La Ue, le elezioni, la difesa comune e le parole aggressive: cosa ha detto Mattarella
Il capo dello Stato nella cerimonia del Ventaglio difende l'Europa. E non nasconde la sua preoccupazione per il crescente astensionismo e l'uso della violenza per difendere le proprie idee

La sua è una strenua difesa dell’Europa, di questa vasta «area di pace» che può indicare la via per uscire dalla «barbarie nella vita internazionale». Così come una difesa dell’ipotesi della Convenzione europea che erroneamente è stata abbandonata. Sergio Mattarella nell’annuale cerimonia del Ventaglio per lo scambio delgi augri prima della pasua estiva torna a parlare di Europa, di multilateralismo e anche di politica interna sottolineando i timori per il crescente astensionismo, ma non entrando mai nella dialettica politica su cui il capo dello Stato deve restare estraneo ed imparziale.
Davanti alle «incertezze che provocano disorientamento quanto alle prospettive e inducono a interrogativi sull'affidabilità di punti di riferimento fino a poco tempo addietro avvertiti come dotati di chiarezza e di stabilità», Mattarella vede l’Ue come punto fermo, nonostante «in diversi campi, l'Unione deve assumere maggiore dinamismo. Anche per questo non è stato saggio lasciar cadere, nel 2022, il poderoso sforzo promosso dal Parlamento Europeo, sotto la presidenza di David Sassoli, con la Conferenza sul futuro dell'Europa; esercizio che aveva coinvolto milioni di cittadini europei. L'abbandono dell'ipotesi di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati è stato un grave errore». ». In questo quadro perciò la difesa comune «non è una minaccia di guerra, ma è uno strumento di pace».
L'Europa infatti, in pochi anni, ponendo in comune impegni del presente e prospettive del futuro, «è riuscita a trasformarsi, da continente lacerato per tanti secoli da contrasti e guerre sanguinose, nella più vasta area di pace e sviluppo comune. Area che non sorprende che attiri persone da ogni parte del mondo – ricorda il responsabile del Quirinale - L'Unione Europea non è inerte né silenziosa di fronte a quella invocazione di responsabilità, pur tra difficoltà di ogni genere, interne e, soprattutto, di origine esterna». Dall'Europa insomma viene presentata «una strada per la pace, contrapposta al tentativo di ritornare alla barbarie nella vita internazionale ripristinando la legge del più forte, peraltro, come si vede, di dubbia efficacia».
Europa, ma anche importanza delle relazioni internazionali extra Ue. «Da parte di chi nutre senso di responsabilità – sottolinea ancora Mattarella - si avverte l'esigenza di salvaguardare il sistema multilaterale e, al fine di restituirgli solidità, di procedere a una sua riforma, che, ispirandosi alla realtà, lo doti di forme e di strumenti adeguati al mondo così com'è oggi e non com'era tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta del secolo scorso». Da diverse parti ci si attende così che a questo fine «una spinta protagonista provenga dall'Europa», aggiunge, ricordando l’auspicio chiaramente espresso dal primo ministro del Canada, Carney.
Poi il ragionamento passa alla politica interna. Pur ricordando il limite del Quirinale di non entrare nel dibattito politico per assicurare «imparzialità ed estraneità alla dialettica, alla legittima dialettica, tra le parti politiche», Mattarella non nasconde che si augura che la vita politica interna del nostro Paese «si svolga nel reciproco rispetto; senza inopportuna aggressività verbale, spesso immotivata, e, a mio avviso, anche controproducente». Inoltre, si augura che «le tensioni elettorali - ancora, per la verità, piuttosto intempestive - non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini e non inducano ad alterare la realtà delle questioni».
Il capo dello Stato, in più, non nasconde la preoccupazione - tante volte manifestata - per il crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto. «Fenomeno che, affrontando il tema elettorale, dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto», dice. Poi un cenno ai comportamenti indivudali che devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. «Se invece si capovolgesse questo principio – spiega – e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l'abdicazione dello Stato».
Comportamenti individuali che mai devono sfociare comunque nella violenza, come è avvenuto sabato in Val di Susa. «Quanto avvenuto - da ultimo - sabato è inammissibile – precisa Mattarella - sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi. La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica».
Il pensiero delle istituzioni e della politica in più deve orientarsi a chi è costretto ad andare via dal proprio Paese in cerca di migliori condizioni, sia esso un migrante che arriva dall’Africa o un giovane italiano che espatria. «È comprensibile e opportuno dedicare attenzione alle modalità e ai problemi connessi a chi arriva nel nostro Paese – aggiunge - Mi auguro che almeno una parte di questa attenzione sia riversata anche a chi parte: ai numerosi nostri giovani che si trasferiscono all'estero non per scelta ma per necessità». Parlando del fenomeno dell’immigrazione, in particolare, Mattarella rimanda anche alle parole del Papa. «Leone XIV ha richiamato le coscienze di chi, nel mondo, riveste responsabilità istituzionali -ricorda - Personalmente ritengo indiscutibile - e condivido appieno - la considerazione del Pontefice della insuperabile necessità di accantonare la logica dell'emergenza - del tutto improduttiva, come risulta ormai senza ombra di dubbio - e di impegnarsi in interventi di strategia di governo del fenomeno».
Infine, un focus sul mondo dei media e della Rai. Il ruolo essenziale dell'informazione nei sistemi democratici, in particolare dei servizi pubblici, «non può incontrare ambiguità», sottolinea il capo dello Stato per cui è auspicabile che, nell'attesa, «si ponga finalmente riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi». Mattarella ribadisce inoltre di aver segnalato più volte «come libertà, informazione, democrazia, siano co-essenziali. I giornalisti sono testimoni dei fatti. Quando questo compito viene impedito od ostacolato, non si tratta di aggressioni a singoli professionisti bensì di un vulnus recato a tutti noi perché la libertà è un bene indivisibile». Per questo appare «difficilmente comprensibile» il ritardo, anche dell’Italia, nel recepire il regolamento europeo sulla libertà dei media è entrato in vigore l'8 agosto del 2025.
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