giovedì 20 settembre 2018
Francesco denuncia il dilagare di «nuove forme di xenofobia e di razzismo». «Accade pure che nel mondo della politica si ceda alla tentazione di strumentalizzare le paure»
Papa Francesco (Fotogramma)

Papa Francesco (Fotogramma)

«Ero straniero e non mi avete accolto» (Mt 25,43). Dirà forse così Gesù, nel giorno del Giudizio universale, a chi chiude le porte con disprezzo ai migranti che bussano? O a chi, ancor peggio, approfitta della loro condizione di irregolarità o di illegalità per sfruttarli? La riflessione è stata al centro del discorso di papa Francesco ai partecipanti, ricevuti in udienza, alla Conferenza internazionale su «Xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto delle migrazioni mondiali» promossa a Roma dal Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale. Mettendo da parte il testo preparato, il Papa ha parlato interamente a braccio. Ecco i punti principali del suo discorso.

Torna la paura dello straniero. E la politica la cavalca

«Viviamo tempi in cui sembrano riprendere vita e diffondersi sentimenti che a molti parevano superati» ha osservato il Papa. «Sentimenti di sospetto, di timore, di disprezzo e perfino di odio nei confronti di individui o gruppi giudicati diversi in ragione della loro appartenenza etnica, nazionale o religiosa e, in quanto tali, ritenuti non abbastanza degni di partecipare pienamente alla vita della società». «Questi sentimenti, poi - ha aggiunto -, troppo spesso ispirano veri e propri atti di intolleranza, discriminazione o esclusione».

«Purtroppo accade pure che nel mondo della politica si ceda alla tentazione di strumentalizzare le paure o le oggettive difficoltà di alcuni gruppi e di servirsi di promesse illusorie per miopi interessi elettorali».

Chi lucra sui migranti ne risponderà a Dio

«Coloro, poi, che traggono giovamento economico dal clima di sfiducia , in cui l'irregolarità o l'illegalità del soggiorno favorisce e nutre un sistema di precariato e di sfruttamento - talora a un livello tale da dar vita a vere e proprie forme di schiavitù - dovrebbero fare un profondo esame di coscienza, nella consapevolezza che un giorno dovranno rendere conto davanti a Dio delle scelte che hanno operato».

Nel giorno del giudizio universale, il Signore ci rammenterà: "ero straniero e non mi avete accolto" (Mt 25,43). Ma già oggi ci interpella: "sono straniero, non mi riconoscete?"».

Le religioni chiamate a diffondere la morale naturale

«Di fronte al dilagare di nuove forme di xenofobia e di razzismo, anche i leader di tutte le religioni hanno un'importante missione: quella di diffondere tra i loro fedeli i principi e i valori etici inscritti da Dio nel cuore dell'uomo, noti come la legge morale naturale». «Si tratta di compiere e ispirare gesti che contribuiscano a costruire società fondate sul principio della sacralità della vita umana e sul rispetto della dignità di ogni persona, sulla carità, sulla fratellanza - che va ben oltre la tolleranza - e sulla solidarietà», ha spiegato il Papa. In particolare, «possano le Chiese cristiane farsi testimoni umili e operose dell'amore di Cristo. Per i cristiani, infatti, le responsabilità morali sopra menzionate assumono un significato ancora più profondo alla luce della fede. La comune origine e il legame singolare con il Creatore rendono tutte le persone membri di un'unica famiglia, fratelli e sorelle, creati a immagine e somiglianza di Dio, come insegna la Rivelazione biblica».

La dignità di tutti gli uomini, l'unità fondamentale del genere umano e la chiamata a vivere da fratelli, trovano conferma e si rafforzano ulteriormente nella misura in cui si accoglie la Buona Notizia che tutti sono ugualmente salvati e riuniti da Cristo, al punto che - come dice san Paolo - "non c'è giudeo né greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti [... siamo] uno in Cristo Gesù' (Gal 3,28)».

In questa prospettiva, «l'altro è non solo un essere da rispettare in virtù della sua intrinseca dignità, ma soprattutto un fratello o una sorella da amare. In Cristo, la tolleranza si trasforma in amore fraterno, in tenerezza e solidarietà operativa». «Ciò vale - ha sottolineato il Pontefice - soprattutto nei confronti dei più piccoli dei nostri fratelli, fra i quali possiamo riconoscere il forestiero, lo straniero, con cui Gesù stesso si è identificato».

Il cristiano è chiamato ad andare controcorrente

«E quando Gesù diceva ai Dodici: "Non così dovrà essere tra voi" (Mt 20,26) - ha proseguito -, non si riferiva solamente al dominio dei capi delle nazioni per quanto riguarda il potere politico, ma a tutto l'essere cristiano». «Essere cristiani, infatti è una chiamata ad andare controcorrente, a riconoscere, accogliere e servire Cristo stesso scartato nei fratelli».

«Consapevole delle molteplici espressioni di vicinanza, di accoglienza e di integrazione verso gli stranieri già esistenti, mi auguro che dall'incontro appena concluso possano scaturire tante altre iniziative di collaborazione, affinché possiamo costruire insieme società più giuste e solidali», ha concluso Francesco.

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