giovedì 23 febbraio 2017

Caro direttore, la raccomandazione con la quale il Parlamento europeo, il 14 febbraio scorso, ha chiesto alla Ue e ai suoi Stati membri di aumentare significativamente i finanziamenti in materia di 'salute sessuale e riproduttiva', avviando un fondo internazionale anche per finanziare l’aborto, fa venire in mente un pensiero di Madre Teresa di Calcutta, oggi santa: «Lavorare per salvare le vittime di un olocausto vuol dire sempre lavorare per 'i più poveri dei poveri'. Persino i più poveri dei poveri che dormono per le strade di Calcutta e vivono con i rifiuti non sono tanto bisognosi quanto il bambino non nato che viene ucciso con l’aborto. Nessuno può arrivare ai più poveri che vivono per le strade di Calcutta, ucciderli e, quindi, essere pagato e lodato dalla società per averli uccisi». (messaggio al Movimento per la vita, 1990).

Viene in mente anche quanto disse san Giovanni Paolo II a proposito dell’aborto e dell’Europa: «L’Europa dovrà meditare su questa sconfitta» (al Consiglio delle Conferenze episcopali europee, 11 ottobre 1985), «in verità su questo punto l’Europa sta giocando il suo destino futuro» (Convegno su diritto alla vita e l’Europa, 19 novembre 1987). Viene in mente anche la drammatica domanda di papa Francesco, nel ricevere il Premio Carlo Magno: «Cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo?» (Roma, 6 maggio 2016). So bene che le risoluzioni e raccomandazioni del Parlamento di Strasburgo includono sempre il diritto di aborto in lunghi documenti che contengono anche molte esortazioni positive. È una collaudata tattica per oscurare il male e ottenere il più largo consenso. Ma è giunto il momento di presentare all’Europa la domanda semplice, unica e fondamentale, senza aggiungervi l’esame di altri problemi: «Il figlio, anche se soltanto concepito, è un essere umano o una cosa? Un oggetto o un soggetto? È o no 'uno di noi'?». E insistere, all’unisono col Papa: «Che cosa ti è successo, Europa?».

Almeno non incoraggiare con il tuo denaro l’uccisione dei 'più poveri tra i poveri'... La raccomandazione europarlamentare del 14 febbraio 2017 mostra l’importanza della seconda fase dell’iniziativa 'Uno di noi': che la cultura europea si alzi in piedi! Che la testimonianza di operatori sanitari, giuristi, politici e altri esperti e intellettuali affermi che è vero, è giusto, è doveroso affermare che anche il concepito è 'uno di noi' e inviti l’Europa a guardare e ragionare. Se non guardi e non usi la ragione: «Che cosa ti è successo, Europa?». Che cosa succede delle parole che tu continuamente pronunci: dignità, eguaglianza, diritti umani? Almeno non incoraggiare un nuovo silenzioso olocausto in tutto il mondo. I tuoi denari servano ad aiutare la maternità e la vita.

© Riproduzione riservata