lunedì 19 gennaio 2004
Il prof. Carlo Flamigni è certamente un valente ginecologo, ma quanto a teologia morale farebbe bene a essere più prudente, invece di prodursi in saggi come quello scritto per Bioetica, la rivista della Consulta "laica" di bioetica (num. 4 del 2003) per difendere la definizione di «legge cattolica» da lui data a quella sulla «fecondazione medicalmente assistita». Questa sarebbe tale solo «perché è fortemente voluta dai cattolici e il fatto che la vogliano è di per sé indice che è di loro gradimento». Già l"uso politico del nome «parlamentari cattolici» è scorretto, riferendosi a una categoria non politica, e discriminatorio (art. 3 della Cost.). In più, le motivazioni e, dunque, le intenzioni di questo «volere», che in morale hanno un valore determinante, per lui non contano: neppure se ampiamente sostenute dalla dichiarazione che si tratta del minor male o della "riduzione del danno" possibili nell"attuale situazione politica. Per non tener conto di questo essenziale elemento di valutazione, Flamigni ha scritto venti pagine, in cui le motivazioni sono perfino correttamente citate (il Papa, i Vescovi, il Movimento per la vita), ma insieme con il rifiuto di prenderle in considerazione. Peccato, perché il suo saggio si apre con una corretta definizione «dell"idea laica nel senso più alto della laicità» culturale, che fa giustizia di tanto laicismo spacciato per laicità. Premessa che, però, immediatamente dopo è negata di fatto con l"imputazione ai  «laici [...] sostenitori» di questa legge di «non aver riflettuto a sufficienza sulla questione o essere legati ad antichi tabù e a obsolete sopravvivenze culturali che li portano a continuare a essere alle dipendenze della tradizione cattolica», accusa che è pregiudiziale e l"esatto contrario di ciò che un «laico» deve al contraddittore. Il "clou" di tutto il saggio è, però, là dove il nostro ginecologo spiega al Papa e ai Vescovi come una vera «legge cattolica» sarebbe dovuta essere. Vuol dire che segnaleremo Flamigni al cardinale Ratzinger come consulente in teologia morale.
PERSONA E SCIENZALo stesso Flamigni afferma, nel saggio citato, che «non sappiamo esattamente quando ha inizio la persona umana, ma sappiamo con certezza che non può avere inizio alla fecondazione». Questa è un"affermazione scientifica: si deve presumere, perciò, che la persona sia accertabile con tecniche sperimentali. Gradiremmo sapere quali. Anche Scalfari scrive sul Venerdì di Repubblica (venerdì 16) che «quel grumo di cellule già fecondato non può che diventare un essere umano», ma che occorre «sapere quand"è che da progetto emerge l"individuo titolare di diritti». Come sopra: ci piacerebbe sapere con quali mezzi scientifici si può stabilire la «titolarità» e il suo «quando». Per intanto suggeriamo a entrambi la seguente lettura: «È tempo che il pregiudizio scientista " che considera rilevante solo ciò che si può misurare " venga lasciato da parte [...] La filosofia sarebbe bene tornasse a fare il suo lavoro, smettendo di scimmiottare la neurologia o le scienze cognitive» (il Manifesto sulla somiglianza " 98% del Dna " dello scimpanzé all"uomo, mercoledì 14).
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