«I nostri studi per battere il tumore della tiroide»
Il gruppo della endocrinologa Rossella Elisei, coi finanziamenti di Fondazione Airc, ha scoperto un’alterazione del Dna che causa una forma della malattia. E l’industria ha prodotto poi un farmaco efficace. Domenica 10 maggio nelle piazze torna l'Azalea della ricerca per sostenere chi indaga le neoplasie “rosa”

«Il tumore della tiroide colpisce molto più le donne che gli uomini, e la sua incidenza è in aumento, anche se abbiamo strumenti per garantire una lunga sopravvivenza nella maggior parte dei casi. Grazie ai finanziamenti di Fondazione Airc, abbiamo studiato l’alterazione del Dna che causa una specifica forma di questo tumore che è il carcinoma midollare: da qui l’industria farmaceutica ha prodotto un farmaco che noi abbiamo dimostrato efficace nel frenare la malattia». Rossella Elisei, docente di Endocrinologia all’Università di Pisa e direttrice dell'Unità operativa di Endocrinologia 2 dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, dove svolge anche ricerca clinica, vanta una lunga esperienza con il tumore della tiroide, il sesto più diffuso tra le donne. E in occasione della festa della mamma, domenica 10 maggio, per sostenere gli studi sui tumori che colpiscono le donne, migliaia di azalee della ricerca saranno distribuite (con un contributo di 18 euro) dai volontari di Fondazione Airc nelle piazze di tutta Italia (l’elenco sul sito azaleadellaricerca.airc.it).
Che cos’è e quanto è pericoloso il tumore della tiroide?
Si parla di tumore della tiroide, ma ne esistono vari tipi, con diverse aggressività. In generale il carcinoma della tiroide è un tumore raro, anche se è il più frequente tra quelli di ambito endocrino. La sua incidenza è aumentata in modo significativo negli ultimi 15-20 anni, forse anche per le migliori capacità diagnostiche e per il fatto che le persone si controllano di più. La forma più comune è il carcinoma papillare, poi esistono quella follicolare, midollare e anaplastica. La forma papillare tende a essere poco aggressiva: il 90% si può curare in maniera anche definitiva con la terapia chirurgica e, se necessaria, con la terapia radio-metabolica con lo iodio radioattivo. Solo un 5-10% ha bisogno di altre terapie. Viceversa queste sono necessarie più spesso nelle forme midollari e ancor più nelle forme anaplastiche, rarissime ma molto aggressive.
Che cosa indicano questi nomi?
Papillare e follicolare nascono entrambi dalla cellula tiroidea principale, il nome deriva dall'aspetto che riscontra l’anatomopatologo dopo la rimozione chirurgica: nel papillare c'è una forma a papille, nei follicolari permane la struttura follicolare tipica della tiroide. Il carcinoma midollare invece nasce da una cellula tiroidea diversa, che si chiama cellula C parafollicolare. La cellula anaplastica invece ha perso completamente la sua forma originaria, e l’anatomopatologo non sa da dove proviene esattamente.
In che cosa consiste la vostra ricerca?
Grazie ai finanziamenti Airc, ci siamo occupati delle cellule della forma midollare, che è piuttosto rara: talvolta è sporadica, cioè del singolo paziente, talvolta ereditaria e può coinvolgere persino i bambini. Abbiamo identificato l’alterazione del Dna che ne è responsabile, l’oncogene Ret, riscontrando che è presente in circa il 60% delle forme sporadiche e in quasi il 100% delle forme ereditarie. Dopo tale scoperta sono stati sviluppati farmaci inibitori specifici di questa mutazione e il più recente, il selpercatinib, sta dimostrando un'ottima efficacia nel frenare la crescita della malattia e parziale regressione delle eventuali metastasi, con un netto prolungamento della sopravvivenza dei pazienti e, oltretutto, con pochi effetti effetti collaterali.
Qual è la prognosi dei tumori della tiroide?
In linea generale buona. Le forme papillare, follicolare e midollare colpiscono adulti, anche abbastanza giovani e il 90-95% di essi, in particolare quelli con papillare o follicolare, ha una sopravvivenza di almeno 35-40 anni. Per quelli che sfuggono a questo andamento così buono, negli ultimi 5-10 anni, grazie all’identificazione delle alterazioni del Dna all’origine di queste neoplasie, l'industria farmaceutica ha sviluppato nuovi farmaci che aiutano a bloccare la crescita del tumore. Anche nel nostro ospedale, che è un centro di riferimento per la diagnosi e la cura del carcinoma tiroideo, con pazienti da tutta Italia, abbiamo svolto trial clinici con i nuovi farmaci. Molti di questi sono entrati nella pratica clinica: anche se non sono curativi al 100% riescono a cronicizzare la malattia, e a consentire al paziente una più lunga sopravvivenza. I pazienti con carcinoma anaplastico sono rarissimi, di solito anziani, e hanno una prognosi peggiore, ma anche questa sta migliorando sempre grazie a farmaci a bersaglio molecolare di nuova generazione.
Si può fare prevenzione di questo tumore?
L’importante è non sottovalutare mai la presenza di una evidente tumefazione a livello del collo, sia centrale che laterale. Se compare, è bene fare subito un controllo endocrinologico, perché qualsiasi tipo di carcinoma tiroideo si presenta come un nodulo e anche se solo il 10% di essi è maligno, è importante valutarne subito la natura.
Ipertiroidismi e ipotiroidismi, patologie più note, si correlano allo sviluppo dei tumori?
No, sono malattie completamente diverse, tant'è vero che nel caso dei tumori raramente la tiroide presenta una disfunzione. L’ipertirodismo è quando la tiroide funziona di più, l'ipotiroidismo quando funziona di meno: queste sono generalmente patologie croniche, che vanno curate, però sono forme benigne.
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