Il profumo della vicinanza
lunedì 6 aprile 2020

Il Vangelo del lunedì della Settimana Santa è dedicato ad uno strano racconto tanto sensuale quanto crudele. Si tratta di Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro, che cosparse con trecento grammi di puro nardo i piedi di Gesù, e che poi asciugò con i suoi capelli. Si tratta di un evento estremamente sensuale, ma non è di questo che vorrei parlare. Del profumo, invece, sì. Perché il profumo – nella società contemporanea come dall’antichità – esprime una specie di lusso e ha certamente sempre espresso una relazione all’immortalità, all’eterno. Anzi, più il profumo è di qualità, e più chiaramente è costoso, e più esprime un’essenza tutta particolare. Si pensa che utilizzare profumi sia un lusso e invece, cospargersi di profumo significa già poter fare la differenza della propria identità olfattiva. Significa volere comunicare la propria essenza a secondo del tempo e del modo di vita che si sta affrontando. C’è chi rimane per tutta la vita fedele a un profumo, c’è chi invece cambia continuamente in ricerca della perfezione.
Ora anche Gesù ha avuto questa esperienza olfattiva, e sensuale per di più. Il profumo si dice anche essenza perché esprime proprio qualcosa di intimo (di “interiorissimo", verrebbe da dire) della persona che vuole trasmettere un suo carattere. E per chiunque possa sentire il profumo di un altro, si tratta di percepire l’essenza della persona. E guarda caso questo temibile virus, il Covid-19, ha tra i primi suoi effetti di privare l’essere umano contaminato del gusto e dell’odorato. Più passa il tempo e più credo che questo virus, passerà nella storia dell’umanità come quel microscopico agente che avrà rivoluzionato le relazioni umane. Se l’Hiv ha sconvolto il modo di concepire la sessualità, perché sempre e comunque uno spettro della trasmissione del virus incombe sulle relazioni sessuali, così il coronavirus trasformerà tutte le relazioni umane di vicinanza che potranno essere immaginate a rischio. Il profumo allora è, e magari lo diventerà ancora di più, un modo di oltrepassare il contatto fisico, con una presentazione di sé già caratterizzata con la propria identità essenziale.
Non è un caso che la storia dei profumi sia anche dovuta alle conseguenze nefaste di pesti ed epidemie. Per quanto mi riguarda, già in queste settimane ho deciso di focalizzarmi su due soli profumi che avevo in dotazione: l’assenzio che mi ricorda un sentore di ospedale, di medicinale, e quello ben più brillante il cui nome, Allien, fa pensare al fatto di essere diventato straniero ai miei stessi esseri.
Ecco, Cristo ha fatto queste semplicissima, ma profondissima esperienza olfattiva grazie alle attenzioni affettuose di Maria. Che poi cospargere i piedi di Gesù di nardo non facesse che preannunciare la morte imminente di Cristo è anche un fatto sicuro, perché al momento della sua morte, il corpo di Gesù sarebbe stato cosparso di unguenti che rinviano all’eternità e quindi alla Risurrezione. Ma questo è il seguito della storia. Per il momento, soffermiamoci sull’essenza di Cristo.

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