«Non abbiamo ascoltato i bambini»: la Francia travolta dalla rabbia dopo l'omicidio di Lyhanna
di Daniele Zappalà, Parigi
Dopo l'orrore nel Gers per la morte dell'11enne, proteste e polemiche attraversano tutta la Francia. Sotto accusa di associazioni e famiglie le omissioni della giustizia. il governo annuncia la revisione di 70mila denunce archiviate

L’indignazione per l’innocenza violata. Gli esami di coscienza collettivi. Le promesse della politica di forgiare nuovi scudi per proteggere i più piccoli. Oltralpe, è un’onda in piena quella scatenata dal caso straziante di Lyhanna, la bambina di 11 anni sequestrata e uccisa nel Midi, verosimilmente da un pedofilo notorio, già più volte denunciato invano. Un po’ a tutti i livelli, la Francia riconosce di aver ignorato l’allarme lanciato da anni da famiglie e associazioni, sui minori divenuti l’ultima ruota del carro delle preoccupazioni nazionali. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin rifiuta di dimettersi, ma attorno a lui continua l’assedio, anche attraverso raduni davanti a circa 200 tribunali. Domenica, nel borgo rurale di Fleurance, teatro del dramma, una marcia civile di protesta ha riunito più di 6mila persone vestite di bianco, dietro ai genitori di Lyhanna. Il sindaco del piccolo comune, Grégory Bobbato, se l’è presa con l’incuria della Giustizia e l’epidemia d’omissioni nel Paese: «Si tratta di un fallimento nella nostra missione più importante in quanto politici, come nazione e come esseri umani: proteggere i bambini». Il dramma rappresenta «l’ultimo atto di una tragedia che si svolge da troppo tempo, non riconoscere la parola dei bambini». In stato d’arresto, il 41enne accusato, Jérôme Barella, ha fin qui negato, ma ha dovuto ritrattare la versione iniziale, riconoscendo di aver preso in macchina la bambina, amica della figlia. Contro di lui, le prove sembrano schiaccianti, anche perché il corpo di Lyhanna è stato ritrovato in un silo per cereali dell’azienda agricola per la quale Barella, padre di due bambine, aveva lavorato.

Sul fronte giudiziario, è giunto un nuovo colpo di scena: la procuratrice della Repubblica di Auch, Clémence Meyer, ha confermato che è stato appena fermato pure il fratello di Barella, per violenze contro l’ex compagna. Formalmente, l’accusa è di stupro su un minorenne di più di 15 anni, stupro verso il coniuge, sequestro, minacce di morte al coniuge. Fatti risalenti al 2007 e al 2017. I due fratelli non sarebbero più in contatto. Di certo, colpisce pure che lo scenario sia il dipartimento occitano del Gers, fra gli angoli di villeggiatura più ambiti, per i paesaggi pittoreschi di campagna. Anche in questo, il dramma di Lyhanna ricorda il caso Pelicot, che aveva rivelato il clima d’omertà attorno alle violenze estreme verso le donne, non lontano da Avignone, in mezzo ai celebri campi provenzali di lavanda. Sui media, risuonano le accuse vibranti dei responsabili di associazioni di difesa dell’infanzia, per i quali il caso è solo la punta di un iceberg. Fra i semplici cittadini, invece, serpeggiano rivendicazioni anche estreme, come un ritorno alla pena capitale. Questo clima incandescente, giorno dopo giorno, obbliga la politica a correre ai ripari. A livello governativo, dopo le riunioni ad hoc convocate dal premier Sébastien Lecornu, il guardasigilli Gérald Darmanin ha promesso che le oltre 70mila denunce giacenti per violenze su minori verranno tutte studiate nuovamente in dettaglio entro il 14 luglio. Il guardasigilli riconosce disfunzioni «estremamente gravi», assicurando che sarà fatta chiarezza. Si è inoltre detto favorevole a rendere imprescrittibili i reati commessi su minori. Domani, assieme al ministro dell’Interno Laurent Nunez, dovrà pure sottoporsi alle interrogazioni dei senatori della Commissione Giustizia. Intanto, all’Assemblea Nazionale, è stata presentata una bozza di legge sulle «violenze sessiste e sessuali», già sottoscritta da più di un centinaio di deputati.
Fra gli interventi più incisivi nel dibattito, quello di Alice Gayraud, figura di spicco della Ciivise, la Commissione indipendente sull’incesto e le violenze sessuali verso i bambini, creata nel 2021. Quasi nessuna delle raccomandazioni pubblicate dalla commissione è stata fin qui attuata, ha ricordato la militante, sottolineando che il Paese, dopo la rabbia destata da ogni nuovo dramma eclatante, torna poi a chiudere gli occhi su violenze ormai estremamente diffuse: «A ogni nuova fase di piena, si è invocata una svolta, come se nulla fosse avvenuto in precedenza. Per quanto tempo mimeremo stupore di fronte a crimini tanto ordinari?». Lo scenario tratteggiato da Gayraud chiama in causa l’intera società: «Ogni anno, 160mila bambini subiscono questo tipo di violenze, in genere da parte di un conoscente, quasi sempre un uomo. Quattro vittime su cinque non sporgeranno mai denuncia. Non c’è per loro nessun giudice da biasimare, solo una società di spettatori che finge di non vedere. Gli aggressori attingono la loro impunità da ciascuno di noi».
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