Vannacci lancia Futuro Nazionale: «L'Italia agli italiani». La sfida aperta è al centrodestra

L’eurodeputato,
a Roma per l'assemblea costituente di Futuro nazionale, attacca
la maggioranza:
«In Ue votano come Pd, M5s e Avs».
Sulla legge per la remigrazione spinta da Casapound: «Perché no?»
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June 13, 2026
Vannacci lancia Futuro Nazionale: «L'Italia agli italiani». La sfida aperta è al centrodestra
«Il generale ritarderà 15-20 minuti». Cominciano con queste parole le due ore di attesa di Roberto Vannacci all’Auditorium della Conciliazione da parte dei giornalisti, stipati prima in una stanzetta, poi in un corridoio, sempre comunque senza possibilità di accesso ai lavori («c’è lo streaming»). Nulla di nuovo, già Beppe Grillo ai tempi del M5s d’antan aveva capito che all’inizio la stampa conviene bastonarla, metaforicamente parlando s’intende.
Nel frattempo Vannacci arringa i suoi (1.700 per gli organizzatori) all’assemblea costituente del partito, in realtà già presente alla Camera con otto deputati: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo – dichiara il generale –. In Parlamento siamo una sporca dozzina, siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo». Qui l’eurodeputato ruba un po’ alla narrazione da underdog della prima fase da premier di Giorgia Meloni, ma la carica al punto da recitare la preghiera dei paracadutisti francesi («dammi, mio Dio, quello che gli altri rifiutano da Te») e l’impressione in effetti è che presto registrerà altri ingressi nel partito. «Con la forza e la fede andremo avanti, il resto lo conquisteremo da soli» è la postilla finale, riprendendo quell’uso politico della religione che Trump sta rispolverando. Con i giornalisti, torna la querelle sulla “destra autentica”, dopo che giovedì in Aula Meloni aveva accusato i vannacciani di essere «stampella del centrosinistra».
Il leader di Futuro nazionale non replica alla premier («lo farò quando mi interpellerà direttamente») ma accusa la maggioranza di votare all’Europarlamento come Pd, M5s e Avs. «O con noi di Futuro nazionale che siamo i guardiani della cittadinanza e del sovranismo o con Von der Leyen, Draghi, il globalismo» è l’alternativa secca. E ancora: «L’Italia agli italiani, non mi vergogno di dirlo». Nessuna chiusura netta a possibili alleanze – i partiti di maggioranza, invitati da Vannacci, hanno mandato qualche esponente non di primissimo piano – con la consapevolezza però che ora conviene giocare la parte dello “sfascista”. «Io non ho mai parlato di adesione al centrodestra, è il centrodestra che ne parla», puntualizza Vannacci che si dice «disposto a collaborare» con chi «rispetta le nostre linee rosse che non cambieremo». Linee al momento non chiarissime, non essendoci ancora un programma. Ma intuibili. Dal no al riarmo alla posizione sull’Ucraina, passando per la discussione sull’euro («uscire è difficile, ma se dopo 30 anni l’Europa sta andando a catafascio, dovremmo fare qualcosa»). Poi c’è ovviamente la remigrazione: «Questi stranieri erodono lo stato sociale che gli italiani si sono costruiti con il proprio lavoro». E così va bene anche la legge spinta da Casapound perché «se il piatto di pasta al ristorante è buono, non dipende dal cameriere che lo porta». Alla fine spunta anche l’ex eurodeputato leghista Mario Borghezio che, tra una citazione di Julius Evola e un richiamo a René Guénon, annuncia: «È tornato il sacro in politica». Se lo dice lui.

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