Meloni: «L'immigrazione clandestina è una minaccia. Pronti a sospendere Schengen»

La premier commenta a sera i fatti di Ceuta. Il Governo valuta di sospendere l'accordo di circolazione con la Spagna. Il vicepremier Salvini: «Difendere i confini». Anche Tajani approva
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July 30, 2026
Meloni: «L'immigrazione clandestina è una minaccia. Pronti a sospendere Schengen»
A sera la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene sui fatti di Ceuta: «Le immagini che arrivano sono impressionanti - dice - e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei». Poi aggiunge, confermando l'ipotesi di una possibile sospensione dell'accordo di Schengen con la Spagna: «Mi sono confrontata con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all'esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna». E conclude: «Sull’immigrazione clandestina non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo».
I fatti della costa sud spagnola catturano sin dal primo pomeriggio l’attenzione di Palazzo Chigi, del Viminale e della Farnesina. Inizia così una serie di interlocuzioni anche con Bruxelles. La presa di posizione italiana arriva però a sera, solo dopo che il commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, rilascia una prima dichiarazione: «La protezione delle frontiere esterne dell'Unione – dice Brunner - è una parte cruciale dei nostri sforzi per combattere la migrazione illegale. Siamo in contatto con le autorità competenti riguardo alla situazione in evoluzione a Ceuta». Pochi minuti dopo, fonti vicine al Governo fanno sapere che si sta seriamente valutando, appunto, la sospensione del Trattato di libera circolazione di Schengen con la Spagna.
Difficile capire se la mossa italiana sia ispirata da preoccupazioni reali o da motivazioni di politica interna. E quanto incida la contrapposizione politica con il premier spagnolo Pedro Sanchez. Il fatto oggettivo è che mano a mano che si diffondevano le immagini tendeva a crescere anche il pressing della Lega. A guidarlo il leader del Carroccio, Matteo Salvini: «Ho affrontato anni di processo, rischiando sei anni di carcere, per aver protetto i confini del mio Paese. Sanchez no. Sospendere Schengen. Difendere i confini», scrive il vicepremier sui social. Mentre il capodelegazione della Lega al Parlamento Europea, Paolo Borchia, parlava di «immagini raccapriccianti» e di «masse incontrollate pronte a riversarsi in tutta Europa». Serve dunque «il ripristino urgente dei controlli di frontiera». Più tardi, i social del Carroccio dicono: «Ecco come sarebbe l’Italia governata dalla sinistra». Un modo anche per mandare al vento le parole di giornata di Sergio Mattarella. E che in serata scatenano anche la reazione delle opposizioni, che parlano di strumentalizzazione.
Ma a prescindere dalle posizioni della Lega, questa presa di posizione su Schengen fa subito comodo all’intero Governo. Infatti anche il vicepremier "moderato", Antonio Tajani,  approva: «Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell'operato del ministro Piantedosi», sottolinea su X. Il riferimento per una sospensione della libera circolazione dalla Spagna sarebbe l’articolo 25 del Codice, che lascia la facoltà di ripristinare i controlli “in caso di minaccia grave per l'ordine pubblico o la sicurezza interna di uno Stato membro”. Si può, spiega l’articolo, “in via eccezionale ripristinare il controllo di frontiera in tutte le parti o in parti specifiche delle sue frontiere interne per un periodo limitato della durata massima di trenta giorni o per la durata prevedibile della minaccia grave se questa supera i trenta giorni”. Per “circostanze eccezionali”, poi, al massimo si può arrivare a una proroga di due anni. In ogni caso l’iniziativa di un Paese membro richiede una notifica obbligatoria alla Commissione Europea, al Parlamento Ue e agli Stati alleati.

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