domenica 21 ottobre 2007
«Il Paradiso non c'è, ma siamo destinati alla felicità»: così il Corriere della sera presenta (giovedì 19) l'ultimo libro del filosofo Emanuele Severino. Il suo titolo è «Oltrepassare» e intende la morte come fine, perché tutto è eterno: «La salvezza non è una semplice possibilità, ma una vera e propria necessità [...] L'uomo è atteso dalla terra che salva» e l'eternità non è che «un immenso che non s'immagina» in cui noi siamo «destinati alla felicità». Attenzione, però: il recensore, Andrea Torno, spiega che «la vita eterna non è quella di cui parlano le religioni». Ancora: «"L'estrema delle follie", vale a dire la persuasione che le cose e l'uomo "sporgano provvisoriamente dal nulla", rappresenta il più terribile degli equivoci». Una citazione letterale di Severino fornisce anche una interpretazione mitologica dell'Eucaristia: sarebbe «lo smembramento del Dio» attuato per «mangiarne le carni e berne il sangue» onde «impadronirsi della sua potenza». Naturalmente questo è solo un modesto tentativo di ridurre all'osso tutta la complessità di Severino mentre il filosofo argomenta assai bene le sue tesi. Tuttavia la lettura, sia pure fatta attraverso la recensione di un libro non ancora in libreria, lascia l'impressione di una ricerca artificiosa condotta nella preoccupazione di costruire un'alternativa filosofica (con qualche fascino) al "Paradiso delle religioni". Che ammette l'eternità, ma non ne spiega il senso né risponde alle domande ultime: perché l'uomo esiste? Perché è destinato all'eternità?

ORDINI
Nel 2003, in un'intervista a La Stampa (27 febbraio), il Premio Nobel James Watson, uno dei due scopritori del Dna, commentando il proprio lavoro aveva detto: «Niente più ordini dal Paradiso». Giovedì 18 tutti i giornali hanno riportato la nuova scoperta che Watson dice di aver fatto: «I neri africani sono meno intelligenti dei bianchi». Adesso non c'è dubbio: questo non è un ordine dal Paradiso.

RIVOLUZIONI
Al di là del giudizio di merito sul nuovo Pd, le primarie del 14 ottobre sono state un segno di democrazia diretta, che, però, l'Unità (lunedì 15) ha letto in un modo tutto suo: «La rivoluzione d'ottobre» diceva un titolo su tutta la prima pagina. Sennonché quella rivoluzione fu un episodio di violenza che iniziò settant'anni di feroce dittatura. Quel titolo non è un buon auspicio per il Pd, ma chi altri avrebbe potuto pensarlo se non dei comunisti? L'intera pagina 22 di quel giorno, infatti, era tutta dedicata alla «Rivoluzione d'Ottobre: 1917, cronaca di un giorno in cui nacque il Novecento». Nacque? Cominciò a morire, almeno in Russia e negli altri Paesi comunisti.

BEATIFICAZIONI
Ancora l'Unità (domenica 14): «Spagna, beatificate dal Papa solo vittime di fede franchista». A parte la riduzione della fede cristiana al «franchismo», il Papa dovrebbe beatificare, per equità, anche coloro che le vittime hanno ucciso? Se proprio l'Unità ci tiene, se li beatifichi da sé. La medesima Unità (giovedì 18) protestava, perché «il Vaticano attacca la Cassazione» per la sentenza sull'eutanasia e, sotto il medesimo titolo, un box denuncia provocatoriamente che sono «in 1500 nelle medesime condizioni di Eluana». Li dovremo far morire tutti?
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