Camminare per 28 chilometri con una domanda: «Come mi conosci?»

Sabato migliaia di persone parteciperanno al pellegrinaggio Macerata-Loreto. «Ogni volta è una sorpresa. Anche per gente che, come chi scrive, ha già fatto quel percorso, lo conosce a memoria, sa bene le fatiche che lo attendono». Per lasciarsi sorprendere dallo sguardo di Gesù, che si fa compagno di strada
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June 12, 2026
Camminare per 28 chilometri con una domanda: «Come mi conosci?»
/Foto dal sito del Pellegrinaggio Macerata-Loreto www.pellegrinaggio.org
Ogni volta è una sorpresa. È lo stupore a prevalere sul già saputo. Anche per gente che, come chi scrive, ha già fatto quel cammino per venticinque anni, conosce a memoria il percorso, sa bene le fatiche che lo attendono, il sacrificio di camminare tutta la notte, per ventotto chilometri, senza fermarsi mai. Con il peso dell’età ogni volta più incombente.
Il pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto, in programma sabato e che quest’anno celebra la quarantottesima edizione, desta sempre la meraviglia di vedere migliaia di persone che dopo avere camminato pregando e cantando tutta la notte arrivano all’alba davanti alla Santa Casa con il sorriso sul volto. E ripropone interrogativi e risposte che molto hanno a che fare con i tempi che viviamo. Perché, per chi, per cosa vale la pena mettersi in cammino? Ci vuole un motivo forte, qualcosa di tosto, che nutra l’esistenza. Ci vuole Qualcuno. Qualcuno che conosca i segreti del nostro cuore, che sappia intercettare il nostro desiderio di felicità e dargli una risposta.
Stupisce pensare che duemila anni fa una ragazza si sia fidata delle parole che le venivano rivolte, gravide di significato e insieme misteriose, e abbia accolto l’annuncio che da lei sarebbe nato il figlio di Dio. Il «sì» di Maria – un gesto per nulla scontato, frutto della sua libertà – è stato l’inizio della più grande rivoluzione della storia, il cristianesimo, arrivato da Nazareth fino alle nostre case: un avvenimento con cui sabato si misureranno i partecipanti al pellegrinaggio, anche loro eredi di quel «sì».
È una storia che continua a svilupparsi come una sorta di contagio buono. Erano 300 nel 1978 quando don Giancarlo Vecerrica, insegnante di religione al liceo Leopardi di Macerata, invitò i suoi studenti a mettersi in cammino verso Loreto, come per secoli avevano fatto i contadini che abitavano le campagne. Erano 90mila l’anno scorso: giovani, famiglie, anziani, dall’Italia e dall’estero. Un gesto di popolo, promosso da Comunione e Liberazione insieme alle diocesi delle Marche e animato da persone appartenenti a movimenti, associazioni, parrocchie. Tra loro anche gente che non frequenta le chiese, ma vuole fare i conti con la domanda che dà il titolo all’edizione di quest’anno: “Come mi conosci?”. È la domanda che Natanaele rivolge a Gesù nel racconto evangelico, dopo avere incontrato quell’uomo che l’aveva guardato come nessuno prima di lui. Uno sguardo da cui era stato affascinato, uno sguardo d’amore come quello che tutti vorremmo ricevere e poter comunicare. Uno sguardo di cui ha sommamente bisogno questo mondo dilaniato dalle guerre, dove la logica della sopraffazione sembra prevalere. Per questo, un gesto come il pellegrinaggio è una testimonianza che porta con sé un grande valore religioso e insieme civile: l’altro è un bene prezioso, ha un valore infinito che non dipende da me, è rapporto con Dio, e questo valore va riconosciuto e coltivato fino a farlo diventare il criterio che presiede i rapporti tra le persone e tra i popoli. Lo ricorda Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, nel messaggio inviato ai pellegrini: «Il gusto che l’altro esista è la radice di ogni diritto, di ogni politica degna di questo nome, di ogni pace vera che non sia solo una tregua precaria».
L’offerta della fatica del cammino di una notte verso la Santa Casa di Loreto è il piccolo-grande contributo all’edificazione di un mondo più umano, in cui ciascuno possa fare sua la domanda di Natanaele: «Come mi conosci?». E lasciarsi sorprendere dallo sguardo di Gesù che ci rivela a noi stessi facendosi compagno di strada.

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