Sassuolo (forse) cancellerà la multa contro la carità. Un assessore l'ignora
mercoledì 6 maggio 2020

Queste lettere (ri)dicono tutto quel che c’è da sapere a proposito del caso Sassuolo. Ovvero della incredibile decisione di un Comune italiano di sanzionare, 'per combattere il racket dell’accattonaggio', anche chi tende la mano verso i poveri. Le lettere, scrivevo, dicono tutto, nel bene e nel male. Nel bene, con diversi accenti, quelle dei nostri lettori. Nel male quella che ho messo in cima a tutte le altre, scritta da un assessore leghista piuttosto polemico e alquanto avventato. Se il dottor Ruini si fosse infatti degnato di leggere il giornale che intendeva attaccare, avrebbe scoperto che 'Avvenire' offre cronaca e opinioni, e non le sovrappone. Anche il 30 aprile è stato così, con l’articolo curato dalla nostra brava collaboratrice Chiara Pazzaglia nella sezione 'Attualità' e l’editoriale di prima pagina elegante e profondo di Marina Corradi che ho intitolato «E fare la carità diventò reato». I lettori lo sanno, certi assessori no... E Ruini pensa di prendermi in castagna citando un (ex) ministro del Pd. Si tenga forte, lei, assessore: i disaccordi 'di merito' di questo giornale con il ministro Minniti sono stati in più occasioni sonori quanto quelli col suo immediato successore al Viminale, Salvini. Solo che Minniti non ha mai attaccato e insidiato la nostra libera voce come han fatto più volte Salvini e taluni leghisti (non tutti). E comunque, a Sassuolo, non è stata applicata una norma del cosiddetto decreto Minniti, ma si è tentato di creare una pseudo- norma: la punizione di chi fa la carità.Tant’è che il sindaco Menani il 4 maggio, a Radio24, ha annunciato la riscrittura della famigerata delibera. L’assessore Ruini definisce arrogante e sprezzante la nostra critica. E s’indigna per essersi sentito definito, come gli altri inventori della multa ai caritatevoli, uno di «quei politici lì». Certo 'quei lì', come si dice in terra padana. Proprio quelli, non altri. Quelli che han detto sì a una regola profondamente anticristiana, come scrive il sassolese Davolio nella sua lettera a me e al sindaco Menani. I politici non sono tutti uguali. I migliori, ovunque militino, sono quelli che sanno anche riconoscere e correggere gli sbagli. Il sindaco di Sassuolo sembra volerlo fare. L’assessore Ruini sa invece accusare di arroganza solo i giornalisti che fanno il proprio mestiere?

Direttore,
sono assessore leghista al Comune di Sassuolo. Sono uno di «quei politici lì» come 'Avvenire' arrogantemente e sprezzantemente ci ha definito, prendendo al volo la ghiotta occasione di formulare giudizi 'politicamente e clericalmente corretti'. L’etica e la correttezza professionale dovrebbero – prima di sparare a palle incatenate come avete fatto lei e Marina Corradi – conoscere i fatti e la realtà vera. Specie se si tratta di una realtà locale. Sassuolo è un paese di 41.000 abitanti, noi come giunta siamo stati democraticamente eletti, vincendo al primo turno. Sassuolo ha una rete di welfare e solidarietà molto ben strutturata e organizzata. Comune associazioni e parrocchie e il tessuto sociale/ imprenditoriale che funziona egregiamente, e – ascolti bene, non svenga – anche grazie all’eccellente lavoro fatto negli anni da amministrazioni di sinistra. Lavoro che noi stiamo proseguendo a fare come meglio possiamo. Abbiamo alcuni problemi locali di ordine pubblico, legati all’accattonaggio e a situazioni di bande organizzate che arrivano da fuori territorio. Problema che abbiamo risolto inasprendo controlli e sanzioni. Da un punto di vista legislativo non abbiamo fatto altro che approvare nel regolamento comunale, la Legge 48/2018 con modifica D.L 14/2017 anche detto decreto Minniti (allora ministro del Pd). Decreto che ha la sua ragion d’essere nel disincentivare le pratiche di accattonaggio molesto e malavitose; e – si tenga forte di nuovo – che i cattivoni del partito di Salvini hanno valutato di buon senso e logico. Quindi approvato anche con relative sanzioni. Inoltre, sempre nel novero delle cose che lei non conosce e che quindi rendono il suo pesante giudizio tristemente privo di verità e carità – altri due accidenti che il direttore di 'Avvenire' potrebbe qualche volta avere –, c’è la concretezza del buon senso. I sassolesi ci hanno dato fiducia perché il nostro Sindaco passa molte delle sue giornate in piazza tra i banchi del mercato, conosce le persone, le ascolta e cerca insieme alla noi della giunta di dare risposte. Per questo la ringrazio davvero molto di avere scritto «gli manca un po’ di capacità diciamo di immedesimazione, non sa proprio cosa vuol dire non avere da mangiare non conosce e disdegna quel trovarci miserabili che umanamente insegne più di cento master all’università». Il nostro Sindaco è stato eletto perché s’immedesima e ha buon senso. Lo stesso buon senso che dà per ovvio e scontato, che non si faranno multe alle vecchiette a cui sottrarremo noi cattivoni un «decimo della pensione». Mi pare inoltre di ricordare, che il vescovo di Roma abbia detto più volte che le parole sono come pietre, e che prima di scagliarle occorrerebbe almeno qualche piccola – oggi facile – verifica.

Corrado Ruini assessore a Bilancio e Pubblica istruzione Sassuolo

Gentile direttore,
che bel fondo quello del 30 aprile scorso «E fare la carità diventò reato». E cjhe bella firma quella di Marina Corradi, figlia di un mio concittadino, Egisto Corradi, grande inviato di guerra e amico della mia famiglia. Cito: «A Sassuolo, Modena, terra emiliana di gente ricordiamo larga di cuore, l’amministrazione comunale a maggioranza Lega ha votato un provvedimento che prevede una sanzione di 56 euro non a quanti chiedono la carità per strada, ma a chi la carità per strada la fa». Mi è venuto alla mente il passo di Ezechiele: «Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne» (36,26). (Ri)dacci, Signore un cuore di carne!

Luigi Mazzoli Parma

Gentile direttore,
solo due righe per dirle grazie dell’articolo di fondo con cui ha scelto di aprire 'Avvenire' del 30 aprile 2020, «E fare la carità diventò reato». Grazie, naturalmente, soprattutto a Marina Corradi che lo ha scritto. Se posso, al plauso aggiungo un sommesso suggerimento: se non l’ha ancora fatto (in tal caso, perdoni la mia disattenzione), promuova un’inchiesta sul racket dei mendicanti. Certamente, però, multare chi dà a qualcuno che tende la mano non è il modo efficace per debellare il racket.

Luigi Santi Amantini

Signor direttore,
vorrei rispondere alla signora Marina Corradi che a volere fare la carità non esiste solo quel modo, per cui farlo non è reato, ovviamente. Accade spesso che, come la sua collega, ci si riferisca a figure evangeliche per rinforzare l’enfasi delle narrazioni giornalistiche – evidentemente schierate – nel tentativo di colpire a fondo l’animo di chi legge. Ne ho le orecchie piene di questi giornalisti politicizzati che ancora raccontano che quella monetina ricevuta serva per l’acquisto di un pezzo di pane: non si muore di fame in Italia, mai sentito una notizia simile. Col tempo si vedrà quali risultati, ed eventualmente a quali prezzi, saranno raggiunti attraverso il 'metodo Sassuolo' (che, da quel poco che ho potuto leggere e capire sul suo giornale, mette in pratica una direttiva Minniti recepita da tempo). A quale modello politico dovremmo riferirci, a priori, per essere sicuri di debellare una volta per tutte la piaga dello sfruttamento sconsiderato o della povertà assoluta? Chiedo, perché io non ne ho riscontrato ancora uno.

Roberto Danieletto Piove di Sacco (Pd)

Gentile direttore,
ho letto con interesse l’articolo di fondo di Marina Corradi («E fare la carità diventò reato», 'Avvenire' del 30 aprile 2020), nel quale viene riferita l’assunzione di una delibera sconcertante di un Comune dell’Emilia Romagna, che prevede sanzioni per chi faccia una elemosina ai mendicanti. E ho letto l’articolo di Chiara Pazzaglia che quello stesso giorno dà conto compiutamente della delibera votata a Sassuolo. Io, classe 1941, per motivi di età e tanto più in epoca di pandemia, non sono in condizioni di andare in quel Comune per fare delle elemosine, cosa che farei volentieri, indifferente alle eventuali contravvenzioni che mi venissero elevate. Sono però disposto a rimborsare l’importo di fino a 10 contravvenzioni a coloro che fossero stati multati. Grazie. La pregherei di mantenere l’anonimato di questa missiva.

Lettera firmata

Caro direttore,
condivido con lei la lettera che da semplice cittadino di Sassuolo ho inviato al mio sindaco. «Gentile signor sindaco Menani, le comunico profondo e radicale dissenso culturale ed etico con le delibera approvata su sua proposta dal Consiglio comunale di lunedì 27 aprile 2020. Continuerò a fare la elemosina ( termine offensivo ), meglio dire, a dare una mano a chi mi chiede aiuto. Vede, io vengo da una famiglia, di mezzadri, che aveva il capofamiglia e la rezdora, di vera e radicata fede cristiana, e alla nostra porta poteva bussare chiunque, anche gli zingari, e un piatto di minestra o il ricovero per una notte, non veniva negato a nessuno. Non si può far passare per problema di ordine pubblico e di sicurezza la questua dei più deboli, perché forse dietro ad alcuni vi è anche il racket. Essi sono le vittime non i colpevoli. Perciò, a differenza di Garibaldi, le rispondo: disobbedisco e violerò la sua ordinanza. Forse, Lei ha confuso il termine e il significato delle misure di prevenzione del Covid-19: dobbiamo mantenere 'distanza fisica', non 'sociale'. Anzi oggi più di ieri vi è bisogno di vicinanza sociale e solidarietà. Non so se lei è mai stato a Bologna, nelle vie dove da secoli vi è il mercato della verdura e lo storico mercato coperto. Bene se vi è stato avrà visto la targa che ricorda una figura storica di Bologna, il venerabile don Olinto Marella, che per anni e anni, tutti giorni, in ogni stagione, con qualsiasi tempo, era lì a chiedere l’elemosina per i più poveri. Secondo la sua delibera quante multe i vigili avrebbero dovuto comminargli! «Forse lei sa anche che il 4 ottobre è la giornata dedicata a san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Bene, secondo la sua regola esso sarebbe perseguibile come, capo di una banda di accattoni, perché vivevano di elemosina e disturbavano i passanti e la quiete dei benpensanti del tempo. Forse non si è reso conto, non solo della gravità anticristiana della scelta. Ecco le ragioni del mio dissenso e della mia disobbedienza (...). Pensi quindi gestire meglio e con maggiore attenzione i problemi veri dei cittadini di Sassuolo e qualche volta si confronti con noi (...)».

Maurizio Davolio Sassuolo

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