«L’aborto fino alla nascita, un colpo ai diritti umani»: arriva la “supplica” a re Carlo
A Londra confronto serrato sulla famigerata “clausola 208” che depenalizzerebbe l’interruzione di gravidanza in ogni momento. Associazioni per la vita in campo per tentare una strada sinora ritenuta impossibile

Il 14 aprile si è aperta in Inghilterra alla Camera dei Comuni la fase finale per l’approvazione del “Crime and Policy Bill”, un ampio disegno di legge penale su varie tematiche, che attraverso la “clausola 208” renderà possibile l’aborto per qualunque motivo, inclusa la selezione del sesso, «in qualsiasi momento fino al parto e durante lo stesso», come denuncia l’associazione “Right to life” (Diritto alla vita) in seguito alla sua totale depenalizzazione. Il 16 e il 20 aprile è poi continuato il ping pong tra Comuni e Lords sugli emendamenti al disegno di legge, in cui le due Camere hanno cercato di trovare un accordo sul testo finale, mentre all'orizzonte già si scorge il passaggio finale della firma di re Carlo, da qualcuno non ritenuta una mera formalità come dicono quasi tutti.
La clausola 208 è ritenuta ormai intoccabile dopo il tentativo fallito il 18 marzo di rimuoverla, nel tentativo di abrogare un altro emendamento – il 361 – con i relativi sotto-emendamenti, che renderebbe retroattiva la depenalizzazione degli aborti tardivi. Il testo di quest’ultimo emendamento, che grazia le donne già condannate e cancella le indagini, accuse e arresti dai registri, arresti e accuse, è passato senza una votazione formale.
John Deighan, alla guida della “Society for Unborn Children” (Spuc, la Società per il bambino non nato), ha affermato che «questa legge offende i bambini che sono stati inutilmente distrutti in passato. Un tempo avevano giustizia. Ora è stata loro sottratta».
Sir Edward Leigh, “Padre della Camera” (ovvero il deputato con la maggiore anzianità di servizio), ha criticato la clausola insieme all’emendamento che concederebbe la grazia retroattiva. «Posso richiamare l'attenzione su una questione di vita o di morte? – ha esordito Leigh –. Non è forse un terribile atto d'accusa contro la nostra società che una vita umana possa essere tolta quando sta per nascere e che vi sia un indulto per un caso così grave?».
Matt Vickers, vicepresidente del Partito Conservatore, ha affermato che lui e molti cittadini in tutto il Paese condividono queste preoccupazioni. Vickers ha criticato il modo in cui l'emendamento è stato aggiunto al disegno di legge dopo la fase in commissione, evitando così il controllo e le sessioni a cui sarebbe stato altrimenti sottoposto: «Un cambiamento così sismico nel rapporto tra lo Stato e i singoli individui avrebbe dovuto ricevere maggiore attenzione in questa sede».
La clausola 208 proposta dalla deputata laburista Tonia Antoniazzi, infatti, è stata approvata dopo meno di un'ora di discussione il 17 giugno 2025. «46 minuti di dibattito, senza consultazione pubblica o esame analitico in commissione – fa notare Right to life –. Se introdotta come disegno di legge autonomo, la norma avrebbe richiesto ore di esame dettagliato, incluse letture multiple e analisi riga per riga».
Domenica 19 aprile 2026, i vescovi cattolici di Inghilterra e Galles, riuniti a Roma per il loro ritiro spirituale primaverile, hanno celebrato una “Holy Hour”, una solenne ora di adorazione al Santissimo Sacramento per pregare per la promozione di una cultura della vita nel Regno Unito.
Oltre al dibattito ancora acceso sulla clausola 208, nella Camera dei Lord prosegue il dibattito sulla possibile legalizzazione del suicidio assistito. Il momento di preghiera è stato presieduto dall'arcivescovo di Liverpool, John Sherrington, vescovo referente per le questioni legate alla vita per la Conferenza episcopale. L'incontro si è svolto nella cappella di Palazzola, la chiesa di Santa Maria ad Nives, villa estiva del Venerabile Collegio Inglese vicino a Roma.
Mentre la Spuc sta valutando cosa ancora si può fare per fermare questa deriva contro madre e bambino, Right to Life ha lanciato una petizione al Primo Ministro per chiedergli di fare tutto ciò che è in suo potere per ridurre il limite temporale per l'aborto. C’è chi inoltre sta lavorando su una supplica al re Carlo per chiedergli che non conceda il Royal Assent a questa legge perché introducendo l’aborto andrebbe a colpire alla base il primo dei diritti umani: quello alla vita.
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