Trump e la Groenlandia: cosa hanno detto 8 leader europei (c'è anche l'Italia)
di Giovanni Maria Del Re, Bruxelles
Una dichiarazione congiunta risponde alle mire del presidente Usa sull'Artico: solo la Groenlandia e la Danimarca possono decidere sul loro futuro. Ma ci sarebbe un piano segreto tra Nuuk e l'America per tagliare fuori l'Europa

Deve essere la Groenlandia, insieme alla Danimarca, a decidere il proprio futuro; sovranità e integrità territoriale dovranno esser rispettati. Otto leader europei intervengono ufficialmente sulle mire di Donald Trump sull’isola artica. Una posizione espressa attraverso una dichiarazione congiunta firmata dalla premier Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, i premier di Polonia, Spagna, Regno Unito e Danimarca Donald Tusk, Pedro Sanchez, Keir Starmer e Mette Fredriksen.
«La Groenlandia – si legge – appartiene al suo popolo. Sta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere su questioni riguardanti la Danimarca e la Groenlandia». Il testo sottolinea che «la sicurezza dell’Artico resta una priorità chiave per l’Europa ed è cruciale per la sicurezza internazionale e transatlantica». Si ricorda che la Nato considera una “priorità” l’Artico, la cui sicurezza «deve esser raggiunta in modo collettivo, in unione con gli alleati Nato inclusi gli Stati Uniti, rispettando i principi della Carta Onu, incluso la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere. Questi sono principi universali e non cesseremo di difenderli». La dichiarazione sottolinea che «gli Stati Uniti sono una parte essenziale di questa azione, in quanto alleato Nato e attraverso un accordo di difesa tra il Regno di Danimarca e gli Usa del 1951».
Un testo accolto con soddisfazione dal premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen. Il sostegno espresso dagli otto leader europei, scrive su Facebook, «è importante in una situazione in cui i principi internazionali fondamentali vengono messi in discussione. Desidero esprimere la mia profonda gratitudine per questo sostegno». Nielson è tornato a chiedere a Washington «un dialogo rispettoso attraverso i canali diplomatici e politici appropriati e l'utilizzo dei forum esistenti, basati sugli accordi già in vigore con gli Stati Uniti», dialogo che dovrà «avvenire nel rispetto del fatto che lo status della Groenlandia è radicato nel diritto internazionale e nel principio di integrità territoriale».
Gli europei cercano così di fare pressione sulla Casa Bianca, mentre alla Nato si sente parlare dietro le quinte di un possibile incremento della presenza dell’Alleanza in Groenlandia per rafforzare la sicurezza dell’Artico di fronte alle mire di potenze come Cina e Russia, citate più volte da Trump. Vi si fa allusione anche nella dichiarazione, in cui si sottolinea che i firmatari «e molti altri alleati hanno già aumentato la propria presenza, attività e investimenti per mantenere sicuro l’Artico e dissuadere gli avversari». Un rafforzamento Nato in Groenlandia richiederebbe però l’assenso di Washington, tutt’altro che scontato in questa situazione.
In effetti l’amministrazione Trump sembra intenzionata a tirare dritto. Oggi il settimanale britannico The Economist ha rivelato il piano di un accordo diretto tra Washington e Nuuk che taglierebbe fuori Copenaghen per un Trattato di “libera associazione”, sul modello di quanto già fatto dagli Usa con alcuni piccoli Paesi del Pacifico. Il vantaggio per gli americani sarebbe che consentirebbe loro di operare liberamente a livello militare sul territorio groenlandese (sul quale peraltro già dispongono di una grossa base). Al di là delle dichiarazioni, gli europei – oltretutto preoccupati di non irritare troppo Trump con l’occhio all’Ucraina – appaiono spiazzati. Nessuno sa che cosa fare se davvero gli Usa annetteranno la Groenlandia.
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