Automobilismo: c'è una Ferrari che vince ancora
Mentre la Formula 1 non brilla, Maranello si gode i titoli mondiali Endurance. Storia di una filiera di piloti azzurri che ha riportato la Rossa sul tetto del mondo

Da Antonelli ad Antonello (Coletta). La battuta nasce spontanea quando si parla di italiani al vertice nel motorsport. Il manager romano dirige la squadra Ferrari campione del mondo WEC, il mondiale di durata, e l’anno scorso (nel 2025) ha portato al titolo due piloti italiani come Antonio Giovinazzi e Alessandro Pier Guidi. Al successo ha contribuito anche l’altro italiano, Antonio Fuoco, che corre con l’altra vettura della scuderia. Un titolo mondiale che mancava a Maranello dal 1972, ovvero 53 anni in cui nella categoria si sono alternati altri marchi vincenti, come Lancia ad esempio, ma che con la vittoria della Ferrari ha riportato l’attenzione su queste corse. Come dire che non c’è solo Kimi Antonelli vincente e protagonista in F1, ma esiste un nutrito gruppo di piloti e squadre italiane che nel motorsport hanno vinto mondiali a ripetizione. E’ l’altra Italia da corsa, meno conosciuta perché i riflettori sono solo puntati sulla F1 ma che alla nostra nazione ha portato titoli e successi: «Ho sempre creduto nei piloti italiani – ci dice Coletta – e ho spinto per averli in squadra. Un percorso iniziato con le categorie minori delle GT e portato poi nel Wec. I risultati dicono che si crea un gruppo, un sistema e un metodo di lavoro che ha dato i suoi frutti. Con Pierguidi abbiamo raggiunto i quattro titoli mondiali: dopo quelli GT del 2017, 2021, 2022 è arrivato quello nel Wec nel 2025 insieme a Giovinazzi. È un metodo che ho sempre seguito e che ci rende orgogliosi perché tutto è avvenuto sotto l’ombrello della Ferrari, che rappresenta l’icona mondiale del motorsport». «Devo dire grazie a Coletta – dice Antonio Giovinazzi – perché lui ha insistito e spinto per avermi in squadra. Dopo le delusioni della F1 con la Sauber, le difficoltà nel trovare un altro volante nel circus, lui mi ha aperto le porte della Ferrari nel Wec. Ha dato fiducia e questa fiducia viene ripagata dando il massimo. L’anno scorso abbiamo vinto il mondiale costruttori e io quello piloti. E’ chiaro che quando hai un ambiente così, ti senti in dovere di dare il massimo in ogni momento». Replica Pier Guidi: «Chiaro che adesso è il momento di Antonelli ed è giusto che sia così, ma è anche vero che noi coi nostri successi abbiamo dato un impulso in più alla conoscenza del motorsport italiano, che a parte la F1 e quindi Antonelli di recente, per troppi anni ha visto una carenza di italiani al vertice mentre in tutte le altre categorie, dai rally alla pista, ha visto italiani campioni del mondo». Ovvero vincenti e sconosciuti, eppure la filiera promette bene.
Dice ancora Coletta: «È chiaro che nei prototipi ci siano più posti. Se in F1 ci sono 22 volanti disponibili, noi abbiamo tre piloti per macchina e quindi fra GT e Wec abbiamo posto per molti piloti, ma non ci sono solo Giovinazzi, Pier Guidi e Fuoco, nella GT sta crescendo molto bene Alessio Rovera e altri ancora sono nel mirino. È una questione di cultura e mentalità, perché un ragazzo che parte dai kart pensa solo alla formula, dimenticandosi che per essere professionisti lo si può fare anche in altre categorie. Abbiamo gare interessanti, a Imola sono arrivati in 100 mila a tifare Ferrari come accadeva tantissimi anni fa nelle gare sport (che per inciso facevano più spettatori della F1, ndr), si ritrova entusiasmo e passione. E la possibilità di far parte di una grande squadra come la Ferrari, accende la passione e i sogni dei giovani piloti». Due volte campione del mondo Turismo, Gabriele Tarquini nel 2018 ha segnato il record imbattuto di campione del mondo di automobilismo più anziano: ha vinto l’ultimo titolo a 55 anni e 7 mesi battendo il record che era di Juan Manuel Fangio. Oggi fa il direttore sportivo di Genesis, un marchio coreano che corre nel Wec e sfida la Ferrari. Cosa è mancato agli italiani per sfondare e per creare una vera filiera di campioni? «Intanto diciamo che con Antonelli è andato tutto nel verso giusto, ha la macchina vincente e ha vinto, cosa che non sempre è riuscita in passato agli altri piloti italiani che per un verso o per l’altro non avevano avuto le stesse condizioni. Questo è positivo perché come per Sinner nel tennis, si crea un movimento e una attenzione che porta all’emulazione. Oggi tutti vogliono giocare a tennis o diventare pilota come Kimi. Questo è positivo per tutto l’ambiente del motorsport, ma se la F1 rappresenta il vertice, posso dire che anche nelle altre categorie il vincere non è semplice. Non si guarda all’età, al passaporto, a chi sei, nessuno regala niente e vincere è sempre difficile, specialmente quando lo fai a livello mondiale come ho fatto io vincendo due titoli o come hanno fatto i ragazzi della Ferrari. Devono coincidere diversi fattori, con Antonelli lo hanno fatto, la speranza che accada anche per altri che si affacciano ora alle competizioni».
Antonio Fuoco è il terzo alfiere della Ferrari nel Wec, vincitore della 24 ore di Le Mans e parte di quel percorso di crescita che lo ha portato anche a fare il terzo pilota della rossa in F1. «È stato un crescendo dai tempi del GT grazie ad Antonello Coletta che ha creduto nei piloti italiani. Correre in un ambiente simile è stimolante, unico e lo capisci quando vedi la gente in tribuna che ti applaude, vedere e capire cosa vuol dire essere pilota Ferrari lo scopri solo a contatto con la gente. È stato davvero un merito di Coletta e del suo credere negli italiani, ha creato una filiera unica nel suo genere e una scuola». In conclusione Coletta riassume il perché di questa crescita e di quest’altra Italia da corsa vincente: «Che io abbia creduto nei piloti italiani è un fatto, ma è anche vero che si è trattato del lavoro di gruppo, di una dirigenza Ferrari che ci ha creduto e condiviso e spinto, si tratta del successo di un gruppo non certo di un singolo. Ringrazio che vede in me l’artefice di tutto ciò, ma la realtà è che è il lavoro di tutta la Ferrari e di chi ha creduto e condiviso una visione che ha portato a questi risultati. Senza il supporto di tutti questi attori, non sarebbe accaduto niente e ci tengo a ribadirlo».
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