Tra gli sfollati dello Spin Time, l'edificio occupato di Roma che è andato a fuoco e fa discutere le politica
di Giuseppe Muolo, Roma
Un rogo nella notte nell’edificio occupato all’Esquilino ha lasciato fuori dal palazzo i residenti, tra cui fragili e minori. Sgombero tecnico e successivo sequestro. Scontro politico sul futuro della struttura. Il Campidoglio studia alternative condivise

«Ci siamo salvati per miracolo». Trema ancora la voce a sorella Adriana Domenici, laica consacrata, quando prova a ricostruire quanto accaduto, nonostante la paura e una notte passata senza dormire. Dietro di lei, sotto il sole cocente di Roma, ci sono decine e decine di sfollati. Donne, bambini, anziani, persone con fragilità e patologie. C’è chi è seduto per terra, chi su una sedia, chi su una brandina della Protezione civile. Sono i residenti di Spin Time Labs, l’immobile (ex sede Inpdap) di dieci piani nel rione Esquilino occupato dal 2013 dal movimento per il diritto all’abitare Action.
Mercoledì sera, all’interno del cortile, è scoppiato un incendio. In venti minuti è stato domato da un gruppo di persone, prima dell’arrivo dei vigili del Fuoco e della Polizia. Dopo un primo sopralluogo il palazzo è stato dichiarato temporaneamente inagibile. Poi è arrivato un doppio sequestro, uno per l’occupazione, e uno per il rogo. I residenti sono stati costretti a dormire per strada. E i rappresentanti hanno annunciato un presidio permanente davanti all’edificio e organizzato un’assemblea pubblica con centinaia di persone.
Una prima risposta, anche se non risolutiva, è arrivata proprio nel pomeriggio, dopo una riunione in Prefettura a cui ha partecipato anche il cardinale vicario Baldo Reina, oltre al prefetto, al sindaco, al questore e ai rappresentanti della proprietà dell’immobile. «Dopo l’incendio e il conseguente sequestro disposto dall’autorità giudiziaria - si legge in una nota di Roma Capitale - sono state esaminate tutte le possibili opzioni» per trovare «soluzioni condivise che consentano di tutelare i residenti, a partire dalle persone più fragili, e di salvaguardare l'esperienza di inclusione e solidarietà che si è sviluppata nel territorio». L’assessore capitolino Zevi ha poi fatto sapere che la trattativa con la proprietà è «aperta», perché il Campidoglio vorrebbe acquisire l’immobile per realizzare case popolari. Nel frattempo, circa 50 persone, tra bambini e anziani, sono stati portati in una struttura del quartiere. Mentre un’altra è in allestimento. Anche la Caritas di Roma si è mossa. «In collaborazione con il Comune - spiega il direttore, Giustino Trincia -, abbiamo fornito 250 pasti sia per il pranzo sia per la cena, abbiamo messo a disposizione un nostro medico e stiamo cercando sistemazioni per gli sfollati».
Si tratta di circa 147 famiglie, «400 persone di 27 etnie diverse», racconta sorella Domenici, che vive insieme a loro da 13 anni. È stata sua sorella Gabriella a dare l’allarme: «Erano le 22-22.30 – ricorda -. Ho sentito delle esplosioni. Mi sono affacciata e ho visto le fiamme». Proprio in quel momento l’ha chiamata Adriana. «Volevo sapere - spiega - perché non fosse ancora arrivata la pizza. Ogni mercoledì sera organizziamo una cena in cortile con i bambini del centro estivo. Ma il forno per fortuna ha fatto ritardo. Se la pizza fosse arrivata puntuale, sarebbe stata una tragedia». Sorella Domenici così ha cominciato a urlare, le persone si sono affacciate e qualcuno è sceso per provare a intervenire, mentre altri portavano in salvo le donne e i bambini. Tra di loro, Luis Fernando Rodriguez Conto, colombiano che vive nello stabile da 13 anni. «Abbiamo spento l’incendio con un idrante calandolo dal primo piano. Quando sono arrivati i vigili del Fuoco, la situazione era già sotto controllo». Accanto a Luis, c’è Marco Perilli, del comitato gestione del palazzo. Indossa una canottiera blu e sulla caviglia ha una ferita. Spiega che il rogo è scoppiato perché è andato a fuoco un quadro elettrico del cortile. «Il palazzo e gli impianti sono vecchissimi - dice -. Ci sono anche problemi idrici. Ma non è la prima volta che succede. Questa volta non ce ne siamo accorti in tempo». Perilli, però, assicura che le case non sono state raggiunte dalle fiamme. Da qui la sua denuncia: «Le porte sono state demolite e gli appartamenti perquisiti, nonostante avessimo messo a disposizione le chiavi. Probabilmente pensavano che nascondessimo armi e droga, ma non hanno trovato niente». E aggiunge: «Stanno approfittando di un incidente per creare un problema di ordine pubblico». Giovanna Cavallo, responsabile della comunità non ha dubbi: «Il nostro obiettivo è rientrare nell’immobile».
Ma spento un incendio, ne è scoppiato un altro, quello politico. Per il vicepresidente della Camera, Rampelli (FdI), «lo stabile non è agibile, né tantomeno abitabile». Anche il presidente della Regione Lazio, Rocca, ha invitato a «non consentire il rientro, perché la sicurezza viene prima di tutto». E il vicesegretario leghista Durigon ha chiesto «soluzioni alternative». Ma per il deputato pentastellato, Silvestri, è «inaccettabile usare l’incendio» per sgomberarlo. «La destra strumentalizza» la vicenda, ha attaccato la deputata dem Di Biase. Sulla stessa scia Zaratti di Avs, che ha esortato a «ripristinare l’agibilità al più presto». Ma i tempi, in ogni caso, non sembrano essere brevi.
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