martedì 22 gennaio 2019
Trasferiti i primi 30 ospiti da Roma alla Campania e Basilicata. Entro sabato saranno 305. A fine mese scade la convenzione con la cooperativa Auxilium e gli ultimi 250 non si sa che fine faranno
Dove andremo? Via dal Cara di Castelnuovo di Porto (Ansa)

Dove andremo? Via dal Cara di Castelnuovo di Porto (Ansa)

Vite (un’altra volta) sfilacciate. Anime, adesso borsone in spalla, che sembrano pacchi postali. Sono iniziati stamattina alle nove i "trasferimenti" (verso Campania e Basilicata) di 30 richiedenti asilo ospitati al Cara di Castelnuovo di Porto. Domani toccherà ad altri 75, entro sabato diventeranno 305 e infine il 31 gennaio saranno fuori tutti e 550. Quel giorno il Cara chiuderà, come deciso dal Viminale. Scadrà anche la convenzione (non prorogata) con la cooperativa Auxilium, che gestisce la struttura, e svaniranno anche 107 posti di lavoro della cooperativa stessa.

«Dopo tanti anni d'impegno della comunità locale mi pare assurdo interrompere progetti di integrazione bene avviati con la partecipazione di tanti cittadini e volontari delle diocesi», spiega il vescovo della diocesi di Porto e Santa Rufina, Gino Reali: «Anche il metodo di trasferimento non mi pare dignitoso per donne, uomini e bambini che hanno alle spalle storie drammatiche». E ancora: «Quale futuro offriamo a queste persone? Quale immagine di civiltà stiamo dando? Prego per questa gente perché non perda la speranza e trovi la giusta accoglienza», conclude il vescovo. E qui al Cara non lo hanno dimenticato, nessuno, nemmeno gli islamici: papa Francesco volle venire proprio il 22 marzo 2016, Giovedì santo, a lavare i piedi ad alcuni richiedenti asilo.


«Siamo dispiaciuti e preoccupati. Chiediamo che non vengano trattati come bestiame», fa sapere padre José Manuel Torres, parroco di Santa Lucia, a Castelnuovo. A pochi passi dalla scuola elementare frequentata da alcuni bambini del Cara «strappati – aggiunge il parroco – all'improvviso dal percorso che avevano iniziato». Tant’è che stasera a Castelnuovo si è svolto un corteo di solidarietà coi richiedenti asilo del Cara. «Hanno partecipato quasi 500 persone fra cittadini, scuole, associazioni di volontariato, le istituzioni, altri sindaci del territorio», ha detto il sindaco, Riccardo Travaglini.

Il "Centro accoglienza richiedenti asilo" alle porte di Roma è noto per essere un’eccellenza, negli ultimi cinque anni vi sono passate 8mila persone, un migliaio delle quali da zero a sedici anni. E sono pochissime quelle rimaste nel nostro Paese: «Più del novanta per cento ha poi lasciato il territorio italiano», spiega Juri Grillotti, coordinatore Auxilium del Cara.

Guarda il video di Pino Ciciola:

Hanno storie terribili. Fuggono dagli orrori dei loro Paesi e ne hanno poi vissuti altri nei lager libici dove quasi tutti sono stati "ospitati". Come la bimba che arrivò al Cara di Castelnuovo nel dicembre 2017: doveva ancora compiere dieci mesi, la mamma era stata stuprata proprio in campo libico e lì l’aveva partorita. La piccola aveva le gambette bruciate dalle ustioni, sul barcone (stracolmo) con il quale aveva traversato il Mediterraneo, le si era rovesciata addosso una tanica di benzina. Qui l’hanno curata. Ed è guarita.

Il commento a questa vicenda sull'account ufficiale di Twitter della Basilica di San Francesco di Assisi:

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI