Sport e reti idriche: rischio Titanic, dovere di ben fare e logica dell'«et et»
giovedì 23 giugno 2022

Gentile direttore,

mi sembra che l’orchestrina del Titanic sia tornata in azione: mentre la siccità estrema si combina con un caldo tanto torrido quanto anticipato, facendoci temere scenari terrificanti, i soldi del Pnrr non vengono utilizzati per contrastare le perdite della rete idrica da sempre stimate al 30%, bensì per costruire, a Venezia come a Firenze e Messina (che io sappia, magari pure altrove), nuovi stadi. Il tutto senza che quasi nessuno trovi questo imbarazzante, scandaloso e scellerato. Quos Deus perdere vult, dementat prius.

Matteo Cherubini, Lucca


Condivido totalmente il suo allarme, gentile signor Cherubini, per lo sciupio d’acqua che continua a essere la caratteristica di un Paese come il nostro, ricco a tal punto di risorse idriche diverse e preziose da considerarle e custodirle, per troppi anni, con una leggerezza noncurante che si sta dimostrando sempre più autolesionista. E apprezzo lo spirito con cui costruisce la sua polemica che culmina nella massima secondo la quale 'Dio fa impazzire coloro che vuol perdere'. Eppure non credo che la follia e la scelleratezza stiano nel prevedere, grazie a una linea di spesa dedicata e connessa al Pnrr, anche fondi per la realizzazione, ristrutturazione e rigenerazione di strutture dedicate allo sport. A quanto mi risulta si tratta di 700 milioni di euro per impianti sportivi (referente il Dipartimento per lo Sport) e 300 milioni per la riorganizzazione e messa in sicurezza di palestre scolastiche (sotto la responsabilità del Ministero dell’Istruzione). E questo non soltanto perché si calcola che ogni euro speso per le attività sportive ne generi sino a tre di risparmio in spesa sanitaria. Ripeto spesso, caro lettore, che la logica dell’«et et» è di gran lunga preferibile a quella dell’«aut aut». I certi casi si può fare l’uno e l’altro, anzi si deve. Più sport e miglior uso del tesoro d’acqua del Bel Paese non sono in opposizione. Non c’è, insomma, da maledire l’«orchestrina del Titanic», ma da far suonare in armonia tutti gli strumenti accompagnando un gran lavoro convergente. In questo caso, a fronte del miliardo complessivo per lo sport, sono infatti previsti nei prossimi anni quasi 4 miliardi e mezzo di investimenti per le reti idriche e l’importante è riuscire a usare al meglio ogni centesimo disponibile. Anche perché la stima del 30% di perdite che lei cita è purtroppo largamente per difetto, nonostante alcuni primi recuperi: Arera, l’Agenzia nazionale di regolazione di settore, nel suo ultimo rapporto basato su dati del 2019 parla di una media nazionale di perdite del 41,2% rispetto al 43,7 precedente (dati 2016). Per la cronaca il dato peggiore è ora al Centro con il 48,5% di spreco, mentre tra il 2016 e il 2019 è migliorato quello pur pesante del Sud passato dal 52,3 al 47,3%. L’acqua, vero oro blu, è vita. Va usata bene, anzi benissimo. E tanto più nei tempi difficili che i cambiamenti climatici già ci fanno vivere.

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