Francesco e Chiara oltre le divisioni del tempo
Altro che promessi sposi: le famiglie dei due santi appartenevano a fazioni rivali dell’Assisi medievale. La fede trasformò l’antica contrapposizione in un cammino di fraternità
Francesco e Chiara d’Assisi “fidanzati” prima che ognuno dei due si decidesse donare a Cristo l’intera esistenza? Molti ancora lo credono, indotti forse da scene cinematografiche che non hanno fondamento storico alcuno. In realtà, tra il 1198 e il 1210 Assisi fu funestata dallo scontro di due opposte fazioni, i boni homines e gli homines populi. A dividerle era essenzialmente una concezione diversa dell’esercizio del potere e del rapporto con la città: gli homines populi (mercanti, artigiani, notai…) si riconoscevano nella nascente istituzione comunale, mentre i boni homines (che basavano la loro ricchezza prevalentemente su proprietà fondiarie) apparivano ancora legati a una logica feudale. Motivo specifico del contendere era l’hominitium, un particolare negozio giuridico che instaurava «un legame personale e perpetuo tra uomo e uomo: un legame di natura schiettamente feudale» (A. Bartoli Langeli). Gli homines populi lottavano per porvi fine, i boni homines per mantenerlo in vigore. Nel 1198, i primi conquistarono la rocca della città e bandirono un gruppo di consorterie familiari della parte avversa, che ripararono a Perugia. Tuttavia, qualche anno più tardi, con l’aiuto dei perugini, questi fuoriusciti riuscirono a prendersi la rivincita sui propri rivali nella famosa battaglia di Collestrada (1203) che registrò la sconfitta di Assisi e nella quale combatté anche Francesco, forse tra le milizie a cavallo. Le famiglie un tempo bandite rientrarono allora in città. Di queste lotte restano tracce evidenti nelle fonti francescane e clariane. Se nella battaglia di Collestrada combatté anche Francesco, il quale fu catturato e tenuto per un anno prigioniero a Perugia, dal Processo di canonizzazione di Chiara capiamo che la sua famiglia, schierata con i boni homines, aveva trovato riparo nella città rivale di Assisi, dove un paio di testimoni affermarono di aver frequentato Chiara quand’era ancora fanciulla: Benvenuta da Perugia, affermò di aver avuto «notizia de lei prima che intrasse nella Religione, e stette con essa [Chiara] in una casa»; Filippa di Leonardo di Gislerio disse di conoscerla «da la sua puerizia»: quest’ultima apparteneva a una famiglia tra le più attive all’interno della fazione dei boni homines, padrona del castello di Sassorosso e con proprietà terriere a Castelnuovo (verso Cannara) e Colle (verso Perugia), i cui membri avevano chiesto la cittadinanza perugina fin dal gennaio del 1200. In definitiva, la famiglia di Chiara e quella di Francesco si trovavano su fronti opposti e a Collestrada combatterono l’una contro l’altra. Eppure, quando i due giovani entrarono in un rapporto personale e intenso con la persona di Gesù Cristo, tante cose cambiarono e, da avversari, divennero fratelli. La fede li cambiò sul serio le vite e le loro esistenze, da quel momento in poi, spinsero – e spingono tuttora – molti altri a interrogarsi sul proprio progetto di vita. Perché è così: la fede, o cambia la vita o non è! La nostra fede ha cambiato davvero la nostra vita?
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