Aborto fino alla nascita, l’Inghilterra si affaccia sul baratro

La Camera dei Lords respinge il tentativo di fermare la depenalizzazione degli aborti oltre le 24 settimane già approvata alla Camera dei Comuni. Una non perseguibilità che renderebbe lecita l’interruzione di gravidanza sino al parto. A un esito che la Chiesa cattolica definisce «spaventoso» mancano solo alcuni passaggi procedurali. E la firma di re Carlo
March 21, 2026
Aborto fino alla nascita, l’Inghilterra si affaccia sul baratro
"No all'aborto fino alla nascita": attivisti pro-life contestano la legge fuori dalla Camera dei Lords a Londra / ANSA
Aborto fino alla nascita. Un’espressione che impressiona solo a pronunciarla: perché “alla nascita” arriva un bambino completamente formato, e dunque più che di aborto si dovrebbe parlare di infanticidio. Ma anche senza entrare in distinguo che ci porterebbero lontano (durante tutta la gravidanza quello che sta crescendo è comunque sempre un bambino), ciò che accade in Inghilterra merita tutta la nostra attenzione. E dunque, ecco i fatti.
La Camera dei Lords ha appena esaurito l’esame della riforma dell’Offences Against Person Act (legge penale chiave dell’ordinamento inglese, datata 1861) licenziata dalla Camera dei Comuni nel giugno 2025. Su proposta della laburista Tonia Antoniazzi, i deputati avevano approvato un emendamento che depenalizza il ricorso all’aborto al di fuori dei limiti di legge, oltremanica 24 settimane di gravidanza (anche di più ma solo se sono comprovati una grave malformazione del feto o il rischio per la salute fisica o mentale della madre).
Il motivo di questa disapplicazione della norma penale è l’idea – in sé comprensibile – che a donne che affrontano i postumi di un aborto tardivo (parliamo di una gravidanza oltre i cinque mesi) sia meglio risparmiare indagini, interrogatori, perquisizioni, processi e condanne. La legge, tuttavia, oggi tiene conto della presenza di un altro soggetto nella pratica abortiva, cioè il bambino: e depenalizzare l’aborto fino al nono mese vuol dire azzerarne i già fragilissimi diritti, riducendolo a un male da estirpare. Ma è quello che sta accadendo in Inghilterra, con l’argomento che “non si può far regolare l’aborto da una legge dell’età vittoriana”.
Così i Lords, che proprio in questi giorni stanno sollevando svariate riserve alla legge sul suicidio assistito, hanno pensato che occorresse farla finita con un secolo e mezzo di punibilità dell’aborto, sebbene dopo le riforme del 1967 e del 1990 solo oltre uno stadio avanzato di gravidanza. Così con 185 voti contro 148 i “Pari d’Inghilterra” hanno respinto la proposta della baronessa Monckton di bocciare la riforma varata dai Comuni. No anche all’emendamento col quale si voleva introdurre il consulto medico obbligatorio per le donne che vogliono fruire dell’“aborto a domicilio”, cioè l’invio della pillola abortiva a casa per interrompere la gravidanza da sole entro la decima settimana di gravidanza, possibilità introdotta nel 2020 durante la pandemia e resa permanente nel 2022.
Il risultato del voto dei Lords è che presto in Inghilterra potrebbe essere lecito abortire fino al giorno prima del parto senza incorrere in alcuna conseguenza né dover dare conto della propria scelta. Un diritto vero e proprio su un’altra vita umana. Prospettiva «spaventosa», come si è espresso l’arcivescovo cattolico di Southwark, John Wilson, rilanciato dal sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. E mentre anche gli anglicani esprimevano tutto il loro dissenso attraverso la voce della prima donna arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally, la Chiesa cattolica si è detta «profondamente rattristata» per il voto dei Lords. In una dichiarazione dell’arcivescovo di Liverpool John Sherrington, responsabile dell’episcopato inglese per la Vita, si legge che la riforma della legge penale «rischia di portare a un aumento degli aborti tardivi, mettendo a rischio le donne incinte e i loro bambini. Molte donne potrebbero inoltre trovarsi ad affrontare rischi ancora maggiori di isolamento, coercizione e pressioni».
All’intervento per togliere ogni effetto penale agli aborti oltre i limiti di legge, che stando ai sondaggi l’opinione pubblica ha mostrato di non condividere, si è arrivati dopo il clamore suscitato da un’inchiesta della Bbc che nel 2024 scoprì come la polizia avesse avviato 60 indagini penali dal 2018 sugli aborti “extra-limiti”, mentre prima di allora non risultava aperto alcun fascicolo. Un cambio di registro rispetto alla tolleranza di fatto dovuto evidentemente a episodi di donne che avevano tentato di far passare per spontanei aborti tardivi che invece erano con ogni evidenza volontari.
La riforma – un unicum nel mondo – è destinata a entrare in vigore solo quando il testo varato dalla Camera dei Comuni e quello ratificato dai Lords saranno sovrapponibili. Solo dopo questo passaggio tecnico il testo andrà a re Carlo per il “royal assent”: una pura formalità, dati i poteri limitati della corona. Salvo colpi di scena che non sono da escludere, almeno quanto sono da sperare.

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