Il Papa incontrerà il clero italiano il 12 dicembre. Zuppi: «Occasione di fraternità»
di Matteo Liut
L’annuncio del presidente della Cei in una lettera ai vescovi. Alla vigilia dell’udienza con papa Leone XIV una riflessione comune e una Veglia di preghiera. Al centro la Lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro e l’eredità dei Decreti conciliari sul ministero sacerdotale

Un incontro con il Papa per rinnovare la fedeltà alla propria vocazione e riscoprire la fraternità presbiterale. Sabato 12 dicembre papa Leone XIV riceverà in udienza il clero italiano, mentre nel pomeriggio di venerdì 11 dicembre i sacerdoti vivranno un momento di riflessione seguito da una Veglia di preghiera. Ad annunciarlo è il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, in una lettera inviata ai vescovi.
L’appuntamento cade nel primo anniversario della Lettera apostolica Una fedeltà che genera futuro, firmata dal Pontefice in occasione del sessantesimo anniversario dei Decreti conciliari Optatam totius e Presbyterorum Ordinis, documenti che restano punti di riferimento fondamentali per la formazione dei sacerdoti e per la comprensione del ministero presbiterale nella Chiesa.
Per Zuppi si tratta di «un’occasione preziosa di comunione, preghiera e fraternità», utile per «rinnovare la nostra adesione a Cristo e la disponibilità a servirlo nella Chiesa e nelle persone che ci sono affidate». Parole che richiamano direttamente l’invito contenuto nella Lettera apostolica di Leone XIV, il quale ha esortato a fare dei documenti conciliari una «memoria viva», capace di «rinvigorire sempre e ogni giorno il ministero presbiterale» a partire dal legame con Cristo e con la Chiesa.
Nella sua lettera il presidente della Cei sottolinea che «il Papa ci ricorda che la fedeltà non è immobilità né ripetizione stanca, ma grazia da accogliere e cammino quotidiano di conversione». Un richiamo che si inserisce nel solco della riflessione proposta da Leone XIV, secondo cui la fedeltà sacerdotale deve tradursi in servizio, fraternità, missione e formazione permanente, evitando ogni forma di autoreferenzialità e mantenendo vivo il rapporto tra il ministro ordinato e il Popolo di Dio.
Il cardinale Zuppi osserva inoltre che i due Decreti conciliari «conservano tutta la loro attualità» e continuano ad aiutare «a custodire il ministero presbiterale nel legame vivo con Cristo e con la Chiesa, nella comunione con il vescovo, nella fraternità del presbiterio e nel servizio al Popolo di Dio». Per questo, aggiunge, «non siamo chiamati soltanto a ricordare, ma ad accogliere una consegna per il presente e per il futuro».
Nella lettera emerge anche uno sguardo realistico sulla condizione dei sacerdoti oggi. Zuppi esprime anzitutto gratitudine per «la generosità dei nostri sacerdoti e la fedeltà umile con cui, ogni giorno, annunciano la Parola, celebrano l’Eucaristia, accompagnano le persone e custodiscono le comunità». Ma riconosce pure «le fatiche, la solitudine, lo scoraggiamento e il peso di responsabilità crescenti» che segnano il ministero in molti contesti ecclesiali.
«Non vogliamo nascondere queste fatiche, ma nemmeno lasciare che abbiano l’ultima parola. Proprio per questo abbiamo bisogno di pregare insieme, di sostenerci e di ritrovare la gioia della chiamata», scrive il presidente della Cei. L’attesa per l’incontro con il Pontefice nasce proprio da questa esigenza di conferma e incoraggiamento. «L’incontro con il Papa – afferma – ci aiuterà a sentirci confermati nella fede, incoraggiati nella missione e più uniti nella comunione».
A fare da sfondo vi è la convinzione, più volte ribadita anche da Leone XIV nella sua Lettera apostolica, che il ministero sacerdotale possa essere compreso solo dentro una rete di relazioni ecclesiali, nella fraternità tra presbiteri e nella corresponsabilità della comunità cristiana. Il documento invita infatti a custodire il sacerdozio come una vocazione vissuta dentro la comunione della Chiesa e orientata alla missione.
Da qui l’ultima esortazione del cardinale Zuppi: «Nessun Pastore vive e serve da solo: abbiamo bisogno gli uni degli altri, della preghiera comune, dell’ascolto e di una fraternità concreta che sostenga la fedeltà e generi futuro». Un messaggio che sintetizza il significato dell’incontro di dicembre e che richiama il titolo stesso della Lettera apostolica di Leone XIV: una fedeltà capace non solo di custodire il presente, ma anche di aprire strade per il futuro della Chiesa e delle vocazioni.
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