A Ceuta è esplosa la frontiera d'Europa e i morti sono ormai 60

A migliaia le persone che si sono riversate nell'enclave spagnola via mare nelle ultime ore. I centri di accoglienza sono stracolmi: è emergenza umanitaria. Sanchez invia i militari
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July 31, 2026
A Ceuta è esplosa la frontiera d'Europa e i morti sono ormai 60
Le persone arrivate a Ceuta oggi, 30 luglio, nuotando nel tratto di mare che costeggia la frontiera / Epa
Non è solo una nuova ondata migratoria. È una crisi che riporta al centro la fragilità della frontiera più esposta d’Europa, quella di Ceuta, enclave spagnola in territorio africano, a pochi chilometri dal Marocco. In poche ore migliaia di persone hanno tentato di attraversare il confine, prima affrontando il mare a nuoto, poi riversandosi verso la barriera che separa l’Africa dall’Unione Europea. Uomini, donne con bambini in braccio, ragazzi e perfino persone con disabilità hanno raggiunto la città autonoma spagnola, cambiandone il volto in una sola giornata. Alcuni non ce l’hanno fatta: sarebbero almeno 60 i morti tra le onde. E le forze di sicurezza marocchine non hanno quasi tentato di fermare il flusso, mentre dall’altra parte della frontiera la Guardia Civil ha moltiplicato gli interventi con motovedette, droni e sistemi di sorveglianza. Le immagini dei giovani fradici che raggiungono la riva e delle colonne di persone lungo chilometri sulle colline attorno a Ceuta hanno riportato alla memoria la crisi del maggio 2021, quando oltre 8mila migranti attraversarono il confine in appena 48 ore, provocando una grave emergenza umanitaria e una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat.

Oltre 60mila arrivi in pochi giorni

L’enclave spagnola, che conta circa 80mila abitanti su appena 19 chilometri quadrati, sta affrontando un afflusso eccezionale. Secondo la televisione pubblica spagnola Tve, gli ingressi sarebbero stati circa 2mila, anche se il dato non è stato confermato ufficialmente. Le autorità locali parlano comunque di numeri senza precedenti: 1.500-2.000 arrivi in poco più di una settimana, con punte di circa 300 persone al giorno. Venerdì mattina si parla di 48mila arrivi in 24 ore, un record, la metà degli abitanti totali della città. A lanciare l’allarme era stato il presidente dell’enclave, Juan Jesús Vivas, che ha parlato di «un’assoluta emergenza umanitaria e sociale» e ha chiesto a Madrid di dichiarare lo stato di emergenza nazionale, istituire un comando unico e rafforzare il dispositivo di sicurezza con l’impiego dell’esercito. L’Assemblea di Ceuta ha inoltre approvato all’unanimità una richiesta per la chiusura temporanea della frontiera con il Marocco, definita una misura «urgente e improrogabile» di fronte alla «più grave crisi degli ultimi anni».
Le persone arrivate a Ceuta dopo aver nuotato nelle acqua che costeggiano la frontiera con il Marocco / ANSA
Le persone arrivate a Ceuta dopo aver nuotato nelle acqua che costeggiano la frontiera con il Marocco / ANSA

Madrid invia l’esercito. Il nodo respingimenti

L’emergenza è anche logistica. Il Centro di permanenza temporanea per immigrati è già sovraffollato e decine di persone hanno trovato riparo all’esterno usando materassi e vestiti come tende improvvisate. Le testimonianze raccolte da El País raccontano condizioni igieniche difficili, servizi insufficienti, stanchezza e disperazione. E la tensione è cresciuta anche tra gli abitanti di Ceuta, che nel pomeriggio sono scesi in piazza per protestare contro la gestione dell’emergenza. Madrid intanto ha deciso di inviare nell’enclave l’esercito: ai 60 militari del Gruppo di riserva di sicurezza già presenti per la sorveglianza della frontiera si aggiungeranno altri uomini e già da stamattina una nave della Marina militare. Il premier Pedro Sánchez ha assicurato che il governo è «pienamente impegnato» a trovare una soluzione immediata e a «ripristinare la normalità il prima possibile»: oggi sarà a Ceuta insieme al ministro dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska. Tra gli elementi che vengono analizzati in queste ore per spiegare l’aumento degli arrivi c’è anche una recente sentenza della Corte Suprema spagnola. Il 9 luglio i giudici hanno stabilito che chi arriva a Ceuta via mare non può essere immediatamente respinto oltre il confine con il Marocco, ma deve essere identificato e deve vedere esaminata individualmente la propria posizione, nel rispetto delle garanzie previste dal diritto spagnolo ed europeo. Proprio secondo il ministro Grande-Marlaska, le reti dei trafficanti starebbero sfruttando questa decisione, diffondendo l’idea che attraversare il confine sia diventato più semplice. Una lettura contestata da diverse organizzazioni impegnate nella tutela dei migranti, secondo cui la maggior parte delle persone arrivate non era a conoscenza della sentenza. «Non trovano vie legali. La loro unica possibilità è buttarsi in mare ed entrare a Ceuta», racconta Ismail El Makdoubi, presidente dell’associazione Exmenas.

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