mercoledì 13 ottobre 2021
Oggi il Consiglio del Trips-Wto sulla proprietà intellettuale in merito ai trattamenti per combattere il Covid-19
Stop ai brevetti sui vaccini contro la pandemia dei poveri

Lapresse

COMMENTA E CONDIVIDI

Oggi, 13 ottobre, si riunisce il Consiglio del Trips, Trattato internazionale promosso dal Wto, l’Organizzazione internazionale del commercio, che regola la tutela dei diritti della proprietà intellettuale nell’ambito del sistema internazionale. A nessuno deve sfuggire la rilevanza di questa riunione dato che prevede un pronunciamento in merito a vaccini e trattamenti per combattere l’epidemia di Covid-19. È in gioco la contrapposizione tra princìpi basilari relativi al bene comune in materia di salute pubblica e interessi particolari relativi al mantenimento del profitto sempre e comunque. La decisione del Consiglio Trips rappresenterà la base su cui si esprimerà nei primi giorni di dicembre la Conferenza ministeriale dei 164 Paesi membri, il più alto livello decisionale del Wto. ​


In Africa solo il 4% della popolazione ha ricevuto l’iniezione. Subito la sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale per aumentare la produzione

«Occorre impegnarsi perché tutti nel mondo abbiano lo stesso accesso al vaccino e perché sia gratuito per chiunque ne abbia bisogno e non un qualcosa per trarre un facile guadagno»: le parole di papa Francesco ricordano gli obblighi assunti dalla Comunità internazionale che dal 1948 ha continuato ad affermare il diritto inalienabile alla salute per l’individuo e le collettività e l’obbligo degli Stati di garantirlo. L’Organizzazione mondiale della Sanità, con i suoi 194 Stati membri, si pone come obiettivo «il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute». Le Ong che lavorano in Africa, Asia e America latina testimoniano la gravità della situazione, con conseguenze sulla salute e l’economia in società già fragili e sul rallentamento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. L’Africa, in particolare, conta circa 8,2 milioni di contagi e 207.594 decessi ufficiali legati alla pandemia; solo il 4% della popolazione è stata vaccinata, contro il 51% dell’Europa, il 54% degli Usa e il 32% della popolazione mondiale; l’intero continente ha ricevuto 181 milioni di singole dosi di vaccino rispetto ad una necessità dieci volte superiore. A causa del Covid ben 9 milioni di bambini si sono aggiunti ai 45 milioni che soffrivano di fame e malnutrizione prima della pandemia. Sono dati impressionanti diffusi recentemente da Amref Health Africa.

Di fronte ad un bilancio di oltre 5 milioni di morti per Covid, a una progressione di 8mila morti alla settimana e alla diffusione di minacciose varianti che continuano a mantenere stretta la morsa del virus, la Ue e i leader dei Paesi del G20, a partire dall’Italia che ne è presidente di turno, hanno l’obbligo morale e politico di adot- tare ogni misura che possa porre fine alla pandemia a livello globale. Possono garantirne le risorse necessarie ed è anche nel loro stesso interesse farlo. Consapevole che l’emergenza sanitaria non finirà finché non lo sarà per tutti, il G20 dei ministri della Salute si è recentemente impegnato ad assicurare i vaccini a tutto il mondo, aiutando i Paesi più fragili attraverso i meccanismi di collaborazione esistenti e donazioni di dosi per far fronte alle esigenze più immediate. Limitarsi ai meccanismi esistenti però non basta. I ministri lo sanno ma non hanno avuto il coraggio o la volontà di riconoscerlo. L’iniziativa internazionale Covax e gli impegni per finanziarla sono da lodare, dato l’obiettivo di accelerare lo sviluppo e la produzione di vaccini e garantirne la distribuzione a tutti i Paesi del mondo. Anche Covax sarà comunque insufficiente se la produzione dei vaccini dovesse rimanere in mano a poche imprese farmaceutiche rendendone più lenta la distribuzione e mantenendo alto il loro costo.

