venerdì 11 maggio 2018
Vite digitali di Gigio Rancilio
L'aumento delle fake news , la Chiesa e la via d'uscita

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Dobbiamo darci da fare, e in fretta. Anche se l'argomento ci sembra trito e ritrito. Anche se pensiamo di non avere colpe e di essere solo vittime del sistema.
Dobbiamo darci da fare tutti perché per fermare la deriva non bastano esperti, algoritmi, regole, intelligenza artificiale o team di fact checker (le persone che verificano le informazioni). «Nel 2022 il pubblico occidentale consumerà più notizie false che vere. E non ci sarà sufficiente capacità materiale o tecnologica per eliminarle». È la nefasta previsione emersa dal rapporto Gartner, presentato mercoledì a Madrid al Forum «Fake news: come combattere le notizie false in Europa».
Possibile che la situazione sia così drammatica? A dare retta al Mit, il Massachusetts Institute of Technology, «le fake news si propagano su Twitter sei volte più velocemente delle notizie vere e hanno il 70% di possibilità in più di essere ritwittate». Ci cascano i ragazzi come gli adulti, i meno scolarizzati e gli intellettuali.
Perché è vero che le fake news aumentano perché sono un business e un'arma politica, ma tutto questo accade con la complicità dei nostri «bug cognitivi» (che ci portano a premiare non le notizie vere ma quelle che confermano i nostri pregiudizi) e con quella degli «analfabeti funzionali». In Italia, secondo l'Ocse (l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ci sono circa 11 milioni di persone «che, non avendo strumenti adeguati, si informano solo per sentito dire». Il 20,9% di questi ha un diploma e il 4,1% una laurea. Perché anche chi ha studiato, se smette di esercitare le competenze imparate a scuola «nel tempo le perde».
Non è un caso che, anche nell'informazione, il futuro sia nei video. A furia di non leggere più testi lunghi (nel 2016 il 60% degli italiani non ha letto alcun libro, neanche uno di ricette) tendiamo a privilegiare le immagini e i testi brevi. Ma questa «scorciatoia» non aumenta la nostra capacità di capire, al massimo soddisfa (male) il nostro «bisogno» di un'informazione «veloce e leggera» (sempre più «veloce» e sempre più «leggera»).
Per affrontare nel giusto modo la deriva delle fake news dobbiamo (ri)mettere al centro le persone. Invece i media spesso se ne occupano solo per screditare la Rete e i social anche perché sono convinti che siano in crisi per colpa loro. Mentre la politica – anche quella parte che ha usato al limite della legalità social e bot informatici per convincere gli elettori – sembra accorgersi che le fake news sono un problema solo quando potrebbero avvantaggiare gli avversari. Al Parlamento europeo, per esempio, se ne discute molto soprattutto per un motivo, molto concreto: nel maggio 2019 ci saranno le elezioni europee.
E i lettori? Le persone) Hanno capito che esiste il problema, ma non hanno né troppo tempo né troppa voglia di farsene carico. Così, a seconda dei giorni, confidano nei Governi o nella tecnologia, sperando che uno dei due alla fine risolva il problema. Da ieri, per esempio, Facebook sta chiedendo sul suo social agli italiani di votare la credibilità delle testate di informazione. Ma come la mettiamo con i giornali considerati «di parte»? Chi peserà i voti negativi di chi punirà l'avversario perché non concorda col suo pensiero, bollandolo come «fake»?
Come ha ricordato con efficacia Federico Puppo, docente di filosofia del diritto a Trento «ormai le opinioni stanno sostituendo la realtà». Ormai (aggiungo io) il «percepito» ha sostituito il reale. Solo che come cantava Neil Young «la ruggine non dorme mai», come la disinformazione. E giorno dopo giorno arrugginisce non solo il modo di fare informazione ma anche il nostro modo di informarci, la nostra capacità di selezionare non solo tra notizie vere e false ma anche tra notizie che valgono e informazioni pilotate o sciocche.
Come se ne esce? In un solo modo: (ri)mettendo al centro le persone. Sembrerà di parte sottolinearlo, ma fa effetto vedere che in questa direzione sembra andare solo la Chiesa. E non è un caso che la 52esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di domenica avrà come tema «La verità vi farà liberi. Fake news e giornalismo di pace». Così come colpisce (ri)scoprire che già nel 1972 Paolo VI aveva espresso la sua preoccupazione sul rapporto tra comunicazione e verità. Allora Internet non esisteva e tantomeno i social. Ma la Chiesa aveva già a cuore il problema. Perché aveva (come sempre) a cuore l'uomo.

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