La secca storica del Danubio costringe Romania e Ungheria a spegnere le centrali nucleari
Entrambi gli impianti utilizzano l'acqua del fiume per il raffreddamento. Arenata una nave da crociera in Bulgaria, per salvare i passeggeri interviene la polizia di frontiera

È allarme energia in Romania e Ungheria per la drammatica siccità che sta duramente colpendo il Danubio. Il premier rumeno Ilie Bolojan ha annunciato che sarà spento anche il secondo reattore da 706 megawatt della centrale nucleare a Cernavoda, che utilizza le acque del Danubio per il raffreddamento. È la prima volta che vengono spenti causa siccità contemporaneamente entrambi i reattori della centrale. In Romania, in effetti, i livelli del grande fiume hanno toccato i minimi storici, precipitando a 1.630 metri cubici al secondo, contro i normali 4.700 della media di luglio. Lo spegnimento sta mettendo sotto pressione i prezzi energetici nel Paese, con la necessità di incrementare le importazioni dall’estero.
Anche l’Ungheria, intanto, si accinge a spegnere del tutto un reattore della centrale nucleare di Paks, sulle rive del Danubio, che fornisce circa la metà dell’elettricità del Paese. Già da lunedì la sua attività è stata ridotta del 50%, lo spegnimento è dato per praticamente certo visto che non sono previste perturbazioni in arrivo in grado di produrre pioggia e dare sollievo alla gravissima siccità. Secondo il servizio meteorologico di Budapest, il totale delle precipitazioni in novanta giorni sono tra gli 80 e i 130 millimetri inferiori alla media pluriennale per questa stagione. Colpita anche la Serbia, migliaia di barche e chiatte da trasporto sono arenato sulle rive ormai secche del fiume a Novi Sad, nel nord del Paese.
Non è mancato un momento di dramma che ha coinvolto una nave da crociera fluviale al confine tra Bulgaria e Romania: l’imbarcazione, partita lunedì dalla cittadina rumena di Droba-Turnu, si è arenata senza cibo né acqua a 25 chilometri dal porto bulgaro di Vidin, dove avrebbe dovuto terminare, a causa della secca del fiume, ridotto a solo due metri di profondità. È dovuta intervenire la polizia di frontiera bulgara per soccorrere i 186 passeggeri (tutti tratti in salvo).
Non sono solo ovviamente le navi da crociera ad essere interrotte, ma il traffico commerciale su questa importante arteria fluviale (che complessivamente attraversa dieci Paesi dalla Germania alla Romania), soprattutto a partire dall’Ungheria. In Romania e Bulgaria, inoltre, è stato parzialmente vietato l’uso di irrigazione artificiale dei campi agricoli. Una situazione di massima allerta destinata probabilmente ad aggravarsi: le previsioni metereologiche prevedono nuovi picchi delle temperature in tutta la regione, senza, per ora, perturbazioni di rilievo in vista.
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