L’accesso a questi prodotti è oggi altamente iniquo, ma l’aumento della produzione deve affrontare alcune sfide importanti, tra cui i diritti di proprietà intellettuale, i brevetti. A quanto già è stato messo in atto occorre affiancare senza ulteriori ritardi la sospensione temporanea di tali diritti per i vaccini e i farmaci anti-Covid. È la proposta presentata al Wto un anno fa da India e Sudafrica. Come sulle pagine di “Avvenire” è stato ricordato più volte, tale sospensione è prevista, con altre flessibilità e perfino licenze obbligatorie, dallo stesso Trips per particolari esigenze di salute pubblica, come l’attuale pandemia. La proposta è sostenuta dall’ampia maggioranza dei Paesi in sviluppo, da migliaia di Ong e da studiosi ed esperti della materia a livello globale. Anche nelle specifiche sessioni di lavoro del Wto Public Forum di pochi giorni fa abbiamo sentito molti autorevoli inviti a seguire la strada della sospensione temporanea dei brevetti per almeno tre anni. Se è vero che la protezione della proprietà intellettuale può favorire la ricerca, l’assunzione del rischio, gli investimenti, è altrettanto vero che per il vaccino anti-Covid le aziende farmaceutiche produttrici hanno già potuto beneficiare di ingenti finanziamenti pubblici per la ricerca e la copertura del rischio e che l’attuale commercializzazione dei prodotti sta loro producendo ricavi da capogiro. Le Ong di Link 2007 l’hanno fatto presente già lo scorso febbraio al presidente Draghi e ai ministri competenti in materia.

Il Governo italiano sembra andare nella giusta direzione, ma è frenato nella Ue dalla posizione assunta dalla Commissione. «Si sono ampliate le disparità a livello globale e, per tutti noi, il compito di porre fine alla pandemia è diventato ancora più difficile. Dobbiamo fare di più, molto di più, per aiutare i Paesi più bisognosi». Con quel «molto di più» il presidente Draghi non intende avallare – è la nostra speranza – la proposta della presidente Von der Leyen che tende a prendere tempo non decidendo, in un momento che richiede decisioni rapide, innovative ed efficaci. Aver ottenuto l’impegno delle aziende farmaceutiche a donare vaccini ai Paesi più bisognosi è certamente un successo, ma è anche la dimostrazione che la Ue non riesce a uscire dal rapporto “donatore-beneficiario” che nei documenti ufficiali e nella cultura delle relazioni internazionali è stato da tempo superato.

Ci sono Paesi come Sudafrica, India, Indonesia che hanno conoscenze, competenze e capacità tecnologiche per produrre localmente i vaccini anti-Covid in modo sicuro e scientificamente controllabile e quindi per aumentarne la produzione e rendere più facile la loro somministrazione in ogni area del mondo e a prezzi più contenuti. Aspettano solo le licenze per poterlo fare, come efficacemente avvenuto di fronte a precedenti gravi epide- mie. Nei prossimi mesi servono 12 miliardi di dosi: impresa impossibile senza il trasferimento tecnologico a questi Paesi. Ma anche altri Paesi devono essere messi in grado di produrre e distribuire se si vuole passare dalle dichiarazioni del G20 contenute nel Patto di Roma ai fatti concreti, con uno sguardo al futuro e alle prossime pandemie che nuovamente toccheranno tutti. La sospensione temporanea dei brevetti è indispensabile, ma non basta. Servirà un vasto piano per il trasferimento di tecnologie, l’assistenza tecnica, la formazione, gli investimenti su tutta la catena della produzione, conservazione e distribuzione e sui sistemi di sanità pubblica. I costi di un simile piano di sostenibilità in tema di salute saranno certamente inferiori a quelli che dovranno essere sostenuti per affrontare con gli strumenti attuali le prossime pandemie.

L’Italia ha chiesto che l’accesso equo, universale e di massa ai vaccini sia un imperativo non negoziabile. Esso richiede ora la decisione del Wto sulla temporanea sospensione dei brevetti, facilitando la diffusione delle conoscenze mediche esistenti e la produzione di vaccini equivalenti, sicuri, controllati e a minore costo fino a che non si otterrà l’immunità collettiva nei vari continenti. L’Italia può giocare un significativo ruolo nella Ue, nel G20, nel Consiglio Trips e nella Conferenza ministeriale Wto. Contiamo che lo svolga. Le Ong di Link 2007 vivono il problema direttamente, così come tante altre organizzazioni italiane, nelle comunità di molti Paesi in sviluppo. La salute è una delle priorità ed è ampio sul territorio il supporto ai sistemi sanitari locali di cura e di prevenzione. Le comunità aspettano l’arrivo del vaccino. Ne hanno diritto come l’abbiamo noi in Italia e in Europa. Non è difendendo solo gli interessi e i privilegi di pochi che, come tutti auspichiamo, si può costruire pace e maggiore giustizia nel mondo. La tutela della salute “bene pubblico globale” è al di sopra di qualsiasi protezione della proprietà intellettuale di fronte a pandemie che possono compromettere la vita di milioni di persone e il futuro dell’umanità.

Presidente Link 2007

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI