Quando i campi fanno acqua
sabato 19 febbraio 2011
Oltre cinquemila milioni di euro. È la somma che occorrerebbe spendere per le misure più urgenti per arginare il degrado idraulico del territorio italiano e di quello agricolo in particolare. Si tratta di una somma ingente, che difficilmente potrà essere spesa, ma che dà il senso del "peso" economico della mala gestione del territorio dal punto di vista idrogeologico. Occorre anche considerare questo aspetto, proprio nel momento in cui le rilevazioni della congiuntura agricola parlano di una possibile timida ripresa, tutta da consolidare e da nutrire con interventi efficaci.
A fare i conti sui costi del degrado territoriale dal punto di vista del governo delle acque è stata l'Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni che per quest'anno ha costruito un elenco di 2.519 interventi su 12 gruppi di azioni specifiche. Alla fine dei conti si tratta, come si è detto, di 5.723 milioni di euro da spendere. Certo, l'Associazione delle bonifiche precisa subito che «si è certamente consapevoli delle difficoltà connesse al debito pubblico, ma è indispensabile individuare soluzioni idonee per il reperimento delle risorse, anche attraverso una proiezione quindicennale dell'impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui, secondo una soluzione già adottata nel recente passato. Si tratta altresì di valutare, quali siano le possibilità di utilizzo dei fondi dell'Unione Europea». Ma il problema rimane tutto. Anche tenendo conto che le necessità finanziarie sono giudicate «irrisorie rispetto alle spese sostenute per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche». E non solo, perché il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull'intero territorio nazionale era stato indicato dal Governo in 44 miliardi di euro, di cui 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno.
Una montagna di soldi che, in qualche modo, si dovrà iniziare a trovare. Anche perché, intanto, nel 2010, dalle prime stime i danni dovuti ad eventi originati dal dissesto idrogeologico sono arrivati a oltre 3 miliardi di euro. E non solo. A fare i conti con questa situazione c'è ovviamente la normale produzione agroalimentare. Che, nel frattempo, stando alle ultime rilevazioni sul prodotto interno lordo, lancia timidi segnali positivi. Se confermata, questa potrebbe essere una buona notizia. Anche se " è stato subito fatto rilevare " c'è da recuperare un calo di oltre due miliardi, cioè più del 7%, dal 2004 al 2009. Il problema, anche in questo caso così come per le risorse da mettere in gioco per il riassetto idrogeologico, è nei tempi. Politiche di competitività mirate da una parte e azioni decise per il riassetto del territorio dall'altra, potrebbero quindi essere la coppia vincente per cercare di far riagguantare al comparto la strada della ripresa. Un'impresa difficile vista la situazione generale della congiuntura economica e le incertezze del quadro politico.
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