Aborto fino alla nascita: e se re Carlo non firmasse?
Alle battute conclusive il percorso parlamentare per la contestatissima riforma dell’accesso all’interruzione di gravidanza, che non avrebbe più limiti temporali. Una riforma destinata a far compiere un passo verso l’indicibile. Da secoli nessun sovrano si oppone alla firma di una legge. Ma c'è chi spera in un colpo di scena

Il 14 aprile inizia la fase finale per l’esame del “Crime and Policing Bill”, l'ampia riforma della giustizia penale che, dopo il passaggio alla Camera dei Lord, torna alla Camera dei Comuni per la revisione finale degli oltre 500 emendamenti approvati il 18 marzo scorso dai Lords. Questa proposta di legge si occupa dell’aborto introducendo con la Clausola 208 (approvata dalla Camera di Comuni nel giugno 2025 e poi confermata dai Lords), depenalizzando anche l’aborto tardivo e aprendo, di fatto, all’aborto possibile fino alla nascita. Una riforma della quale Avvenire si è già ampiamente occupato.
Quello che è previsto alla Camera dei Comuni è un passaggio formale che precede il Royal Assent (il Consenso del Re, in questo caso Carlo d’Inghilterra), l'ultimo atto necessario perché la proposta diventi legge dello Stato. Il passaggio definitivo è previsto per la tarda primavera o l’estate. Salvo colpi di scena: il Royal Assent non è mai stato negato a nessuna legge fin dal 1700, ma il popolo inglese della vita continua a sperare e a fare di tutto per difendere le donne e i bambini. E se Carlo non firmasse?
Il percorso di questa legge è stato complesso e ha visto un'accelerazione negli ultimi mesi:
Novembre 2023: il “Criminal Justice Bill” viene presentato alla Camera dei Comuni dal governo conservatore per affrontare vari temi di giustizia penale.
Giugno 2025: la Camera dei Comuni approva un emendamento per depenalizzare l'aborto, con l'intento dichiarato di evitare traumi giudiziari alle donne nei casi di aborti oltre i termini di legge.
18 marzo 2026: la Camera dei Lord approva la “Clause 208”, che ufficializza la depenalizzazione generale dell’aborto.
14 aprile 2026: inizia la revisione finale degli emendamenti ai Comuni (Consideration of Lords amendments) prima del sigillo reale. L’unico emendamento dei Lords relativo all’aborto che la Camera dei Comuni dovrà prendere in considerazione è il 361, presentato dalla baronessa laburista pro-aborto Thornton in merito alla grazia per le donne perseguite in passato.
Perché la riforma
Uno dei motori della riforma è stata la preoccupazione per una “criminalizzazione di massa” delle donne, che oltre a dover subire il trauma di un aborto tardivo, dovevano subire le conseguenze di un eventuale procedimento penale. Tuttavia i dati dipingono un quadro diverso. Tra il 1967 e il 2022 le donne condannate per aborto illegale in Inghilterra e Galles sono state solo tre. Fra il 2017 e il 2025 si registrano appena due condanne confermate. Sebbene le indagini siano aumentate dal 2018 (passando da quasi zero a circa 60 casi), il sistema giudiziario ha mostrato estrema prudenza.
Il rischio ora è l'opposto: eliminando la Clause 208 si teme un nuovo aumento degli aborti, pure tardivi e “fai-da-te” a casa (la pillola abortiva inviata via posta, prassi prevista in via eccezionale durante la pandemia e poi confermata come soluzione ordinaria). Le donne, quindi, sono destinate a restare sempre più sole. La salute delle madri, private di assistenza medica in fasi avanzate della gestazione, è a rischio. Ai bambini, anche quando hanno già capacità di sopravvivenza fuori dal grembo, non è il riconosciuto il diritto alla vita e perdono ogni tutela.
«Le conseguenze sono che, rimosso il deterrente legale, un numero maggiore di donne effettuerà pericolosi aborti tardivi, volontariamente o per coercizione, e la vita dei nascituri verrà ulteriormente svalutata» ha dichiarato Alithea Williams, public policy manager della associazione per la vita “Society for the protection of Unborn Children”.
Le cifre-record e la "Clause 208"
In Inghilterra e Galles nel 2023 ci sono stati 277.970 aborti, il numero più alto dal 1967 a oggi, con un aumento dell’11% dal 2022. L’incremento è dovuto alla pillola abortiva inviata per posta: l'87% degli aborti è stato farmacologico, nel 72% dei casi effettuato a domicilio. L'89% degli aborti è stato eseguito prima della decima settimana di gestazione.
Il cuore della controversia risiede nella “Clause 208”, con l’obiettivo di sottrarre le donne alla giurisdizione del diritto penale per quanto riguarda l’interruzione della propria gravidanza. Sebbene restino formalmente validi i limiti della legge del 1967 (24 settimane per gli aborti indotti da medici), la nuova clausola stabilisce che nessuna indagine o procedimento penale potrà essere avviato contro una donna che abortisce, indipendentemente dal momento in cui lo fa.
In termini pratici, quando il Bill riceverà l’assenso reale diventerà sempre lecito per una donna procurarsi un aborto per qualsiasi motivo – inclusa la selezione basata sul sesso – e in qualsiasi momento, fino al parto.
Cosa dice la Chiesa cattolica
Particolarmente severo è stato il commento di monsignor Philip Egan, vescovo di Portsmouth, che in un messaggio ha definito il voto dei Lord una «mossa sinistra»: «Siamo forse tornati alla moralità dell'Impero Romano, che permetteva l'infanticidio se un neonato era considerato debole o del sesso sbagliato?» ha chiesto provocatoriamente. In un’intervista Egan ha denunciato la logica che autorizza i forti a decidere il destino dei deboli. «Quando si perde la fede, si perde anche la ragione», ha avvertito il vescovo, sottolineando come la «falsa compassione» stia portando a un pendio scivoloso che unisce aborto e suicidio assistito. Di fronte a questo scenario, Egan invita i cattolici a essere una «minoranza creativa» capace di testimoniare il valore infinito di ogni vita.
Le parole di Egan non sono isolate. L’episcopato di Inghilterra e Galles parla all'unisono di una «tragedia nazionale».
Nonostante la spinta parlamentare, il sentire comune appare distante da queste posizioni estreme. Secondo i dati delle associazioni pro-life, solo l'1% delle donne britanniche sostiene l'aborto fino alla nascita, mentre il 91% chiede che l'aborto selettivo basato sul sesso resti illegale.
«Non è possibile alcuna sfida legale, poiché questo cambiamento è stato regolarmente approvato dal Parlamento, che è sovrano – spiega Alithea Williams –. Lanceremo una campagna per coinvolgere più persone nel movimento pro-life. Continueremo a contrastare la politica delle “pillole per posta”, che rende la depenalizzazione molto più pericolosa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






