comunità mobilitate, e di tanti giovani “ambassador” che vengono formati dalla rete per prevenire il rischio dello sfruttamento tra le persone delle proprie comunità. Giovani leader il cui numero continua ad aumentare in tutto il mondo. Tra questi c’è anche Hapagarwi Karwi, ambasciatore contro la tratta in Zimbabwe, che ha iniziato a sensibilizzare i suoi coetanei nel 2025, utilizzando molto anche i suoi social. «Cerco di postare messaggi contro la tratta sui miei profili, e ricevo moltissime visualizzazioni – ha raccontato –. Alcuni mi hanno scritto per farmi domande sullo sfruttamento. Infatti sono molti i giovani che lasciano il Paese in cerca di opportunità di lavoro migliori, e sanno che il rischio per loro è alto». Hapagarwi ha realizzato anche campagne di sensibilizzazione e workshop con gli studenti, che spesso vengono reclutate attraverso finte proposte di lavoro online.
La prevenzione è una delle attività principali di Talitha Kum in tutto il mondo, con quasi un milione di persone coinvolte nella formazione nel 2025, con un aumento del 34,6% rispetto al 2024. Si tratta di attività che puntano a raggiungere, lì dove vivono, le persone più vulnerabili alla tratta di esseri umani, fornendo a ciascuno le informazioni e gli strumenti necessari per riconoscere ed evitare i rischi, con progetti che coinvolgono scuole, parrocchie, luoghi di aggregazione e di lavoro.
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