domenica 18 novembre 2007
Leggi l'anticipa-
zione pubbli-
cata su L'Espresso (del 22 novembre) del libro-intervista di Alain Elkann a Umberto Veronesi "Essere Laico" e subito ti chiedi: è possibile che anche delle belle teste di scienziati scrivano cose così vecchie e banali e che la "laicità" si riduca a sentirsi animali? Ecco una piccola antologia veronesiana: «Non posso dire di negare l'esistenza di Dio, non avendo le prove per negarla [... ma così] si conquista una certezza che siamo semplicemente animali molto evoluti». Quella degli scimpanzé «è già una civiltà non lontana da quella umana, anche se primordiale [...] Siamo animali, però con un senso etico molto evoluto [...] Il rapporto con Dio non c'entra col senso etico». E poi: «Dio non ha le nostre forme, come invece la Bibbia ci vuol far credere [...] Mi rifiuto di pensare che la legge della giungla, cioè della sopraffazione, sia un disegno divino, almeno di un Dio buono [...] Il non credente soffre meno e muore meglio [...] Tutti gli esseri viventi fanno parte di una regola che si basa sulla continua trasformazione, sulla rigenerazione, sulla rinascita [...] Noi siamo
qui solo per caso». L'unica cosa condivisibile in tutte le risposte di Veronesi è la seguente: «Nessuna punizione divina» nella malattia. Lo si sarà notato: i non credenti sono spesso coloro che più parlano di Dio, anche se con scarsa conoscenza dell'argomento, forse perché si accontentano di fonti sbagliate. Resta la speranza che questo battere della loro lingua dove il dente duole sia, più che presunzione, segno di un bisogno che si rifiutano di ammettere.

LA CONFESSIONE 1
Nonostante le documentatissime smentite di Avvenire (l'ultima, domenica 11, ha ridotto l'articolo di Curzio Maltese del giorno prima sui «Turisti in nome di Dio, un affare da 5 miliardi di Euro», a canovaccio di un irrestibile sketch comico), La Repubblica insiste nella sua campagna anticlericale. Fortuna che, qualche giorno prima (martedì 6), aveva aperto la sua prima pagina con una vignetta di Altan, che diceva: «Non voglio essere anticlericale, ma poi mi chiedo: perché no?». Dopo la non-inchiesta sui «I soldi dei vescovi», sembra una confessione spontanea e, se lo dice Repubblica, c'è da crederle.

LA CONFESSIONE 2
Quando il Senato respinse una richiesta della sinistra di far gravare l'Ici sulle opere della Chiesa, Liberazione, quotidiano del Prc, pubblicò una pesante protesta. Ora il medesimo giornale (giovedì 15) definisce quell'articolo «un giudizio frettoloso e sbagliato». Quattro esponenti del Prc (Lidia Menapace, Giovanni Russo Spena, Rina Gagliardi e Tommaso Sodano) scrivono: «Non è vero che la Chiesa cattolica non paga l'Ici sulle attività commerciali che svolge: è vera un'altra cosa, che cioè il confine tra le iniziative a dichiarata finalità di lucro e quelle di carattere diverso (assistenziale, ricreativo, alternativo) è molto difficile da tracciare» per «l'ambiguità legislativa» circa «la definizione di ciò che è commerciale e di ciò che non lo è». E aggiungono: «Anche molte strutture laiche, dalle Case del Popolo ai circoli Arci, dalle Ong alle associazioni alternative, ai Centri Sociali in cui si mangia e si beve a un prezzo "politico" [...] sfruttano questa ambiguità». Liberazione è onesta, La Repubblica è laicista.

TASSE E VITA
Sul Venerdì di Repubblica, il filosofo Umberto Galimberti si chiede: «Se il diritto alla vita è garantito dai tributi [che finanziano gli ospedali] perché i movimenti per la vita non invitano a pagare le tasse?» Perché per pagare le tasse bisogna che prima il diritto alla vita sia rispettato e attuato.
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