Il ritorno di Grillo (all'attacco): «M5s doveva cambiare la politica, la politica ha cambiato loro»

Lo scrive il fondatore sul suo blog: «Il Movimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo…». La replica di Conte e dei social
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July 29, 2026
Beppe Grillo “bacchetta” M5s/ ANSA
Beppe Grillo “bacchetta” M5s/ ANSA
Dopo un lungo silenzio, il fondatore di M5s torna a bacchettare i rappresentanti della sua “creatura”. «Il Movimento 5 Stelle ha perso la sua identità e, soprattutto, quella “diversità” che lo aveva reso unico. Era nato per cambiare la politica, ma poi la politica ha cambiato il Movimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone». Lo scrive Beppe Grillo sui social in messaggi che rimandano a un lungo post sul suo blog dal titolo "Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni", tornando a occuparsi - in modo fortemente critico - del Movimento che, ricorda, «era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo».
La replica di Conte e dei social
È un attacco violento, a freddo, che divide l'elettorato pentastellato. E chiama in causa per primo l’attuale leader del M5s, Giuseppe Conte: «Noi senza identità? Con tutte le battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Beh, lui aveva detto che Draghi era un grillino. Fate un po’ voi», dice l’ex premier arrivando a un convegno dello Human economic forum su un dividendo sociale sistemico da strutturare attorno alle società big dell’intelligenza artificiale («Proposta interessante, potrebbe entrare nel programma», dice a una platea che vede anche mons. Vincenzo Paglia e Pasquale Tridico). Ma anche i social non risparmiano critiche all’ex comico genovese: tra i commenti, prevale lo schieramento che sostiene l'operato di Conte. Intanto fioccano le interpretazioni. Per qualcuno l’uscita di Grillo potrebbe essere anche una sorta di assenso ad Alessandro Di Battista, l’ex deputato “duro e puro” ora a capo dell’associazione Schierarsi: da tempo si dice che potrebbe divenire un partito, però è appena naufragata la raccolta firma contro i fondi pubblici ai giornali, un debutto che non depone molto bene. Curiosamente, nelle stesse ore alla Camera è tornato anche Luigi Di Maio, l’ex vicepremier ora Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo: «Le frasi di Grillo sono legate al fatto che c'è una sentenza che deve arrivare sul simbolo, è normale», ha detto.
La nascita del Movimento - ricorda Grillo nel post - prendeva le mosse dalla «delusione verso un modello occidentale sempre più dominato dal capitalismo. Le domande sono rimaste - osserva Grillo -, le risposte sono scomparse». «Noi - insiste l’ex garante del Movimento - avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro, invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che con il tempo - accusa - sono diventate slogan nei convegni e dimenticate dopo il buffet».
Grillo passa quindi a un’analisi più generica della «crisi del modello occidentale», più «profonda», dice, e che porta i sintomi di «una malattia che la politica preferisce usare anziché curare». Come per esempio con «il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione. Per rendere credibile il modello occidentale bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo». E le domande - avverte - riguardano «con una particolare attenzione l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle nostre vite. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio». Grillo quindi conclude che «il Movimento era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di sé stesso. Ma le domande ancora aspettano qualcuno che provi a rispondere...».
Un post divisivo, si diceva. Le critiche a Grillo spaziano dal sostegno al governo Draghi alla mancata discesa in campo del fondatore («Credo che anche tu, Beppe, hai le tue responsabilità, non avresti dovuto abbandonare la tua creatura lasciandola in mani poco esperte», scrive una sostenitrice del M5s).
Tra chi si espone a favore di Grillo, invece, c'è l’ex ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ed ex parlamentare pentastellato: «Il simbolo M5s deve tornare a Beppe Grillo. Se Conte e l'attuale gruppo dirigente vogliono portare avanti un progetto politico diverso, è loro pieno diritto farlo, ma con un nome e un simbolo propri».

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